domenica 8 dicembre 2013
Giornata Internazionale per i Diritti degli Animali, Lega Nazionale per la Difesa del Cane lancia la campagna Il Diritto di Vivere
Il 7 e l’8 dicembre nelle principali città italiane al via
la raccolta firme per dire “NO CANILI LAGER”
Per celebrare in modo concreto la Giornata Internazionale per
i Diritti degli Animali, Lega Nazionale per la Difesa de Cane lancia la campagna
“Il Diritto di Vivere”. Un'iniziativa finalizzata non soltanto a sensibilizzare
ma ad agire in maniera reale contro la vergognosa piaga dei canili lager,
battaglia che da sempre è tra le priorità dell'Associazione.
A partire dal 7 e 8 dicembre, con una massiccia presenza di
tavoli informativi nelle piazze delle maggiori città italiane, prenderà il via
la raccolta
firme per chiedere ai Presidenti del Senato e della Camera, ai
Ministri della Salute e dell’Ambiente una effettiva e rigorosa applicazione
delle normative vigenti per una reale tutela degli animali e dei loro diritti.
LNDC chiede che i Comuni si occupino con maggiore attenzione del risanamento dei
canili esistenti, troppo spesso fatiscenti e inadeguati a ospitare centinaia di
animali, oltre che della costruzione di canili sanitari e di nuovi rifugi, e
diano puntuale attuazione ai piani di controllo delle nascite di cani e di
gatti; che i Servizi Veterinari dell’A.S.L. pongano in essere verifiche rigorose
sulla rispondenza dei canili alle normative vigenti e sulle condizioni di
detenzione dei cani.
“La Legge 281 del 1991 stabilisce che sono le autorità
locali, Comuni e A.S.L., i responsabili della gestione del randagismo sul
territorio: la normativa però viene troppo spesso disattesa. - ricorda Piera
Rosati, presidente della Lega Nazionale per la Difesa del Cane - Basterebbe
che le norme venissero applicate e il problema del randagismo verrebbe arginato
e con il tempo risolto in gran parte. Purtroppo, nonostante le incisive
iniziative portate avanti da anni dalle associazioni animaliste e nonostante
l'azione legislativa e informativa intrapresa da vari soggetti istituzionali,
ogni anno, ancora oggi, in Italia, vengono abbandonati più di 100 mila animali,
con il conseguente incremento della già troppo ampia schiera dei randagi. -
continua Piera Rosati - Animali che una volta catturati sono nella
maggior parte destinati a trascorrere il resto della vita in strutture di
ricovero. Molti altri invece muoiono per fame o sete, per incidente stradale o
per vigliacchi atti criminali come gli avvelenamenti”.
La mappa del degrado dei canili lager attraversa tutta
l'Italia, al Sud la situazione è peggiore ma ogni regione ha i suoi “scheletri”.
Purtroppo, qualsiasi mercato illecito è possibile se viene gestito senza
controlli. Una storia che è sotto gli occhi di tutti ma che in pochi vedono e
che pure dovrebbe riguardare ogni cittadino, se non altro per lo sperpero di
denaro pubblico che vi sta dietro. Una storia dove gli attori sono tanti:
amministratori comunali, forze dell’ordine, veterinari Asl. E, a volte, anche
criminalità organizzata. Ma è una storia di cui si parla poco perché il silenzio
conviene a tutti. A chi non deve impegnarsi a risolvere il problema e a chi, su
questo problema, continua a lucrare.
“Il randagismo – afferma Michele Pezone Responsabile
Diritti Animali LNDC – è disgraziatamente diventatoanche un business: sebbene
la Legge 281/91 indichi nelle associazioni di protezione animali i soggetti
prioritari cui concedere le convenzioni per la gestione dei canili, nel nostro
paese sono sorte strutture esclusivamente private il cui unico scopo è lucrare
sugli animali. Tra gli illeciti più frequenti riscontrati dalla LNDC e dalle
forze dell’ordine: il sovraffollamento, la carenza di cibo e acqua, l'assenza di
prevenzione delle nascite tramite sterilizzazione, la fatiscenza delle
strutture, le carenze igienico sanitarie, l'elevata mortalità dei cani, le
soppressioni mascherate da eutanasie, i maltrattamenti, le scarse o nulle
adozioni, i decessi non denunciati”.
Dove nasce il business? I comuni, invece di creare canili
municipali, stipulano convenzioni con società private e, fatto l'accordo,
nessuno controlla. Da questo nasce il meccanismo che gestisce il “mercato dei
randagi” attraverso imprese chiuse e incontrollabili. Per loro l’affare conviene
se si lavora su numeri considerevoli e alcune delle condizioni prevalenti per
assicurarsi l’appalto sono l’economicità del servizio e il ribasso a base
d’asta.
Ripensare il sistema dei canili vuol dire riflettere con
serena e spietata autocritica sui risultati pratici creati da una legislazione
nazionale rimasta in buona parte solo sulla carta. Forse è arrivato il momento.
I cani nei canili lager sono imprigionati, vittime di un sistema che ha tutto
l'interesse a mantenerli in prigionia per poter prosperare, per mantenere un
potere, per ricevere denaro da distribuire senza doverne rendere
conto.
Se solo si facesse una vera inchiesta sulle condizioni di
vita di questi animali, e si valutasse il rapporto costi-benefici dell'approccio
italiano al randagismo dell'ultimo ventennio, si scoprirebbe il velo sulle
sofferenze, gli sprechi, le bugie che sommergono questo angolo buio della
società italiana.
Abruzzo, approvata norma randagismo: non è più una legge "ammazza-cani"
Buone notizie
"sul fronte Abruzzo": il Consiglio regionale ha approvato a maggioranza la nuova
legge sul randagismo.
Il testo
licenziato tiene conto degli emendamenti che abbiamo proposto insieme a LAV ed
Enpa, evitando così l’emanazione di una legge incostituzionale e inefficace, sia
in termini di prevenzione del randagismo che di corretta gestione del
fenomeno.
Miglioramenti
sostanziali l’eliminazione degli articoli che prevedevano l’uccisione, da parte
del veterinario, del cane o gatto su richiesta del
proprietario, e la possibilità di abbattimento dei cani
“inselvatichiti”.
Introdotte,
invece, alcune fondamentali norme, come l’istituzione di uno sportello per i
diritti animali in ogni comune, la presenza obbligatoria delle associazioni
di volontariato nei canili, l'obbligo di annotare nel registro di carico
e scarico dei canili anche il decesso degli animali, e il divieto di offrire
animali in premio o omaggio.
Grazie agli
emendamenti da noi proposti, e approvati, sarà molto difficile lucrare sul
fenomeno del randagismo: a parità di condizioni la gestione delle strutture
pubbliche dovrà essere data alle associazioni e il numero di animali presenti
nei canili rifugio non potrà superare i 250 soggetti.
Il Consiglio
regionale abruzzese ha fatto una scelta di responsabilità,
introducendo anche la possibilità di consentire l'ingresso degli animali nelle
strutture ospedaliere pubbliche e private accreditate dal Sistema Sanitario
Regionale, e il divieto di detenzione del cane a catena.
La legge può e
deve comunque essere migliorata. Sono infatti rimasti esclusi tre emendamenti di
fondamentale importanza che avevamo richiesto: il pronto soccorso esteso anche
ai gatti, la sterilizzazione obbligatoria per tutti i randagi e
l’obbligo di emanare il Regolamento applicativo della nuova
legge.
Chiediamo al
Consiglio di mantenere fede all’impegno di ieri in aula di introdurre le tre
norme nella legge di bilancio che si appresta ad approvare!
Quello sulla
"legge ammazza-cani" è un traguardo che è stato possibile soprattutto grazie a
voi: avete aderito alla nostra protesta in 5.550, scrivendo ai consiglieri
regionali per manifestare il dissenso per una proposta di legge che avrebbe
costituito un enorme passo indietro nella prevenzione del
randagismo!
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