venerdì 2 novembre 2018

Un film per insegnare ai bambini che il cane è un "Angelo" da amare (articolo tratto da ilgiornale.it)

Angelo aveva quattro zampe e un coda. Ora ha un'aureola. E un film, dedicato a lui e a tutti i suoi simili torturati dalla crudeltà umana.
Angelo è morto nel 2016 per le barbarie subite da un gruppo di quattro ragazzi, poi condannati alla pena più grave. Peccato che sia stata irrisoria. Un anno e quattro mesi con la condizionale trasformati in altrettante settimane come volontari in un canile. In buona sostanza come mettere un pedofilo tra gli educatori di un asilo. Morale, la prima a cambiare deve essere la giustizia.
Angelo, life of a street dog è un cortometraggio in sua memoria, firmato d Andrea Dalfino e prodotto dalla Lega nazionale per la difesa del cane, presieduta da Piera Rosati. Verrà proposto alle scuole nella sua funzione didattica ed educativa per evitare che nascano altri criminali, capaci di far del male ai tanti Angelo in giro per le strade del mondo. Il progetto di proiettarlo prima delle visioni cinematografiche è ancora un percorso difficile, ma non è detto che la sensibilità dei buoni dia l'esempio all'amoralità del commercio.
Eppure una notizia buona esiste. Il protagonista del film è uscito dal canile per arrivare sul set. Lapo, pochi anni e un mantello bianco come «sant'Angelo», non ha avuto bisogno di maestri e ha fatto il cane di strada. Cioè è tornato se stesso. Forse ha anche temuto che dopo quelle scorrazzate libere, la celebrità di trovarsi al centro della scena, coccole e attenzioni, il suo destino fosse quello di tornare dietro le sbarre. Invece così non è stato. Al termine delle riprese in canile è riapparso, ma solo per dire a suon di bau, che il regista l'aveva adottato. E ieri lo ha atteso una passerella e uno scroscio di applausi dalla platea milanese della Mondadori di piazza Duomo dove il film è stato presentato. Pettorina all'ultima moda, ha sorriso a modo suo e poi via verso la meritata ciotola di pappa.
Il cortometraggio, che poi tanto corto non è e si porta via una mezz'oretta scarsa, è stato mostrato nella città dei cani, Milano, dove non si registrano maltrattamenti né randagismo. Anzi, si eccede in senso opposto e l'etologo Roberto Marchesini non ha evitato di tirare le orecchie a chi umanizza Fido. «Bisogna accettare la loro diversità anche quando annusano qualcosa di sconveniente. Sono cani. Non sono nati per stare sul divano ma per uscire e divertirsi con i loro compagni. Non hanno paura a sporcarsi i piedini se piove». E ieri diluviava. In platea però qualche meticcio si è guardato il film senza fiatare. Ma, vivaddio, consoliamoci almeno con questa dannata metropoli che i cagnolini non li maltratta. Li ama forse più del dovuto. Meglio qualche peccatuccio che... Angelo.
Stefano Giani 30/10/2018 - ilgiornale.it

venerdì 26 ottobre 2018

Giustizia per Raol

Se già il doppio appuntamento estivo del Palio di Siena è più che sufficiente a riscaldare gli animi grazie alla morte, nel corso degli anni, di diverse decine di cavalli, l'orribile incidente occorso nella superflua edizione straordinaria dell'evento ha reso questa tradizione (o comunque il caparbio modo in cui viene gestita) definitivamente odiosa a molta opinione pubblica.
Dopo il decesso di Raol, il cavallo costretto a correre lo scorso 20 ottobre per la contrada della Giraffa lungo le pericolosissime curve del famoso tracciato, le associazioni hanno deciso di non limitarsi alle dichiarazioni. Animalisti Italiani, LNDC-Animal Protection, OIPA e Progetto Islander annunciano un esposto.
Dice l'avvocato Michele Pezone, responsabile Diritti Animali LNDC: "Solleciteremo la Procura competente affinché ponga in atto ogni misura per accertare se vi siano possibili responsabilità da punire a norma di legge".

giovedì 18 ottobre 2018

Stop all’uso delle gabbie negli allevamenti: il Ministro Grillo inaugura la mostra alla Camera dei Deputati


Lancio italiano, presso la Camera dei Deputati, alla presenza del Ministro della Salute Giulia Grillo e di deputati e senatori, della campagna europea per chiedere la fine dell’uso delle gabbie negli allevamenti.
Giulia Grillo: “Ci sarà un impegno da parte di questo Ministero nel vigilare e lavorare sul benessere degli animali, promuovendo quelle politiche che vadano in questa direzione. Mi auguro che questa iniziativa dei cittadini raggiunga l’obiettivo prefissato di un milione di firme.”
Nell’Unione europea sono almeno 300 milioni gli animali allevati in gabbia ogni anno. Nel nostro Paese circa 50 milioni di animali – conigli, galline, scrofe, vitelli e quaglie – sono costretti a vivere in spazi estremamente ristretti: un foglio A4 per galline e conigli, l’area di uno smartphone per le quaglie, e sbarre così strette da non potere girare su se stesse e prendersi cura dei propri piccoli per le scrofe. Questi animali trascorrono gran parte o tutta la loro vita senza poter esprimere i comportamenti che sono per loro naturali: le galline non possono stendere le ali, i conigli non possono stare sulle zampe posteriori o stendersi lateralmente, le quaglie non possono volare, le scrofe grufolare e preparare il nido per i loro piccoli.
Secondo il movimento europeo dei cittadini che lavora per migliorare le condizioni di vita degli animali, l’uso delle gabbie negli allevamenti è una barbarie istituzionalizzata e del tutto anacronistica. Per questo il movimento si è raccolto compatto nella più grande coalizione mai riunitasi per un’iniziativa europea dei cittadini. End the Cage Age comprende, infatti, più di 130 associazioni, di cui 19 in Italia, e ha già raccolto oltre 100.000 firme in tutta l’UE.
Oggi l’iniziativa è stata ufficialmente lanciata nel nostro Paese e presentata a Roma nel corso della conferenza stampa che ha visto la partecipazione del Ministro della salute Giulia Grillo. Sono intervenuti anche l’eurodeputata Eleonora Evi (M5S), l’On. Ilaria Fontana (M5S) e la Senatrice Loredana De Petris (LeU) presidente del Gruppo Misto, nel complesso di Vicolo Valdina, presso la Camera dei Deputati.
Il Ministro Grillo ha visitato la mostra e ha firmato la petizione europea dichiarando: “Questo è un tema importante e di salute pubblica in quanto il mio Ministero si occupa anche della parte veterinaria e del benessere degli animali. Parliamo di esseri senzienti che provano gioia e dolore: questo è riconosciuto dalla scienza e si riflette nelle nostre scelte. C’è bisogno di maggiore attenzione sia da parte dell’opinione pubblica che della politica. E’ un tema a cui noi siamo molto attenti da sempre e vogliamo rispondere in tutti i modi possibili a questa richiesta. Ci sarà un impegno da parte di questo Ministero nel vigilare e lavorare sul benessere degli animali, promuovendo quelle politiche che vadano in questa direzione. Mi auguro che questa iniziativa dei cittadini raggiunga l’obiettivo prefissato di un milione di firme”.
La mostra resterà aperta al pubblico fino alle 14 del 19 ottobre (dalle 10 alle 18, il 17 e 18 ottobre con ultimo ingresso alle 17,30 e dalle 10 alle 14 il 19 ottobre con ultimo ingresso alle 13,30).

martedì 9 ottobre 2018

Domani arriva davanti al TAR il ricorso di Federcaccia che chiede l’estensione del periodo venatorio, ma per il Wwf “la protezione è la regola, la caccia l’eccezione”.

Si discuterà domani di fronte al TAR dell’Aquila la domanda cautelare presentata da Federazione Italiana della Caccia e Federcaccia Abruzzo contro il calendario venatorio 2018/2019, del quale si chiede un’estensione in termini temporali e nel numero delle specie cacciabili; un ricorso dal quale altre associazioni venatorie si sono dissociate.
Il Wwf ha presentato in proposito un atto di intervento ad opponendum e domani sarà presente in aula con gli avvocati Michele Pezone ed Herbert Simone. Nel proprio documento l’associazione ambientalista risponde punto per punto alle argomentazioni portate avanti nel ricorso, che viene giudicato inammissibile e infondato, e ribatte con la frequente citazione di altre sentenze in merito, pronunciate anche dallo stesso TAR dell’Aquila, a ciascuna delle motivazioni espresse dalle due associazioni ricorrenti.
La richiesta di sospensione delle parti del calendario, che porrebbero limiti all’attività venatoria, appare fondata essenzialmente sulla lesione delle aspettative a esercitare pienamente “il diritto di caccia” da parte dei cacciatori. Ferma restando l’infondatezza di tali richieste, non v’è dubbio che nel bilanciamento degli interessi contrapposti è preminente la tutela di quelli ambientali e della vita della fauna protetta. Lo dice chiaramente la legge 157/92 all’art. 1 comma 2: “L’esercizio dell’attività venatoria è consentito purché non contrasti con l’esigenza di conservazione della fauna selvatica e non arrechi danno alle produzioni agricole”.
“Colpisce il fatto che si vogliano aumentare i giorni di caccia e le specie cacciabili anche a fronte degli ultimi drammatici incidenti che hanno evidenziato l’incompatibilità tra gli spari e la fruizione turistico-ricreativa del territorio e quando si comincia anzi giustamente a pensare di vietare l’esercizio venatorio nei giorni festivi”, commenta l’avvocato Michele Pezone.

“La 157/92, chiamata riduttivamente “legge sulla caccia”, regola sì anche l’esercizio venatorio, ma le sue finalità non si esauriscono con questa funzione”, ha aggiunto l’avvocato Herbert Simone, che è stato anche vice presidente del Wwf Abruzzo. “In sostanza, la protezione è la regola, la caccia l’eccezione”.
Fonte: Rete8.it