giovedì 2 maggio 2019

DELFINARIO RIMINI: SENTENZA STORICA A FAVORE DEGLI ANIMALI

Si è tenuta, oggi, 30 aprile, l’udienza relativa al processo in merito al Delfinario di Rimini. Animalisti Italiani Onlus, riconosciuti parte civile, portano avanti dal 2013, sostenuti dall’avvocato difensore Michele Pezone, questa battaglia in tutela di Lapo, Alfa, Sole e Luna, i quattro delfini protagonisti di questo caso giudiziario.
“Si tratta di un caso unico in Italia: per la prima volta nel nostro Paese – dichiara il Presidente di Animalisti Italiani Onlus Walter Caporale – è stata portata avanti un’inchiesta approfondita su una vicenda di maltrattamento di delfini. Di certo è una sentenza storica, come è avvenuto per Green Hill, utile affinché si comprenda la fondamentale importanza della tutela non soltanto fisica ma soprattutto psicologica ed etologica degli animali”.
In data 31/07/2013, nell’ambito di controlli istituzionali pianificati nei delfinari italiani e in seguito a un lungo carteggio amministrativo sul rilascio della licenza a giardino zoologico alla società Delfinario di Rimini srl, medici veterinari specializzati, funzionari del Ministero della Salute e del Ministero dell’Ambiente hanno effettuato un sopralluogo congiuntamente ad operatori della CITES presso il suddetto delfinario per la verifica del rispetto della normativa vigente, rilevando molteplici e gravi criticità sulla gestione e custodia dei delfini presenti. La struttura risultava, infatti, costituita da una sola vasca e non era presente una idonea per il trattamento medico-veterinario fisicamente isolata da quella utilizzata per il mantenimento degli animali. Inoltre, non esisteva alcun sistema che potesse creare apposite aree ombreggiate e non era previsto un apparato di raffreddamento dell’acqua. La costrizione permanente dei poveri delfini in una struttura del genere comportava così grave danno alla salute ed alle necessità etologiche degli animali, come attestato da tutti i consulenti della Procura, ausiliari di P.G. e tecnici ministeriali.
Il Tribunale di Rimini che depositerà le motivazioni della sentenza tra 90 giorni ha ritenuto il direttore e la veterinaria del delfinario di Rimini colpevoli di maltrattamenti animali e li ha condannati rispettivamente a 6 e 4 mesi di reclusione. Inoltre, è stata accolta la richiesta di confisca degli animali che saranno affidati ai Ministeri competenti (Ambiente, Salute e Politiche Agricole) e non potranno essere messi in vendita.
Una vera e propria sentenza storicaÈ il primo caso in Italia. Aggiunge l’Avv. Michele Pezone di Animalisti Italiani Onlus: “Un iter indubbiamente complesso. Nessun caso precedente nel nostro Paese. Sicuramente la sentenza è destinata non soltanto a diventare punto di riferimento per analizzare situazioni analoghe in futuro, ma ad avere risonanza anche all’Estero“.
Fonte: Comunicato stampa Animalisti Italiani Onlus

giovedì 25 aprile 2019

Campania, la nuova legge che fa sperare i randagi

Mai più cani alla catena, canili sempre aperti alle visite e alle verifiche degli amministratori, adozioni solo in paesi con normative analoghe a quella italiana: attesa, sospirata, dopo oltre due anni di discussioni e attese, l'11 aprile 2019 la Legge regionale della Campania nel merito della gestione del randagismo ha visto formalmente la luce.
Per redigerla è stato attivato un lungo Tavolo di consultazione cui hanno partecipato le principali associazioni nazionali e locali, che ora attendono solo di appurare se una regione afflitta, come tutto il nostro Meridione, da gravi problemi riguardo la sofferenza e il destino degli animali, e la gestione, nel merito, delle risorse pubbliche, saprà col nuovo strumento normativo trasformarsi in un modello.
"Certo si può sempre fare meglio, di più, ma fin qui possiamo dirci soddisfatti e vorrei ringraziare in particolare il consigliere Antonio Marciano che ha difeso fino all'ultimo gli emendamenti dell'articolo 11, quello che ridefinisce la gestione degli animali all'interno delle strutture" dice Michele Visone, presidente di Assocanili e attivo in provincia di Napoli con la Cooperativa Dog Park di Ottaviano, presente al Tavolo fin dal principio in sinergia con le associazioni del territorio.
"Abbiamo inserito nei canili la presenza obbligatoria di un addestratore, figura indispensabile per il lavoro propedeutico all'affido in famiglia, oltre all'obbligo di avere almeno un operaio ogni 200 cani. Le strutture avranno l'obbligo di apertura tutti i giorni e i relativi portali con banche dati necessariamente aggiornate saranno visitabili 24h su 24 dalle amministrazioni pubbliche". Il senso del provvedimento è una maggiore immediatezza e trasparenza. Finora infatti per accedere a informazioni su spostamenti, decessi o altri particolari i comuni erano costretti a rivolgersi alle asl di riferimento. "D'ora in avanti, invece, il funzionario comunale accederà direttamente al sito, che dovrà essere corredato di foto dei cani e comunicazioni in tempo reale. Potrà stamparsi la schermata e decidere se procedere con un controllo".
"L'informatizzazione è uno dei punti di forza della nuova Legge regionale, bisogna naturalmente vedere come verrà realizzata" commenta Michele Pezone, coordinatore dell'ufficio legale e responsabile dei Diritti animali per LNDC Animal Protection. "E' previsto che sul portale online della Banca dati regionale anagrafica degli animali d'affezione si inseriscano fotografie e dati degli ospiti dei canili in cerca di casa, nonché di quegli animali che, per gravi motivi,  debbano trovare altre famiglie rispetto a quelle dove si trovino allo stato attuale. E' un'impresa che richiede cura e impegno, ma potrebbe realmente offrire una chanche in più agli animali senza padrone.

"E poi" aggiunge "il divieto totale di tenere i cani alla catena è molto significativo. Sono poche le regioni (vedi l'Abruzzo) che l'hanno fatto proprio, a dimostrare che il principio di civiltà nel rapporto con l'animale non è determinato dalla lunghezza della corda, ma dal fatto di riconoscergli appieno una socialità".
Altre importanti specifiche riguardano le gare d'appalto per la gestione delle strutture in convenzione mediante procedure ad evidenza pubblica tramite l’offerta economicamente più vantaggiosa, con un rapporto qualità prezzo, nella misura percentuale di 70 per qualità e 30 per il prezzo (che non potrà comunque mai scendere sotto i 2,50 euro a cane), mentre a breve sarà formata una Commissione regionale formata da tutti i rappresentanti del settore.
"Nei canili sono previste anche le aree riscaldate, che avrei voluto obbligare come minimo al 20% ma non ci siamo riusciti, come pure avrei voluto fosse imposto, ma è stato bocciato, che si considerasse cattiva gestione quando la mortalità imputabile superava il 13%" dice ancora Michele Visone. "Però, non bisogna essere incontentabili.
"Trovo infatti davvero importanti gli articoli in cui si stabilisce che le adozioni dei cani dalle strutture pubbliche e private possono avere solo la finalità di trasferimento definitivo in una famiglia, è vietata l’adozione, in qualsiasi forma, finalizzata a stalli o trasferimenti in altre strutture di transitoin nessun caso i cani vaganti o presenti nelle strutture o i gatti presenti nelle colonie feline possono essere ceduti a Paesi la cui normativa sui maltrattamenti degli animali di affezione e sul loro utilizzo per finalità di sperimentazione scientifica contrasta con la legislazione italiana; il divieto è esteso anche ai Paesi che non dispongono di un’anagrafe degli animali d’affezione obbligatoria.
"E adesso, confidiamo nell'applicazione e nel cambiamento".
Conclude l'avvocato Pezone: "Le leggi regionali sono fondamentali nella politica della prevenzione del randagismo e nella tutela degli animali, perché  la norma nazionale 281/91 è una legge quadro sintetica, che, al pari di una cornice, dispensa indicazioni di massima. Sta adesso alle asl e agli enti preposti della Campania fare il proprio dovere dando piena attuazione a questa Legge, con tutti i presupposti affinché cittadini e animali possano sperare in un'inversione di tendenza".
Margherita D'Amico - Il richiamo della Foresta - Repubblica.it

sabato 30 marzo 2019

Leoluca Orlando rottama i cani di Palermo

Pare proprio che per Leoluca Orlando, sindaco di Palermo, il benessere dei randagi della sua città sia questione irrilevante, tanto da ignorare le vive proteste di associazioni e cittadini, indignati dall'opera di dismissione di animali messa in atto dall'Amministrazione. Tanto da non rispondere alle domande che gli abbiamo rivolto riguardo la preoccupazione per tutti i cani partiti o in partenza verso due strutture private di Caserta.
Dog's Town di Giovanni Ferrara, veterinario rappresentante sul territorio del Movimento Animalista (sul cui sito è indicato pure come referente scientifico nazionale per l'ENPA)  e Pets Boarding House, unite da un'Ati (associazione temporanea d'impresa). A queste due società il Comune di Palermo ha assegnato in blocco, come fosse uno stock di merce da smaltire, i suoi randagi, attraverso un appalto da 435mila euro circa, iva compresa, corrispondenti a una diaria da 3,50 euro a cane.
Moltiplicando quest'ultima somma per i giorni (182) della durata del bando, ne scaturisce un totale di cani di poco superiore ai 600 che, si stima, sono attualmente detenuti nel degradato canile municipale del capoluogo siciliano. Con una clausola: al termine dei sei mesi previsti dal bando, nel caso in cui non vengano adottati, la metà dei randagi sarebbe rispedita al mittente e casa e il resto diventerebbe proprietà delle ditte.
"La vergognosa operazione consentirebbe una sorta di rottamazione completa delle sventurate creature di cui il Sindaco di Palermo è per legge diretto responsabile. Proprio lui, che della legalità si è sempre fatto portabandiera, sembra non domandarsi perché questi cani dovrebbero incontrare maggior fortuna in un'altra regione con gravi problemi di randagismo, né porsi il problema del loro benessere e della loro tracciabilità futura" dice Piera Rosati, presidente LNDC-Animal Protection.
Mentre Gianluca Felicetti, presidente della LAV, scrive in una lettera aperta a Orlando: "Per oltre un anno e mezzo abbiamo faticosamente lavorato a ricucire i rapporti fra l’Amministrazione comunale e il volontariato, che fra 2017 e 2018 ha fatto adottare con le associazioni oltre 640 cani, e a reimpostare con gli Uffici un non facile ma fondamentale lavoro per le sterilizzazioni". Nella missiva, oltre a ricordare impegno e promesse disattese, si invita il Sindaco a impedire la partenza anche di un solo cane, per evitare che la preziosa collaborazione con la LAV venga a cadere.

"Invece, già cinque molossoidi sono partiti, possiamo quasi considerarli venduti al ribasso" commenta Emanuela Bignami, responsabile Randagismo per Animalisti Italiani Onlus. "Il benessere animale dov'è? Otto ore di viaggio per strappare i cani al legame con i volontari che li accudivano e deportarli in Campania, dove non si vede perché dovrebbero trovare casa più facilmente che non in Sicilia. Perché mai, con quei 380mila euro al netto dell'iva, non si è piuttosto pensato di iniziare a ristrutturare il canile municipale di Palermo, dove comunque continueranno ad affluire randagi?"


Anche Assocanili, associazione di cui la Dog's Town di Ferrara fa parte, ha assunto una posizione molto netta: "Pur non entrando nel merito della legittimità del caso, come associazione siamo fortemente contrari allo spostamento dei cani dai rispettivi territori di provenienza" commenta il presidente Michele Visone "e abbiamo formalmente invitato il dottor Ferrara a rinunciare a questo appalto".
Conclude Michele Pezone, responsabile dei Diritti Animali e coordinatore dell'ufficio legale di LNDC-Animal Protection: "Stiamo valutando i termini di un'azione legale, data l'incongruità di un bando per gestione e adozione insieme. L'adozione di un cane non dovrebbe essere oggetto di bando in quanto correlata all'ingresso di un animale nel nucleo familiare. Questo bando obbliga il gestore, ovvero chi è deputato alla custodia dei cani in attesa di adozione, ad adottarne direttamente e in blocco, dopo sei mesi, almeno la metà, esulando da ogni procedura pre e post adozione ed esulando da qualsiasi schema di legalità."

lunedì 10 dicembre 2018

Sicilia: "Folli linee guida contro il randagismo"

A quanto pare la Sicilia intende rimanere una fabbrica di cani e gatti vaganti e lo vuole istituzionalmente, avendo perseguito l'obiettivo con la redazione di nuove Linee guida per il contrasto e la prevenzione nei riguardi del fenomeno del randagismo dai contenuti strabilianti.
Subito contestate da LNDC-Animal Protection che pure aveva partecipato mettendo a disposizione tutta la propria esperienza, attraverso la rappresentanza legale di Catania costituita dagli avvocati Tania Cipolla e Irene Rizza (in collaborazione con la Confederazione Associazioni Animaliste Sicilia tra cui L'Altra Zampa), all'iter di elaborazione del documento.
"Ma i nostri suggerimenti sono stati disattesi, per lasciare spazio a un documento privo di qualunque buon senso" spiega Piera Rosati, presidente LNDC. "Nel testo si arriva ad affermare che le sterilizzazioni di massa possono risultare controproducenti anziché centrali per arginare il fenomeno del randagismo! A tal proposito si fa riferimento a fantomatiche 'recenti acquisizioni scientifiche' senza però entrare nel dettaglio per supportare una simile tesi. Fermo restando, in ogni caso, che vere e proprie campagne di sterilizzazioni di massa in Sicilia non ci sono mai state, e il risultato è evidente.”
Ma non è tutto. Anziché incoraggiare il censimento della popolazione canina, queste bizzarre Linee guida siciliane subordinerebbero a una sanzione l'applicazione del microchip ad animali di età superiore a sessanta giorni, scoraggiando così chi non è ancora in regola a compiere il proprio dovere. Al contempo, si pongono severi e ingiustificati limiti all'opera di volontariato animalista nei canili esistenti, e si vieta alle associazioni di progettare nuovi rifugi. Perché?
Commenta Piera Rosati: “La Sicilia rischia di fare un passo indietro di decenni nella lotta al randagismo che, è bene ricordarlo, nella Regione rappresenta da sempre un’emergenza infinita. Si pensa a utilizzare dei droni per monitorare gli animali anziché puntare tutto sulla sterilizzazione dei randagi e sull’incentivazione della sterilizzazione dei cani di proprietà che potrebbe realmente porre un freno alla proliferazione di animali liberi sul territorio, insieme alla microchippatura a tappeto di tutti i cani. Manca inoltre qualsiasi riferimento a campagne di sensibilizzazione e informazione sulla corretta gestione degli animali e sulle leggi a loro tutela, che sono assolutamente fondamentali in un contesto come quello siciliano.”
Mentre l'avvocato Michele Pezone, responsabile Diritti Animali LNDC, ha inviato una dettagliata lettera a Nello Musumeci, presidente della Regione Sicilia, e all’assessore alla Sanità regionale Ruggero Razza, esponendo le gravi criticità delle Linee guida di cui è stato messo a conoscenza anche il Ministero della Salute.
Margherita d'Amico - Il richiamo della Foresta - repubblica.it