giovedì 25 novembre 2010

5 per mille, nella finanziaria fondi dimezzati

Un'«offesa a tutto il mondo del volontariato» è stato il commento del Presidente di Ciessevi, Lino Lacagnina, all'indomani dell'approvazione del maxiemendamento alla legge di stabilità che «opera un taglio del 75% rispetto al 2010 sulle risorse che provenivano da una libera scelta del contribuente». Nel provvedimento, di fatto il tetto massimo che per il 2010 era di 400 milioni si riduce a 100 milioni di euro.

«Di anno in anno - ha commentato Lacagnina - le risorse che il volontariato ha ricevuto dal 5 per mille si sono man mano erose. Se a questo aggiungiamo i ritardi nei pagamenti, i ricorsi per gli errori formali, le aggiunte di nuove categorie di beneficiari, la confusione ha raggiunto l'apice. Di controcanto in Parlamento giacciono alcuni progetti di legge volti a dare ordine a questo strumento di raccolta fondi, ma mai presi in esame seriamente. Tre legislature sono passate da quando è nato il beneficio del 5 per mille e ogni anno le associazioni ci chiamano per capire come devono comportarsi. E ogni anno dobbiamo impiegare tempo e risorse per aggiornarci sulle novità, per esserne al corrente e per fornire un servizio puntuale e preciso di informazione verso i nostri utenti, che sono poi le organizzazioni di volontariato».

Una scelta, quella del Parlamento che va in controtendenza con le aspettative dei cittadini. Sono, infatti, milioni (14.652.659 solo nel 2008) i contribuenti che scelgono di sostenere economicamente le associazioni di volontariato apponendo nel modello di dichiarazione dei redditi il codice fiscale dell'ente preferito.

«Non è un segreto che Comuni, Provincia e Regione, blindate tra rispetto del Patto di stabilità e tagli dei fondi per le politiche sociali, hanno pochi soldi in cassaforte» ha chiosato il Presidente di Ciessevi. «E, di conseguenza, gli enti locali, rimborsano con il contagocce i costi delle attività e dei servizi resi dal volontariato. A questo ostacolo, oggi, se ne è aggiunto un altro che zavorra non solo l'azione ma anche lo sviluppo delle associazioni, il taglio ai fondi del 5 per mille».

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LAC, ENPA, LIPU e LAV scrivono a Zaia per chiedere lo stop della caccia in deroga in Veneto dopo la condanna dell’Unione Europea

Il 18 novembre scorso le associazioni LAC, ENPA, LIPU e LAV del Veneto hanno scritto una lettera al Governatore del Veneto Luca Zaia chiedendo la revoca della delibera n.2371, del 5 ottobre, con la quale è stata consentita la caccia agli uccelli migratori protetti appartenenti alla specie Pispola, Fringuello, Frosone, Storno, Peppola e Prispolone.

La richiesta della revoca è giunta in seguito alla sentenza di condanna della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, dell’11 novembre scorso, a causa della legge regionale del Veneto n.13 del 2005, la quale viola palesemente le direttive comunitarie sulla tutela degli uccelli selvatici.

La revoca della delibera del 5/10/2010 è un atto dovuto perché è stata approvata ai sensi della L.R.13/2005 ora dichiarata illegittima dalla Corte di Giustizia Europea.

Proprio nell’anno internazionale per la tutela della biodiversità la Regione Veneto è l’unica regione d’Europa dove si cacciano gli uccelli protetti in spregio delle direttive comunitarie e della sentenza della Corte di Giustizia Europea.

“Speriamo che Zaia non faccia orecchia da mercante – ha dichiarato Andrea Zanoni, Presidente della Lega per l’Abolizione della Caccia del Veneto – e revochi al piu’ presto la delibera sulla caccia in deroga grazie alla quale oggi il Veneto è l’unica regione d’Italia e d’Europa dove, in violazione delle direttive comunitarie e della Sentenza della Corte di Giustizia Europea dello scorso 11 novembre, si uccidono deliberatamente specie di uccelli migratori protetti. Ritengo gravissimo che ciò accada addirittura nell’anno internazionale della tutela della biodiversità.”

Fonte: LAC Lega Abolizione Caccia - web: www.lacveneto.it