domenica 28 maggio 2017

Condannati a 16 mesi (sei di lavoro in canile) i quattro che hanno ucciso il cane Angelo


Sedici mesi, il massimo della pena. Questa la condanna per i quattro giovani calabresi che a Sangineto, provincia di Cosenza, hanno impiccato e ucciso a bastonate il cane Angelo, emessa dal giudice monocratico del Tribunale di Paola, Alfredo Cosenza. L’esecuzione della pena per Giuseppe Liparoto, Nicholas Fusaro e Francesco e Luca Bonanata è stata sospesa subordinandola a sei mesi di lavori di pubblica utilità da svolgersi presso associazioni animaliste, in un canile municipale. “Il buon esito dell’attività dovrà comunque essere certificato dal responsabile della struttura”, spiega l’Enpa in una nota. Inoltre, per gli imputati del gesto efferato avvenuto il 24 giugno scorso, il giudice monocratico del tribunale di Paola ha stabilito il pagamento di duemila euro di risarcimento danni per ciascuna parte civile, tra cui il Comune di Sangineto e una ventina di associazioni e il pagamento delle spese processuali. Il giudice Cosenza ha anche disposto la confisca del badile utilizzato dai quattro imputati per uccidere il cane Angelo dopo averlo sottoposto a sevizie. Sin dal primo mattino, in attesa della sentenza, l’Associazione animalisti italiana ha attuato un sit in davanti il palazzo di giustizia.

sabato 29 aprile 2017

Processo per l’uccisione del cane Angelo, i quattro imputati chiedono il rito abbreviato

Hanno chiesto il rito abbreviato i quattro giovani accusati di avere seviziato ed ucciso a Sangineto (Cosenza) un cane randagio, Angelo, e di avere postato poi il video su Facebook. Il gup del Tribunale di Paola (Cosenza) ha aggiornato l’udienza al 18 maggio per la decisione. “I miei assistiti -, ha detto Alessandro Gaeta, avvocato di due degli imputati – stanno vivendo con molta sofferenza la vicenda, si sono resi conto del gravissimo fatto avvenuto e la portata del gesto. Scelgono di accedere al rito abbreviato affinché il processo finisca il più veloce possibile e questo non per chiudere la vicenda che nelle loro vite non si chiuderà mai. Siamo consapevoli infatti, che tutto ciò ha segnato per sempre la loro vita. Al termine del processo verrà pareggiato il conto con la giustizia, ma quello con la morale non si chiuderà mai”. 

martedì 7 marzo 2017

Giornata della Natura. Nove associazioni firmano la Carta di Roma

Roma, 3 marzo 2017 - In occasione del World WildLife Day, la giornata internazionale della natura indetta dalle Nazioni Unite, le associazioni ENPA, Il Rifugio degli asinelli, Italian Horse Protection, LAV, Legambiente, Lega nazionale per la difesa del cane, Lipu-BirdLife Italia, Rete dei santuari di animali liberi in Italia, WWF Italia hanno scritto questa mattina al presidente del consiglio dei ministri Paolo Gentiloni, al ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare Gian Luca Galletti, al ministro della Salute Beatrice Lorenzin e al presidente della conferenza delle Regioni e delle Province autonome Stefano Bonaccini, inviando loro la “Carta di Roma” per il recupero degli animali salvati non a fini di lucro, appena sottoscritta dai rappresentanti delle nove associazioni.
Carla Rocchi, presidente nazionale ENPA, Barbara Massa, direttrice nazionale Il RIFUGIO degli ASINELLI, Sonny Richichi, presidente nazionale Italian Horse Protection, Gianluca Felicetti, presidente nazionale LAV, Rossella Muroni, presidente nazionale LEGAMBIENTE, Michele Pezone, responsabile diritti animali LEGA NAZIONALE per la DIFESA del CANE, Fulvio Mamone Capria, presidente nazionale Lipu-BirdLife Italia, Patrizia Fantilli, direttore ufficio legale WWF Italia si sono appositamente incontrati presso una delle tante strutture esistenti in Italia, il Centro di Recupero della Fauna Selvatica attivo a Roma e gestito da Lipu-BirdLife Italia, che vive giornalmente l’assenza normativa, i ritardi e l’assenza cronica di risorse economiche da parte delle Istituzioni competenti.

mercoledì 25 gennaio 2017

ITALICUM. CONSULTA BOCCIA BALLOTTAGGIO. SALVATO IL PREMIO DI MAGGIORANZA.

Oggi, 25 gennaio 2017, la Corte costituzionale si e' pronunciata sulle questioni di legittimita' costituzionale della legge elettorale n. 52 del 2015 (c.d. Italicum), sollevate da cinque diversi Tribunali ordinari. La Corte ha respinto le eccezioni di inammissibilita' proposte dall'Avvocatura generale dello Stato. Ha inoltre ritenuto inammissibile la richiesta delle parti di sollevare di fronte a se stessa la questione sulla costituzionalita' del procedimento di formazione della legge elettorale, ed e' quindi passata all'esame delle singole questioni sollevate dai giudici. Nel merito, ha rigettato la questione di costituzionalita' relativa alla previsione del premio di maggioranza al primo turno, sollevata dal Tribunale di Genova, e ha invece accolto le questioni, sollevate dai Tribunali di Torino, Perugia, Trieste e Genova, relative al turno di ballottaggio, dichiarando l'illegittimita' costituzionale delle disposizioni che lo prevedono. Ha inoltre accolto la questione, sollevata dagli stessi Tribunali, relativa alla disposizione che consentiva al capolista eletto in piu' collegi di scegliere a sua discrezione il proprio collegio d'elezione. A seguito di questa dichiarazione di incostituzionalita', sopravvive comunque, allo stato, il criterio residuale del sorteggio previsto dall'ultimo periodo, non censurato nelle ordinanze di rimessione, dell'art. 85 del d.p.r n. 361 del 1957. Ha dichiarato inammissibili o non fondate tutte le altre questioni. All'esito della sentenza, la legge elettorale e' suscettibile di immediata applicazione.