domenica 8 dicembre 2013
Giornata Internazionale per i Diritti degli Animali, Lega Nazionale per la Difesa del Cane lancia la campagna Il Diritto di Vivere
Il 7 e l’8 dicembre nelle principali città italiane al via
la raccolta firme per dire “NO CANILI LAGER”
Per celebrare in modo concreto la Giornata Internazionale per
i Diritti degli Animali, Lega Nazionale per la Difesa de Cane lancia la campagna
“Il Diritto di Vivere”. Un'iniziativa finalizzata non soltanto a sensibilizzare
ma ad agire in maniera reale contro la vergognosa piaga dei canili lager,
battaglia che da sempre è tra le priorità dell'Associazione.
A partire dal 7 e 8 dicembre, con una massiccia presenza di
tavoli informativi nelle piazze delle maggiori città italiane, prenderà il via
la raccolta
firme per chiedere ai Presidenti del Senato e della Camera, ai
Ministri della Salute e dell’Ambiente una effettiva e rigorosa applicazione
delle normative vigenti per una reale tutela degli animali e dei loro diritti.
LNDC chiede che i Comuni si occupino con maggiore attenzione del risanamento dei
canili esistenti, troppo spesso fatiscenti e inadeguati a ospitare centinaia di
animali, oltre che della costruzione di canili sanitari e di nuovi rifugi, e
diano puntuale attuazione ai piani di controllo delle nascite di cani e di
gatti; che i Servizi Veterinari dell’A.S.L. pongano in essere verifiche rigorose
sulla rispondenza dei canili alle normative vigenti e sulle condizioni di
detenzione dei cani.
“La Legge 281 del 1991 stabilisce che sono le autorità
locali, Comuni e A.S.L., i responsabili della gestione del randagismo sul
territorio: la normativa però viene troppo spesso disattesa. - ricorda Piera
Rosati, presidente della Lega Nazionale per la Difesa del Cane - Basterebbe
che le norme venissero applicate e il problema del randagismo verrebbe arginato
e con il tempo risolto in gran parte. Purtroppo, nonostante le incisive
iniziative portate avanti da anni dalle associazioni animaliste e nonostante
l'azione legislativa e informativa intrapresa da vari soggetti istituzionali,
ogni anno, ancora oggi, in Italia, vengono abbandonati più di 100 mila animali,
con il conseguente incremento della già troppo ampia schiera dei randagi. -
continua Piera Rosati - Animali che una volta catturati sono nella
maggior parte destinati a trascorrere il resto della vita in strutture di
ricovero. Molti altri invece muoiono per fame o sete, per incidente stradale o
per vigliacchi atti criminali come gli avvelenamenti”.
La mappa del degrado dei canili lager attraversa tutta
l'Italia, al Sud la situazione è peggiore ma ogni regione ha i suoi “scheletri”.
Purtroppo, qualsiasi mercato illecito è possibile se viene gestito senza
controlli. Una storia che è sotto gli occhi di tutti ma che in pochi vedono e
che pure dovrebbe riguardare ogni cittadino, se non altro per lo sperpero di
denaro pubblico che vi sta dietro. Una storia dove gli attori sono tanti:
amministratori comunali, forze dell’ordine, veterinari Asl. E, a volte, anche
criminalità organizzata. Ma è una storia di cui si parla poco perché il silenzio
conviene a tutti. A chi non deve impegnarsi a risolvere il problema e a chi, su
questo problema, continua a lucrare.
“Il randagismo – afferma Michele Pezone Responsabile
Diritti Animali LNDC – è disgraziatamente diventatoanche un business: sebbene
la Legge 281/91 indichi nelle associazioni di protezione animali i soggetti
prioritari cui concedere le convenzioni per la gestione dei canili, nel nostro
paese sono sorte strutture esclusivamente private il cui unico scopo è lucrare
sugli animali. Tra gli illeciti più frequenti riscontrati dalla LNDC e dalle
forze dell’ordine: il sovraffollamento, la carenza di cibo e acqua, l'assenza di
prevenzione delle nascite tramite sterilizzazione, la fatiscenza delle
strutture, le carenze igienico sanitarie, l'elevata mortalità dei cani, le
soppressioni mascherate da eutanasie, i maltrattamenti, le scarse o nulle
adozioni, i decessi non denunciati”.
Dove nasce il business? I comuni, invece di creare canili
municipali, stipulano convenzioni con società private e, fatto l'accordo,
nessuno controlla. Da questo nasce il meccanismo che gestisce il “mercato dei
randagi” attraverso imprese chiuse e incontrollabili. Per loro l’affare conviene
se si lavora su numeri considerevoli e alcune delle condizioni prevalenti per
assicurarsi l’appalto sono l’economicità del servizio e il ribasso a base
d’asta.
Ripensare il sistema dei canili vuol dire riflettere con
serena e spietata autocritica sui risultati pratici creati da una legislazione
nazionale rimasta in buona parte solo sulla carta. Forse è arrivato il momento.
I cani nei canili lager sono imprigionati, vittime di un sistema che ha tutto
l'interesse a mantenerli in prigionia per poter prosperare, per mantenere un
potere, per ricevere denaro da distribuire senza doverne rendere
conto.
Se solo si facesse una vera inchiesta sulle condizioni di
vita di questi animali, e si valutasse il rapporto costi-benefici dell'approccio
italiano al randagismo dell'ultimo ventennio, si scoprirebbe il velo sulle
sofferenze, gli sprechi, le bugie che sommergono questo angolo buio della
società italiana.
Abruzzo, approvata norma randagismo: non è più una legge "ammazza-cani"
Buone notizie
"sul fronte Abruzzo": il Consiglio regionale ha approvato a maggioranza la nuova
legge sul randagismo.
Il testo
licenziato tiene conto degli emendamenti che abbiamo proposto insieme a LAV ed
Enpa, evitando così l’emanazione di una legge incostituzionale e inefficace, sia
in termini di prevenzione del randagismo che di corretta gestione del
fenomeno.
Miglioramenti
sostanziali l’eliminazione degli articoli che prevedevano l’uccisione, da parte
del veterinario, del cane o gatto su richiesta del
proprietario, e la possibilità di abbattimento dei cani
“inselvatichiti”.
Introdotte,
invece, alcune fondamentali norme, come l’istituzione di uno sportello per i
diritti animali in ogni comune, la presenza obbligatoria delle associazioni
di volontariato nei canili, l'obbligo di annotare nel registro di carico
e scarico dei canili anche il decesso degli animali, e il divieto di offrire
animali in premio o omaggio.
Grazie agli
emendamenti da noi proposti, e approvati, sarà molto difficile lucrare sul
fenomeno del randagismo: a parità di condizioni la gestione delle strutture
pubbliche dovrà essere data alle associazioni e il numero di animali presenti
nei canili rifugio non potrà superare i 250 soggetti.
Il Consiglio
regionale abruzzese ha fatto una scelta di responsabilità,
introducendo anche la possibilità di consentire l'ingresso degli animali nelle
strutture ospedaliere pubbliche e private accreditate dal Sistema Sanitario
Regionale, e il divieto di detenzione del cane a catena.
La legge può e
deve comunque essere migliorata. Sono infatti rimasti esclusi tre emendamenti di
fondamentale importanza che avevamo richiesto: il pronto soccorso esteso anche
ai gatti, la sterilizzazione obbligatoria per tutti i randagi e
l’obbligo di emanare il Regolamento applicativo della nuova
legge.
Chiediamo al
Consiglio di mantenere fede all’impegno di ieri in aula di introdurre le tre
norme nella legge di bilancio che si appresta ad approvare!
Quello sulla
"legge ammazza-cani" è un traguardo che è stato possibile soprattutto grazie a
voi: avete aderito alla nostra protesta in 5.550, scrivendo ai consiglieri
regionali per manifestare il dissenso per una proposta di legge che avrebbe
costituito un enorme passo indietro nella prevenzione del
randagismo!
sabato 16 novembre 2013
venerdì 18 ottobre 2013
domenica 6 ottobre 2013
LUPO PUPO AL FIABA DAY CON I RAGAZZI DELL’ASSOCIAZIONE ORIZZONTE
Domenica 6 ottobre si
terrà a Roma l’undicesima edizione del Fiabaday, in occasione della Giornata
Nazionale per l’abbattimento delle barriere architettoniche, indetta proprio
dall’associazione Fiaba e finalizzata, come recita lo slogan, a chiedere un
impegno più deciso per favorire l’affermarsi di nuovi metodi di pensare e di
agire rispetto al problema dell’abbattimento delle barriere architettoniche e
alla realizzazione di un ambiente “Total Quality”.
Come nelle precedenti edizioni,
Palazzo Chigi aprirà le porte alle visite guidate nelle sale interne, anche con
l’assistenza dello staff di Fiabaday, a gruppi di persone con disabilità,
anziani, bambini e ai loro accompagnatori.
Contestualmente, a Piazza Colonna
sarà allestito il “Palco Fiabaday”, ove si terranno dibattiti e spettacoli.
Tra questi, vi sarà, su invito
del Console Onorario Maresciallo Vincenzo Ariasi , una nuova rappresentazione dello
spettacolo teatrale “La vera storia di Cappuccetto Rosso e Lupo Pupo” a cura
dell’associazione Orizzonte di Francavilla al Mare, presieduta da Michelina Mattoscio ,
che da molti anni si occupa delle problematiche della disabilità con numerose
iniziative culturali e solidaristiche.
Lo spettacolo è tratto
dall’omonimo libro scritto da Michele
Pezone e illustrato da Fabio Malfagia , e torna a
Roma per la terza volta, dopo essere stato messo in scena ai Parioli al Tatro
Instabile dello Humor e di fronte al Circo Massimo, nella sede
dell’associazione El Pueblo, alla presenza di Vladimir Luxuria, madrina
dell’evento.
Nella versione della favola
rielaborata da Pezone, Cappuccetto Rosso si imbatte in un lupo buono, che
indossa una simpatica salopette, e che salva la bambina dai pericoli del bosco.
A sua volta il lupo viene poi salvato da Cappuccetto dopo essere stato ferito
da un cacciatore. La bambina riesce a convincere prima la nonna, e poi tutti
gli abitanti del villaggio, che il lupo, nonostante i tanti pregiudizi, era
meritevole di cure come gli altri animali.
La favola, dunque, insegna a
vincere i pregiudizi – come quelli nei confronti dei disabili o degli stranieri
- e non poteva trovare interpreti migliori dei ragazzi dell’associazione
Orizzonte, i quali continuano a strappare applausi commossi a ogni nuova
rappresentazione.
giovedì 3 ottobre 2013
SVILUPPO SOSTENIBILE: DA FRANCAVILLA AL BRASILE OPPORTUNITA’ PER IL FUTURO
Il dibattito sulla questione
ambientale è un tema sempre più attuale che ha come nodo centrale il rapporto
tra economia e ambiente, nell'evidente necessità di preservare la qualità del
patrimonio naturale e nella consapevolezza che, essendo le risorse del pianeta
tendenzialmente esauribili, devono essere rivisti ed equilibrati i modelli di
sviluppo. Di questo ed altro si è parlato in un importante convegno, che si è tenuto a Torino il 30 settembre, in cui è intervenuto, tra gli altri, Michele
Pezone, avvocato esperto in diritto dell’ambiente, tra i fondatori del Centro
di Educazione Ambientale Buendìa e consulente a livello nazionale di varie
associazioni, tra cui forPlanet, una Onlus che sviluppa progetti concreti per
sostenere progetti di conservazione ambientale nel mondo.
Il convegno è stato organizzato dalla
Fondazione dell’Avvocatura Torinese Fulvio Croce e ha previsto un confronto tra la
nostra legislazione e quella di alcuni Paesi emergenti, tra cui Cina e Brasile,
per individuare nuovi spunti di attuazione di politiche ambientali. Pezone si è
occupato, infatti, proprio della comparazione tra il diritto ambientale europeo
e quello brasiliano, presentando il suo lavoro in diverse università
brasiliane.
«In occasione di uno di questi
convegni», racconta Pezone, «ho conosciuto il professore Gerson Arrais, su
richiesta del quale ho scritto la prefazione al “Dizionario Inglese-Portoghese
dei termini di Diritto Internazionale”, il primo dell’America Latina, che sarà
pubblicato il prossimo novembre». Un'esperienza che ha consentito all'avvocato
francavillese di constatare come in molti Stati sudamericani «i principi
ambientali siano espressi in modo più dettagliato e siano maggiormente collegati
al concetto dello “sviluppo sostenibile”, in quanto quest’ultimo è insito nella
tradizione storica di questi Paesi, caratterizzati da una visione “sacrale”
della Terra e da un approccio di tipo “sociale” ai beni comuni».
«Ovviamente», spiega Pezone, «questi
principi devono poi fare i conti con altri problemi interni, come la
corruzione, e con le esigenze economiche e industriali dei Paesi in via di
sviluppo, ma tali esigenze possono essere anche un’occasione di proficua
cooperazione internazionale».
Anche l'Abruzzo sta vivendo un
delicato rapporto tra sviluppo economico e tutela ambientale che spesso non
trovano coincidenza. «Ormai è diventato quasi un luogo comune dire che siamo la
regione verde d’Europa», dichiara l'avvocato, «ma allo stesso tempo siamo
costretti continuamente a non abbassare la guardia su alcune questioni, come le
valutazioni ambientali riguardanti gli impianti a biomasse, la Forest Oil a
Bomba, Ombrina Mare, progetto che può essere scongiurato definitivamente
dall’istituzione del Parco della Costa Teatina».
A proposito dei parchi, per
Pezone occorre un piano regionale per rilanciare il sistema abruzzese delle
aree protette anche attraverso l’utilizzo dei fondi europei destinati
all’ambiente e al turismo e va rilanciato anche attraverso un’adeguata
infrastruttura ferroviaria. «Bisogna uscire dall’idea per cui la sostenibilità
ambientale è collegata solo a un sistema di divieti e sanzioni», commenta, «al
contrario, deve essere il criterio con cui riorganizzare tutti i settori
produttivi, dall’agricoltura di qualità all’industria».
E a Francavilla? «Da noi i
problemi sono noti e certamente non addebitabili all’attuale amministrazione»,
sottolinea, «a partire dalla vicenda del porto turistico rimasta ancora
irrisolta, oppure della bonifica dell’Alento e della realizzazione del parco
fluviale, ancora sulla carta, ovvero dell’inquinamento a Fosso San Lorenzo, con
i depuratori non adeguatamente monitorati, come accade nel resto della
Regione». «Ho tuttavia dovuto contestare alcune scelte di quest’amministrazione
che ritengo siano andate nella direzione contraria all’uso sostenibile del
territorio e alla valorizzazione dei beni comuni, e lo dico senza spirito
polemico, che non mi appartiene», prosegue, «Mi riferisco non solo alla
questione dell’abbattimento degli alberi di viale Nettuno, ma anche all’idea,
di cui si è tornati a parlare, di demolire il palazzo Sirena. Quest’ultimo, in
un’ottica “ambientale” di recupero dei centri storici e delle volumetrie
esistenti, va sicuramente ristrutturato e modificato, ma non buttato a terra,
soprattutto se si vuole realizzare un teatro o una struttura polifunzionale,
che necessita di spazi ulteriori oltre alla platea». Per Pezone, sul consumo
del territorio, poi, non bisogna mai abbassare la guardia: «quando si pensa che
si è andati oltre ogni possibile limite, ci si accorge che ci sono ancora degli
spazi appetibili e va valutata attentamente la sostenibilità dei nuovi
progetti».
venerdì 13 settembre 2013
Convegno: lo sviluppo sostenibile - Torino, 30/09/2013
Fondazione dell’Avvocatura Torinese Fulvio
Croce
Torino,
via Santa Maria n. 1
Lunedì, 30 settembre
2013 – ore 15.00
Lo Sviluppo Sostenibile
Ore 15.00
Saluti
avv.
Marco D’Arrigo
Presidente
della Fondazione dell’Avvocatura Torinese Fulvio Croce
Modera
avv. Alessandro Bovio
Avvocato
in Torino
Intervengono
prof.
Rosario Ferrara
Dipartimento di Giurisprudenza
dell’Università degli Studi di Torino
Titolare della Cattedra di Diritto
dell’Ambiente
on. Francesca Bonomo
Camera dei Deputati XVIII Legislatura
Camera dei Deputati XVIII Legislatura
dott.
Roberto Ronco
Assessore all’Ambiente della Provincia di
Torino
avv.
Teodora Marocco
Avvocato
in Milano
dott.ssa
Alessandra Stefani
Comandante del Corpo Forestale dello Stato –
Regione Piemonte
dott.
Marco Glisoni
ARPA Piemonte
avv. Andrea Trucano
Ph.D. diritto
penale – Avvocato in Torino – esperto di diritto penale ambientale cinese
avv.
Michele Pezone
Avvocato
in Pescara – esperto di diritto ambientale brasiliano
La
partecipazione all’incontro è gratuita e dà diritto al riconoscimento dei
crediti formativi.
Ingresso libero fino ad esaurimento dei
posti disponibili.
Firma per i referendum!
Abrogazione della legge Bossi-Fini, regolarizzazione dei lavoratori migranti, divorzio breve, droghe leggere, 8 per mille, abolizione dell'ergastolo e limitazione della custodia cautelare. SEL sostiene e raccoglie le firme per questi quesiti referendari che sono quesiti di civiltà. Firma anche tu nel tuo comune di residenza, oppure trova il banchetto nella tua città.
Sel su Palazzo Sirena: non sorprende l'atteggiamento del sindaco, ma la struttura è da salvaguardare
FRANCAVILLA - Anche il circolo cittadino di Sinistra Ecologia e Libertà entra nel dibattito relativo al destino di Palazzo Sirena. “Il circolo cittadino di Sinistra Ecologia e Libertà”, si legge in una nota, “apprende senza alcuno stupore l’intenzione del Sindaco di evitare il confronto con i comitati sull’importante tema che riguarda la ristrutturazione del Palazzo Sirena”. Per i rappresentanti di Sel non stupiscono neanche le dichiarazioni del capogruppo del PD cittadino durante l'ultimo consiglio comunale, secondo le quali “il proprio partito è pronto a valutare l’ipotesi di abbattimento se il progetto di ristrutturazione realizzato dai giovani architetti Licursi, Salomone Mantini, insieme alla società CGforA non dovesse essere sostenibile dal punto di vista dei costi”. “Ci sarebbe da chiedersi”, commentano, “per quale motivo la cittadinanza è stata scomodata dal PD per la presentazione del progetto la domenica mattina del 21 aprile, ma – lo si ribadisce – non ci si sorprende più di nulla, anche se un apprezzamento positivo merita l’atto di indirizzo sullo ius soli proposto dal predetto partito nella stessa seduta consiliare”. “Anche la mancata analisi da parte dell'amministrazione”, scrivono nella nota, “dei documenti tecnici prodotti dal Comitato Risorgi Sirena negli scorsi mesi, così come lamentata dal portavoce del Comitato Pierfrancesco Fimiani, rappresenta un film già visto”.
Il Circolo cittadino di SEL, condividendo le istanze del Comitato, ritiene che il Palazzo Sirena sia una volumetria pubblica da salvaguardare, nell’ottica del recupero dei centri storici, e da ristrutturare, recuperandone lo stile razionalista mediante l’eliminazione del posticcio tetto a volta. “Soprattutto nell’ottica di rifunzionalizzarlo come teatro e centro polivalente”, spiegano, “occorrono spazi ulteriori rispetto alla platea, per cui è indispensabile il mantenimento del palazzo”. “Se non sarà possibile confrontarci su questi temi direttamente con il Sindaco”, concludono i rappresentanti del circolo cittadino, “il circolo di SEL collaborerà con tutti i cittadini e le forze politiche per la salvaguardia di un bene monumentale che appartiene alla collettività”.
sabato 20 luglio 2013
Caccia: Sel soddisfatta della sentenza del Tar che ha che bocciato il calendario venatorio
È l’ennesima brutta figura dell’Assessore regionale Mauro Febbo che, insieme alla giunta Chiodi, hanno dimostrato ancora una volta di non aver capacità di governare l’Abruzzo e di assicurare una corretta pianificazione nell’interesse dei cittadini e degli operatori del settore.
La sentenza ha ad oggetto l’ultimo calendario, quello relativo all’anno 2012-2013, impugnato dalle associazioni WWF e Animalisti Italiani, entrambe patrocinate dall’Avv. Michele Pezone, che è stato candidato sindaco per SEL alle ultime amministrative di Francavilla al Mare e candidato alla Camera dei Deputati alle ultime elezioni politiche, da sempre impegnato sul fronte della protezione dell’ambiente.
Nei giorni scorsi la stampa regionale aveva già avuto modo di segnalare le sentenze della Corte Costituzionale e del TAR Abruzzo, rispettivamente depositate il 20 giugno e il 21 giugno 2013, anch’esse destinate a rivoluzionare l’attività venatoria nella Regione Abruzzo.
In quel caso erano sotto esame i calendari venatori 2009-2010 e 2010-2011 della regione Abruzzo, anch’essi oggetto di ricorso da parte delle associazioni WWF, Animalisti Italiani e Lega per l’Abolizione della Caccia, tutte patrocinate dall’Avv. Michele Pezone.
Nel ricorso sul calendario 2010-2011 si contestava, tra l’altro, anche l’incostituzionalità della norma contenuta nella legge Regionale 10/2004 che riammetteva il cosiddetto “nomadismo venatorio”, perimetrando un Comparto Unico regionale sulla Migratoria e rendendo così possibile lo spostamento dei cacciatori da una parte all’altra dell’Abruzzo.
Il TAR L’Aquila, giudicando non manifestamente infondata l’eccezione di costituzionalità sollevata dall’Avv. Pezone, aveva rimesso il caso davanti alla Corte Costituzionale. Quest’ultima ha sancito che la Legge Regionale 10/2004 aveva violato le normative nazionali che regolamentano il prelievo venatorio. La Corte ha ricordato nella sentenza che uno dei capisaldi della legge nazionale sulla Caccia, la L. 157/92, è il legame tra cacciatori e territorio attraverso la perimetrazione di ambiti di caccia di carattere sub-provinciale. Invece la Regione Abruzzo aveva concesso ai cacciatori per diversi mesi all’anno di potersi spostare da un capo all’altro della regione, definita “comparto unico per la migratoria”.
Il TAR di L’Aquila, poi, con la sentenza del il 21 giugno scorso sul calendario venatorio 2009-2010, ha duramente censurato l’operato della Giunta Regionale, che aveva varato un calendario venatorio che si distaccava dal parere dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ampliando i periodi di caccia per diverse specie, nonostante gli uffici regionali fossero privi dei necessari dati relativi all’abbondanza e alla distribuzione delle diverse specie in Abruzzo.
Adesso, con questa nuova sentenza, il TAR ha accolto le doglianze delle Associazioni WWF e Animalisti Italiani, relative alla mancanza di un aggiornato piano faunistico venatorio regionale, con il consequenziale deficit di dati scientifici sul prelievo e sulla salute delle varie specie interessate alla caccia, circostanze che non consentono di procedere serenamente ad effettuare una programmazione venatoria.
Sono state censurate la preapertura per le specie tortora, merlo, cornacchia grigia e gazza e le valutazioni sulla cacciabilità di specie in declino acquatiche (frullino, codone, mestolone, canapiglia e combattente) e terrestri (quaglia, beccaccia, tortora, allodola) e sulle specie non SPEC acquatiche (germano reale, alzavola, fischione, folaga, gallinella d’acqua) e terrestri (torbo bottaccio, tordo sassello, cesena, colombaccio).
Il TAR L’Aquila ha anche chiaramente affermato che la Regione ha immotivatamente disatteso le indicazioni dell’ISPRA in merito all’utilizzo di munizioni atossiche per la caccia agli ungulati, visto che il piombo presente nelle munizioni ordinarie determina seri effetti negativi sulla conservazione delle popolazioni di rapaci necrofagi, che ingeriscono le carni degli animali feriti ed anche sulla salute umana, in relazione al fatto che i frammenti di piombo – di dimensioni estremamente ridotte – non possono essere eliminati durante la macellazione ed il confezionamento delle carni. E tale discostamento dalle indicazioni dell’ISPRA è ancor più grave laddove si consideri che il TAR L’Aquila già in precedenza aveva censurato sul punto il precedente calendario, per cui la Giunta Regionale – si legge in sentenza – ha agito “in contrasto con ogni regola di buon andamento, di trasparenza e di motivazione” su un punto “che involge la (mancata) tutela della salute pubblica prima ancora delle specie protette”.
IL TAR L’Aquila ha anche accolto le doglianze delle associazioni in ordine al fatto che il calendario non è stato sottoposto alla Valutazione di Incidenza Ambientale per i Siti di Interesse Comunitario e le ZPS della Rete Natura 2000, cosa che invece doveva essere fatta proprio per l’assenza di un aggiornato piano faunistico-venatorio regionale. Allo stesso modo il TAR L’Aquila ha censurato la mancata protezione dell’orso marsicano nell’intero areale di distribuzione individuato nell’accordo PATOM (Piano di Azione per la Tutela dell’Orso Marsicano), ed è noto a tutti quanta sia la sensibilità anche dell’opinione pubblica verso la protezione di questa specie, simbolo della nostra Regione.
“Le predette censure dimostrano la totale insostenibilità del prelievo venatorio attuato in Abruzzo – ha dichiarato l’Avv. Michele Pezone – e dimostrano la fondatezza degli incessanti appelli al buon senso e al rispetto delle leggi inviati dalle associazioni ambientaliste”.
Si apre finalmente una concreta speranza di salvare la vita a decine di migliaia di animali finora sacrificati sull’altare di una politica filo venatoria che è stata sconfessata dalla magistratura.
Filippo Marfisi – abruzzoquotidiano.it
domenica 30 giugno 2013
Caccia in Abruzzo: Corte Costituzionale e TAR bocciano la Regione Abruzzo. Dichiarato illegittimo il Comparto Unico regionale alla migratoria!
Comunicato stampa WWF e ANIMALISTI ITALIANI del 25/06/2013
Corte Costituzionale e TAR L'Aquila con due sentenze censurano duramente la Regione Abruzzo sulla caccia.
Bocciata la Legge regionale e il comportamento di Giunta Regionale e Dirigente della Direzione Agricoltura. Uno-due decisivo grazie ai ricorsi di WWF, Animalisti Italiani e altre associazioni, migliaia di animali uccisi in maniera palesemente illegittima.
L'uno-due subito in questi giorni dalla Regione Abruzzo in materia di caccia è clamoroso.
La Corte Costituzionale e il TAR Abruzzo depositano, rispettivamente, giovedì 20 giugno e venerdì 21 giugno 2013, due diverse sentenze destinate a rivoluzionare l'attività venatoria nella regione.
Tutto nasce dai ricorsi presentati da WWF, Animalisti Italiani e altre associazioni che hanno affidato all'Avv. Michele Pezone il compito di ricorrere sui calendari venatori 2009-2010 e 2010-2011 della regione Abruzzo, evidenziando fortissime criticità e illogicità nelle scelte filo-venatorie.
Nel ricorso sul calendario 2010-2011 si contestava, tra l'altro, anche l'incostituzionalità della norma contenuta nella legge Regionale 10/2004 che riammetteva il cosiddetto “nomadismo venatorio”, perimetrando un Comparto Unico regionale sulla Migratoria e rendendo così possibile lo spostamento dei cacciatori da una parte all'altra dell'Abruzzo.
Il TAR L'Aquila, giudicando non manifestamente infondata l'eccezione di costituzionalità, aveva quindi sollevato il caso davanti alla Corte Costituzionale. Quest'ultima con una sentenza di cristallina chiarezza ha sancito che la Legge Regionale 10/2004 ha violato le normative nazionali che regolamentano il prelievo venatorio. La Corte ricorda nella sentenza che uno dei capisaldi della legge nazionale sulla Caccia, la 157/92 è il legame tra cacciatori e territorio attraverso la perimetrazione di ambiti di caccia di carattere sub-provinciale. Invece la Regione Abruzzo aveva concesso ai cacciatori per diversi mesi all'anno di potersi spostare da un capo all'altro della regione, definita, come detto, “comparto unico per la migratoria”.
Il TAR di L'Aquila, invece, ha depositato la sentenza relativa ad un ricorso presentato da Aninalisti Italiani e L.A.C. sul calendario venatorio 2009-2010, dopo aver accolto allora la richiesta di sospensiva. Nonostante il tempo trascorso il TAR ha ritenuto opportuno entrare comunque nel merito perché la Giunta Regionale deve riproporre ogni anno il calendario venatorio. Era dunque importante definire la causa per evitare il ripresentarsi degli stessi vizi in futuro.
I giudici del tribunale amministrativo aquilano, con giudizi estremamente duri, hanno fatto crollare l'esile difesa regionale con commenti durissimi sull'operato della Giunta Regionale, che aveva varato un calendario venatorio che si distaccava dal parere dell'ISPRA ampliando i periodi di caccia per diverse specie. Tutto ciò nonostante gli uffici regionali fossero completamente privi dei necessari dati relativi all'abbondanza e alla distribuzione delle diverse specie in Abruzzo. Il TAR ha altresì censurato il comportamento del Dirigente della Direzione Agricoltura che si era sostituito alla Giunta nel riscrivere il calendario venatorio dopo l'accoglimento da parte dei giudici amministrativi della richiesta di sospensiva avanzata dalle associazioni.
WWF e Animalisti Italiani ringraziano l'Avv.Michele Pezone, il rappresentante delle associazioni in Consulta venatoria Regionale Augusto De Sanctis e i diversi attivisti che hanno contribuito a queste importantissime vittorie. Resta però il rammarico per il comportamento della Giunta Regionale e della Direzione Agricoltura che, nonostante i tempestivi appelli al buon senso e al rispetto delle leggi inviati dalle associazioni ambientaliste, hanno voluto difendere strenuamente una linea di estremismo venatorio che li ha portati ad una vera e propria Caporetto. Peccato per le decine di migliaia di animali che sono stati uccisi dal 2004 ad oggi a causa di una norma rivelatasi ora anticostituzionale, un attacco al patrimonio faunistico in piena regola che testimonia la totale insostenibilità del prelievo venatorio in Abruzzo. Auspichiamo un immediato cambio di rotta.
lunedì 3 giugno 2013
Mamma li turchi!
Agli inizi di quest’anno sono
stato a Istanbul, nei giorni in cui si tornava a parlare del rischio di
attentati terroristici, e ho invece trovato una città accogliente e popolata da
persone di grande umanità. Racconto questo particolare, che mi ha davvero colpito:
mentre ero in taxi nel tragitto dall’aeroporto all’albergo, il tassista a un
certo punto si è fermato ed è sceso dalla macchina in modo inspiegabile, tanto
da spaventarmi. L’ho visto che raccoglieva un pezzo di pane, che poi, rientrato
in macchina, ha gettato dal finestrino mentre passavamo sul Bosforo. Si è quindi
girato verso me e mia moglie, che stavamo seduti dietro attoniti, e ci ha
spiegato a gesti che quel pane lo avrebbero mangiato i pesci. Un gesto
bellissimo, che ci ha commosso.
Ora provo una nuova commozione,
pensando a quanto coraggio e senso civico abbiano i tanti cittadini di Istanbul
che si stanno ribellando al progetto del premier Erdogan finalizzato a
distruggere il Gezi Park con i suoi seicento alberi nel cuore della città, per
fare posto a un centro commerciale. Senza paura, questi ragazzi affrontano i
reparti anti-sommossa della polizia, i lacrimogeni, i cannoni ad acqua. I
giovani studenti, sostenuti dagli artisti e dagli intellettuali turchi e da
tanti deputati, si accampano di notte nel parco per tentare la mattina dopo di
bloccare i bulldozer che devono sradicare gli alberi.
Dall’altra parte Erdogan, forte
delle autorizzazioni amministrative (non so se lì ci sono leggi che tutelano
gli alberi storici e se ci sono interpretazioni contrastanti di quelle leggi)
non vuole saperne niente della protesta, che così diventa anche una dura
critica al suo modo di fare autoritario. Ma, soprattutto, diventa una critica,
assai simile a quella degli indignados di New York, Londra e Madrid ad un
modello di sviluppo autoreferenziale che preferisce il cemento alla tutela delle
bellezze storiche e paesaggistiche che rappresentano anch’esse la storia di un
popolo.
Tornando col pensiero alla nostra
città, trovo una situazione che riproduce in piccolo lo stesso schema. Il
progetto di rifacimento del centro di Francavilla non ha preso in
considerazione la salvaguardia di beni di valore paesaggistico, quali erano gli
alberi abbattuti e ha previsto la realizzazione di marciapiedi con materiali
pregiati che comportano spese per centinaia di migliaia di euro, e poco importa
se con gli stessi soldi si potevano sistemare con piccoli interventi di
ordinaria manutenzione i tanti marciapiedi della città sui quali la gente cade
davvero.
Una volta si diceva “mamma li
turchi”, ora possiamo prendere ad esempio il senso civico di quei tanti ragazzi
di Istanbul, che non hanno paura neppure di essere picchiati o arrestati per
fare sentire a tutti il loro desiderio di salvaguardare i beni comuni e di non
morire inghiottiti nel plastificato mondo del pensiero dominante.
A loro Erri De Luca ha dedicato
una poesia che riporto qui sotto.
La battaglia d’Istanbul in
difesa di seicento alberi,
novecento arresti, mille feriti, quattro
accecati per sempre,
la battaglia d’Istanbul
è per gli innamorati a passeggio sui viali,
per i pensionati, per i cani,
per le radici, la
linfa, i nidi sui rami,
per l’ombra d’estate e le tovaglie stese
coi cestini e i bambini,
la battaglia d’Istanbul è per allargare il respiro
e per la custodia del sorriso.
venerdì 26 aprile 2013
10 domande per il Sindaco
A Francavilla non si era mai
visto: cittadini in fila per sottoscrivere una petizione popolare per
salvaguardare la bellezza della nostra città, persone che ripetono: “sono venuto apposta per firmare”… No,
non si era mai visto.
Mentre continua a salire il numero
delle adesioni all’appello salva tigli da parte dei cittadini, noi continuiamo
ad attendere risposte ad alcune domande che stiamo rivolgendo al Sindaco da
tempo, utilizzando ultimamente tutti i mezzi di informazione.
Per facilitare il compito al Primo
Cittadino, ho pensato di mettere in ordine le varie questioni alle quali non
viene data risposta.
1) Continuiamo a leggere Sue
affermazioni relative alla “totale
assenza di soluzioni alternative al taglio degli alberi”. Ci può spiegare,
di grazia, per quale motivo lo stesso progetto dell’Amministrazione comunale
prevede il rifacimento dei marciapiedi dal piazzale della Stazione a via
Venezia lasciando gli alberi dove sono? Come mai in quel tratto di strada, dove
i marciapiedi sono in condizioni di gran lunga peggiori di quelli sui quali si
è già intervenuto, si può procedere al rifacimento dei marciapiedi salvando i
tigli? In questo caso non vale il discorso che tra due anni i marciapiedi
sarebbero di nuovo “punto e a capo”?
2) Si può sapere chi è l’agronomo
a cui ha fatto riferimento nel corso dell’ultimo consiglio comunale, che
avrebbe confermato l’assenza di soluzioni alternative al taglio degli alberi
per il rifacimento dei marciapiedi?
3) Quali sono le particolari
competenze di questo agronomo che La hanno indotta a non avvalersi del parere
dell’agronomo comunale?
4) A proposito, qual è l’opinione
dell’agronomo comunale sulla mancanza di soluzioni alternative al taglio degli
alberi e sulla condizione di salute degli stessi?
5) Per quale motivo l’agronomo
cui ha fatto riferimento senza nominarlo avrebbe effettuato questa perizia in
modo gratuito, come da Lei affermato nel corso dell’ultimo consiglio comunale?
A proposito, l’ho sentita dire,
nel corso dell’ultimo consiglio, che il Comitato salva alberi non aveva ben
compreso quanto scritto dal Corpo Forestale dello Stato nella nota lettera che
si conclude con le seguenti parole: “Appare
difficilmente accettabile, anche alla luce del recente inquadramento normativo,
un taglio a raso come unica soluzione percorribile”. Infatti, a Suo dire,
il Corpo Forestale avrebbe scritto che, per salvare i tigli, l’Amministrazione
comunale avrebbe dovuto rinunciare all’idea di risistemare i marciapiedi, a
meno di non rifarli con manto erboso o con elementi posati a secco. Ha detto
proprio così, e le sue dichiarazioni sono state riprese in diretta streaming.
Nella lettera, invece, il Corpo
Forestale dello Stato, dopo aver proposto “la
totale conservazione di alcune piante a minore impatto sui marciapiedi; la
recisione della parte più superficiale dell’apparato radicale delle piante di
maggiore impatto sulla superficie calpestabile; l’abbattimento di alcune piante
tra cui quelle deperite e in cattivo stato vegetativo; il ripristino delle
necessarie condizioni di struttura e fertilità agronomiche del terreno”,
suggerisce, testualmente, “l’adozione,
nella zona interessata dalle radici degli alberi, di un’idonea pavimentazione
permeabile all’aria e all’acqua (es. grigliati, pavimentazioni carreggiabili e
pedonabili erbose, a elementi posati a secco, ecc.)”. Dunque, a titolo
meramente esemplificativo vengono indicate due tipologie di pavimentazioni
alternative, a cui se ne possono aggiungere altre. Ed in ogni caso, non risulta
che la Forestale abbia detto che bisogna rinunciare al rifacimento dei
marciapiedi e meno che questi non vengano realizzati con erba o con elementi
posati a secco. Da tali considerazioni discende la sesta domanda, che è la
seguente:
6) Non le sembra di essere stato
Lei a travisare quanto scritto dal Corpo Forestale dello Stato?
Vorrei aggiungere che proprio due
giorni fa si è espressa sulla questione anche la Soprintendenza per i Beni
Architettonici e Paesaggistici per l’Abruzzo, che dopo avere affermato di “condividere la preoccupazione sul progetto
di abbattimento di un importante elemento del verde urbano di Francavilla”,
ha concluso testualmente: “Si auspica che
il Comune possa tener conto delle segnalazioni pervenute e delle valutazioni
tecniche espresse nel merito dallo stesso Corpo Forestale, valutando soluzioni
alternative e limitando gli abbattimenti allo stretto necessario”.
Dunque, oltre al Consiglio
Regionale e a quello Provinciale, anche la predetta Soprintendenza ,
aderendo a quanto detto dal Corpo Forestale dello Stato, chiede
all’Amministrazione comunale di rivedere il progetto e di valutare soluzioni
alternative all’abbattimento.
Dalle predette considerazioni
discende la settimana domanda:
7) Non si è chiesto come mai
tutte le istituzioni si sono pronunciate in senso sfavorevole all’abbattimento
indiscriminato dell’intero filare di tigli dalla Sirena al piazzale della
Stazione e nessuna istituzione si sia invece espressa in senso favorevole?
Alla settima segue l’ottava:
8) Non è che per caso ne ha fatta
una questione personale ed una ostinata dimostrazione di forza, a discapito dei
malcapitati tigli?
Siamo rimasti sgomenti, poi, di
fronte al manifesto che l’Amministrazione ha tempestivamente fatto affiggere,
in cui si dà contezza di un sopralluogo effettuato in data 10/04/2013 (quando i
lavori erano già appaltati!), e della rilevazione di una situazione diffusa di
“stress” delle piante, con
conseguente necessità di sostituirle (non si da a detta di chi) con “latifoglie indigene”, in modo da “migliorare la qualità estetica dell’impianto
e la sua armonia con l’ambiente”. Il predetto manifesto si chiude con la
scritta in grassetto: “Gli alberi saranno
sostituiti con altri più adatti del tipo Sophora Japonica”.
Non riesco a trattenere le
prossime domande, che raggruppo al numero nove:
9) Ma la Sopohora Japonica ,
importata dal Giappone e dunque chiaramente esotica, Le pare, anche a orecchio,
una “latifoglia indigena”? E’
possibile una contraddizione di questo tipo nello stesso manifesto di
“propaganda” comunale?
A proposito di propaganda.
Anziché rispondere alla domande che Le stiamo rivolgendo da tempo, e
soprattutto in questi ultimi giorni, ho visto che ha provveduto a scrivere un
duro post sul Suo blog contro i rappresentanti delle forze politiche
d’opposizione, ai quali chiede dove si trovavano quando il Consiglio Comunale approvava la
costruzione del Resort e del porto che ha riempito il nostro mare di cemento.
I suoi interrogativi mi offrono
lo spunto per la decima e ultima domanda:
10) E Lei? Lei dove si trovava, e
dalla parte di chi stava? La politica non la si fa solo dentro i partiti o
dentro le istituzioni. Anche sottoscrivere una petizione, partecipare a una
manifestazione, discutere con amici e parenti di scelte che riguardano il
destino di un territorio, vuole dire fare attività politica.
Quando manifestavamo in piazza
contro il Resort e contro il porto, non l’abbiamo vista. Non ha sentito il
bisogno, pur non facendo attività pubblica, di dare un sostegno, un aiuto, un
supporto, ai comitati che allora - come ora - cercavano difendere la nostra città
dagli scempi ambientali che ora rinfaccia alla minoranza?
Dal nostro punto di vista, il
taglio ingiustificato di un intero filare di tigli cinquantenari nel cuore
della città è un nuovo scempio ambientale che si aggiunge ai precedenti, che
abbiamo allo stesso modo denunciato e contrastato. Questa volta, però, stiamo
avendo il supporto di tanti cittadini (1000 firme raccolte in due giorni è un
dato eloquente) che Le chiedono di piantare pure i nuovi alberi all’Arenazze,
ma di lasciare in vita quelli non ancora abbattuti, che sono stati il simbolo
della rinascita di Francavilla dopo la guerra e che possono conferire ancora
tanta bellezza alla nostra città.
domenica 14 aprile 2013
13 aprile 2013: manifestazione a Pescara contro Ombrina Mare
Venti mila per la questura, quaranta mila per gli organizzatori. Sono i numeri della partecipazione, dei manifestanti che ieri a Pescara si sono mobilitati contro il progetto Ombrina Mare 2. È il potente No degli ambientalisti al piano di rispolvero del petrolio nell’Adriatico, anche grazie al governo Monti. É l’onorevole Sì degli abruzzesi che chiedono il Parco Nazionale della Costa Teatina contro il declassamento della regione a distretto minerario.
A Pescara ieri sono scesi in campo 47 comuni, 17 partiti politici, la provincia di Chieti, 3 diocesi (Chieti, Pescara, Lanciano) 3 Parchi nazionali, un Parco regionale, 7 riserve e 178 associazioni per il corteo organizzato dal Coordinamento delle associazioni e dei movimenti che si battono contro la deriva petrolifera. “Comunque, a detta di tutti, la più grande manifestazione mai svolta in Abruzzo negli ultimi decenni” tiene a precisareAugusto De Panfilis del Wwf regionale. Il no che ieri più incuriosiva era quello del governatore, la sua presenza era stata annunciata, ma il Presidente della regione Gianni Chiodi non si è visto. Fuggito? Forse, per non dover liquidare con la solita secca risatina l’impertinente di turno che avrebbe osato: “Presidente, come mai così solerte a scendere in piazza con gli ambientalisti che da anni chiedono, invano, alla Regione di perimetrare il Parco della Costa dei trabocchi?” Immaginate l’espressione disincantata.
Colpo d’occhio sullo striscione: “No alla piattaforma, sì al Parco e alla ricostruzione aquilana” gli attivisti sono quelli di Appello per l’Aquila, Sinistra critica e Zona 22. Nel cuore del lungo serpentone c’è di tutto: bambini, scout, artisti di strada, studenti e musicisti. Dalla Madonnina il corteo prende il lungo-fiume Nord e si snoda su corso Vittorio Emanuele e poi corso Umberto, fino a piazza salotto dove però il mercatino è d’intralcio. Ore e ore a sfilare, tenendo il passo agli slogan, a migliaia: Tutelare il territorio e l’economia della Regione; Si al Parco della costa Teatina ..eppure il vento soffia ancora;Giù le mani dal mare e dalla terra. Ora decidiamo noi del nostro futuro.
“Metanodotti , rigassificatori, estrazioni d’idrocarburi ovunque e noi andiamo a finire sulla luna?” gli abruzzesi non vogliono sacrificare la salute sottostando alla dura legge della crisi: lavori forzati e inquinamento! Fischietti che strizzano i timpani, tamburelli e stornelli, migliaia di giovani saltano, riflettono al sole centinaia di cappellini variegati. Chissà se fa caldo in California dove “ ..il limite per le trivelle è di 170 km dalla riva e dal 1969 non le mettono più in mare” scrive la ricercatrice abruzzese Maria Rita D’Orsogna. Invece in Italia il decreto sviluppo elimina la distanza minima di 19 km per permettere alla Med Oil Gas (Mog) di estendere le ricerche sul petrolio a 6 chilometri di distanza dalla costa dei Trabocchi. Bisognerebbe chiedere ai politici perché non si sono mai mossi fino ad oggi, perché sono qui a manifestare. Solidarietà e faccia tosta? Sono lì per strada, per un alibi perfetto al nulla che decidono nelle sedi istituzionali.
In testa al corteo anche i sindaci abruzzesi col tricolore, sorridenti. Che fatica per Luciano D’Alfonso che stringe le mani, bacia e abbraccia tutti quelli che desiderano salutarlo, si avvicinano e si complimentano. Quando però l’obiettivo indiscreto di una fotocamera incrocia lo sguardo calamita dell’ex sindaco di Pescara, D’Alfonso rabbuia come se avesse visto un fantasma. Se qualcuno gli chiedesse: “ Scusi, ha mica discusso con qualche amico per solidarizzare oggi con gli ambientalisti? Lui risponderebbe? Eppure, ad un metro di distanza sbucano gli ambientalisti Peligni che hanno lottato contro il cementificio che qualcuno da Pescara voleva piazzare assieme ad un Hangar per gli aerei svuotando un monte sano, come un uovo, per realizzare la nuova area industriale sulmonese. L’area che c’era non bastava anche se deserta e zeppa di stabilimenti e aziende fantasma. Difendiamo i beni comuni. Stop Petrolio stop cemento sullo striscione dell’indomabile Consigliere regionale Maurizio Acerbo.
Si riconoscono lontano due miglia le bandiere per l’acqua pubblica. Tutti assetati se non si firma per l’Acqua diritto umano (www.acquapubblica.eu)!
Addosso al cane bassotto la bandana del panda Wwf e una trentina di chitarre suonano all’impazzata per i giovani che cantano a squarcia gola. Dall’altra parte due striscioni al maschile avvisano i fieri e il popolo femminile: l’Abruzzo ha già la sua trivella e va a finire davvero che ..chi saltella non trivella!
Maria Trozzi
Fonte: QuiQuotidiano.it Ultimisse
lunedì 18 marzo 2013
Esito del convegno “Strategia contro l’avvelenamento della fauna in Italia”
Notevole partecipazione di pubblico al Convegno “Strategia contro l’avvelenamento della fauna in Italia” svoltosi a Roma il 28 febbraio 2013
Circa duecento persone hanno assistito al convegno “Strategia contro l’avvelenamento della fauna in Italia” che si è tenuto a Roma il 28 febbraio scorso presso l’Auditorium del Ministero della Salute.
La platea, composta principalmente da veterinari, personale del Corpo Forestale dello Stato, agenti di vigilanza di parchi regionali, biologi e naturalisti, personale di regioni e province, ha potuto ascoltare le relazioni di esperti che si confrontano quotidianamente con l’avvelenamento di animali selvatici e domestici.
Nella prima parte del convegno gli interventi dei relatori (Dott.ssa Rosalba Matassa, Ministero della Salute; Capitano Pietro Della Porta, Carabinieri per la Tutela della Salute; Dott. Rosario Fico, IZS Lazio e Toscana; Luciano Sammarone, CFS) hanno portato all’attenzione dei partecipanti le principali criticità che rendono estremamente complesso ed arduo contrastare l’avvelenamento della fauna, tra le quali spiccano la difficoltà di emersione di questo reato, la scarsità di strumenti per individuare i colpevoli e la scarsa ottemperanza delle disposizioni normative in vigore.
Varie presentazioni hanno sottolineato come l’Ordinanza Ministeriale 18 febbraio 2008 e le sue successive modificazioni e integrazioni, che costituisce il primo provvedimento a livello nazionale specificatamente emanato dal Ministero della Salute per combattere il problema dell’uso dei bocconi avvelenati, sia largamente disatteso dai vari soggetti che sarebbero, invece, investiti di precisi compiti.
Raramente i Sindaci intervengono tempestivamente di fronte alla segnalazione dei casi di sospetto avvelenamento, avviando, come dovrebbero, le indagini e la bonifica del territorio e provvedendo alla segnalazione del pericolo nelle aree interessate.
Non sempre i veterinari liberi professionisti segnalano i casi di sospetto avvelenamento, impedendo così l’avvio delle indagini e l’attuazione di bonifiche che potrebbero eliminare bocconi e carcasse presenti nell’ambiente, salvando la vita ad altri animali.
Accade frequentemente, inoltre, che gli Istituti Zooprofilattici Sperimentali inoltrino i risultati delle necroscopie e delle analisi di laboratorio ad ASL, Sindaco ed autorità giudiziaria ben oltre i termini previsti dall’O.M.
Queste omissioni ed inosservanze sembrano scaturire dalla scarsa conoscenza dell’ordinanza, dalla scarsa sensibilità alla problematica e anche dal fatto che le pene, seppure previste, non vengono comminate.
E’ stato anche sottolineato come siano poche le Prefetture che hanno attivato il tavolo di coordinamento previsto dall’O.M.
Altri punti critici sottolineati nel corso degli interventi sono stati la difformità delle metodiche analitiche impiegate nei vari Istituti Zooprofilattici e lo scarso impegno talora profuso dalle forze di polizia nello svolgimento delle indagini.
Da non dimenticare, inoltre, che l’OM decadrà nel 2014 e che sarebbe auspicabile una sua tempestiva traduzione in Legge dello Stato.
Due esperti della Regione Andalusia (Antonio Ruíz ed Antonio Valero) hanno sottolineato come l’uso del veleno sia una pratica largamente diffusa in Spagna e che assesta gravi colpi alla conservazione di molte specie di rapaci necrofagi (in particolare gipeto, aquila imperiale iberica, capovaccaio e nibbio reale) nonché alla sopravvivenza della lince iberica, un raro felino endemico della penisola iberica.
Il giro di vite nella lotta all’avvelenamento la regione Andalusia lo ha dato, a partire dal 2004, con l’attuazione di una strategia che prevede ben 61 diverse misure di contrasto. Tale strategia ha portato ad una riduzione dell’uso del veleno del 50% nell’arco di meno di 10 anni.
Unità cinofile antiveleno per la ricerca dei bocconi e carcasse avvelenati e team specializzati composti da agenti di polizia, tecnici e biologi, hanno permesso di giungere all’individuazione ed alla condanna di vari responsabili di episodi di avvelenamento.
Oltre a sanzioni penali rilevanti ed a pesantissime sanzioni pecuniarie, stanno contribuendo a ridurre il fenomeno anche pene accessorie molto efficaci come la chiusura delle aziende faunistico venatorie nelle quali vengano rinvenuti bocconi avvelenati o carcasse di animali avvelenati.
Il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, dal canto suo, ha presentato una Strategia contro l’uso del veleno in Italia (Monica Di Francesco, Ente Parco Gran Sasso-Laga), affiancata da una proposta di legge che è stata elaborata con il contributo di vari esperti (Guido Ceccolini, Biodiversità sas) e che, tra le altre misure, propone di:
agevolare la denuncia dei casi di avvelenamento da parte dei cittadini;
affidare un ruolo centrale al Corpo Forestale dello Stato nei casi di avvelenamento della fauna, specializzandone il personale;
formare personale specializzato nelle ASL e negli Istituti Zooprofilattici;
attivare Nuclei Cinofili Antiveleno e regolamentare la loro operatività a livello regionale;
prevedere un ruolo attivo anche da parte degli enti gestori della fauna quali Provincie ed Enti parco;
potenziare il ruolo degli Istituti Zooprofilattici Sperimentali, sia nell’attività diagnostica che nella raccolta ed elaborazione dei dati a livello nazionale;
inasprire le sanzioni amministrative e penali per coloro che utilizzano bocconi avvelenati;
prevedere la sospensione di attività economiche e sportive nelle aree in cui si siano verificati episodi di avvelenamento (caccia, pascolo e ricerca di tartufi).
L’importante ruolo che giocano i nuclei cinofili antiveleno nella lotta all’uso del veleno, più volte ribadito, è stato oggetto di una dettagliata presentazione (Anna Cenerini, Ente Parco Gran Sasso-Laga) nella quale è stato sottolineato come i Nuclei abbiano un ruolo basilare per conoscere se, come e quando l’uso del veleno sia diffuso in un territorio. Essi, infatti, riescono ad individuare carcasse e bocconi avvelenati che, a vista, non potrebbero mai essere rilevati. Gli NCA riescono a bonificare con efficacia e rapidità i territori interessati da spargimento di bocconi tossici, evitando ulteriori episodi di avvelenamento “secondario”. Inoltre gli NCA svolgono un ruolo di costante presidio del territorio e possono essere impiegati in perquisizioni di edifici ed automezzi giocando, così, un efficace effetto dissuasorio. Sono state fornite anche indicazioni pratiche su come poter attivare un Nucleo Cinofilo Antiveleno e su quali altre misure intraprendere per potenziare il loro ruolo preventivo e deterrente.
La Sovrintendente Alessandro Mango del Coordinamento Territoriale per l’Ambiente del Corpo Forestale dello Stato per il Parco Gran Sasso-Laga ha illustrato le tappe che hanno portato all’attivazione, grazie al progetto LIFE ANTIDOTO, dei due Nuclei Cinofili Antiveleno operanti dal 2010 nel Parco Gran Sasso-Laga, in collaborazione tra Ente Parco e CFS, in particolare:
lo stage svolto dai due conduttori in Andalusia (la stessa sovr. Mango ed il dipendente del Parco Gran Sasso-Laga Alberto Angelini) e la conoscenza e l’affiatamento con i cani donati dalla Regione Andalusia all’Ente Parco Gran Sasso-Laga;
le modalità di addestramento e lavoro sul campo dei Nuclei Cinofili Antiveleno del Parco Gran Sasso-Laga;
le modalità operative adottate per lo svolgimento degli interventi periodici nel Parco e degli interventi di urgenza, sia nel Parco che in altre aree abruzzesi;
la sinergia operativa tra Nuclei e personale CFS.
Infine sono stati descritti i più interessanti casi di avvelenamento riscontrati in Abruzzo dai due Nuclei, poi trattati in maniera più approfondita anche dal veterinario della ASL dell’Aquila dott. Livio Giammaria nel suo intervento.
Ha chiuso il convegno la presentazione di due allevatori e tartufai toscani (Alessandro Poggini e Giacomo Guarguaglini) che, desiderosi di mettere un freno alla barbara pratica dell’uso dei bocconi avvelenati che colpisce frequentemente anche i cani da tartufo, hanno fondato l’associazione DAW, Dog at Work dopo aver partecipato ai due corsi di formazione per Nuclei Cinofili Antiveleno organizzati dal Parco Nazionale Gran Sasso-Laga nel 2011 e nel 2012. I due allevatori-tartufai stanno portando avanti l’addestramento di due cani per la ricerca del veleno ed auspicano una regolamentazione normativa che permetta loro di poter collaborare a breve con enti e corpi di polizia locali nella lotta all’uso del veleno.
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