mercoledì 9 settembre 2020

GRAN SASSO, TUTTI I RETROSCENA DELLE INDAGINI DELLA PROCURA SUI LABORATORI DI FISICA

 


I Carabinieri dei NOE nell'informativa ai PM " gestione operativa dei rifiuti degli esperimenti da parte dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso insufficiente dal punto di vista del controllo e della tracciabilità" ma la Procura non approfondisce. 

Vedute diverse tra Parco nazionale e Carabinieri N.O.E. da una parte e Procura dall'altra sulla necessità del nulla osta dell'area protetta per costruire gli apparati sperimentali. 

Nessuna valutazione sulle omissioni dei Piani di sicurezza obbligatori per la direttiva EU "Seveso" sulla prevenzione degli incidenti rilevanti, lacune colmate dalle prefetture solo dopo i nostri esposti. 

Per la Procura "inattuata" la Valutazione di Incidenza ma eventuali reati prescritti. 

Domani udienza a Teramo sull'opposizione alla richiesta di archiviazione formulata dalla Stazione Ornitologica Abruzzese. 

Domani si terrà davanti al GIP del tribunale di Teramo l'udienza che deciderà sull'opposizione alla richiesta di archiviazione formulata dalla Procura di Teramo in merito a diverse questioni che erano state sollevate in plurimi esposti della Stazione Ornitologica Abruzzese, formulati a seguiti di approfonditi accessi agli atti presso tutti gli enti.

La Procura, dividendo i fascicoli, ha ritenuto, come viene ribadito nella richiesta di archiviazione, di richiedere il processo esclusivamente per alcune questioni legate al rischio per l'acqua, sequestrando tra l'altro in quel procedimento la captazione ma non i manufatti da cui secondo la procura si determina la condizione di rischio.

E sulle altre questioni, altrettanto delicate, cosa dicono gli atti di questo e la Procura nella richiesta di archiviazione?

Intanto i Carabinieri dei NOE arrivano a stigmatizzare, testualmente, una "gestione operativa dei rifiuti degli esperimenti da parte dei

Laboratori Nazionali del Gran Sasso insufficiente dal punto di vista del controllo e della tracciabilità". Tutto ciò in un'informativa degli inizi del 2019, quando i problemi sull'acqua erano già noti e il sequestro della captazione già operativo da mesi. Eppure la Procura, a leggere la richiesta di archiviazione, sembra non aver inteso approfondire adeguatamente una segnalazione così dura da parte della P.G. Chissà cosa direbbe un qualsiasi artigiano alle prese con la burocrazia sulla gestione dei rifiuti aziendali di un trattamento di questo genere...

La Valutazione di Incidenza sugli esperimenti dei Laboratori di Fisica, come Borexino, era necessaria anche per la Procura di Teramo ma non è stata mai fatta. La direttiva, secondo i PM, sarebbe rimasta, testualmente, "inattuata". I reati, però, sempre secondo i PM sarebbero prescritti quando ad avviso di chi si oppone all'archiviazione è evidente che l'omissione è permanente essendo l'esperimento Borexino ancora in corso. Sarebbe come ammettere che qualcuno possa continuare a guidare senza patente perché la doveva chiedere 20 anni fa e non l'ha fatto allora.

L'ufficio legale del Parco del Gran Sasso e il suo presidente, l'avv Navarra, assieme ai NOE nelle loro note nel fascicolo concordano sulla necessità per gli esperimenti del nulla osta del Parco, ma la procura è di diverso avviso con un'interpretazione che, se accettata, suonerà come una vera e propria beffa per le decine di migliaia di cittadini che hanno dovuto chiedere  ai parchi nazionali italiani il nulla osta anche solo per mettere un bombolone per il riscaldamento della loro civile abitazione o fare una recinzione.

Nessun adeguato approfondimento a giudizio degli opponenti da parte dei PM sulle inequivocabili omissioni relative all'applicazione della Direttiva "Seveso" sulla prevenzione degli incidenti rilevanti (D.lgs.105/2015) segnalate dalla S.O.A. in plurimi esposti con decine di allegati che dimostrano come i Rapporti e i Piani di sicurezza fossero o scaduti da anni al momento degli esposti o addirittura mai approvati. Solo dopo gli esposti dei cittadini gli enti hanno regolarizzato il tutto approvando Rapporto di Sicurezza e Piano di Emergenza Esterno, peraltro con pesanti questioni rimaste sul tavolo sul comportamento degli enti anche nell'iter di approvazione come emerge chiaramente dai documenti citati nell'opposizione all'archiviazione. Nessun accenno a tali aspetti, ai fatti e alle eventuali scusanti nella richiesta di archiviazione formulata forumulata dai PM su questi temi ampiamente trattati negli esposti. Come mai? Eppure ci sono anche questioni non banali, come quelle connesse al rischio sismico, sollevate da documenti della protezione civile nazionale, incredibilmente omesse dagli enti.

Per non parlare degli aspetti dei titoli edilizi sollevati negli esposti del 2018, con gli stessi laboratori che in una recente nota ammettono di aver depositato a novembre 2019, a indagini già chiuse, al Comune di L'Aquila la SCIA in sanatoria per il bunker di cemento armato costruito nei laboratori per schermare le radiazioni dell'esperimento LUNA MV. Come mai la Procura non si è accorta della mancanza del titolo edilizio che con tutta evidenza non c'era al momento degli esposti e delle indagini? Come mai non si è accorta che il bunker era stato costruito prima di ottenere anche la Valutazione di Incidenza Ambientale e la Verifica di Assoggettabilità a V.I.A. (procedimenti avviati solo dopo gli esposti e conclusisi favorevolmente per i laboratori solo un mese fa con tanto di sanzione da 35.000 euro)? Come mai non fu emesso alcun provvedimento rispetto al manufatto, quando invece si è arrivati a sequestrare l'acqua messa in pericolo e non la fonte del pericolo?

Questi e altri aspetti sono trattati nella richiesta di opposizione all'archiviazione che sarà discussa domani alle 15 davanti al GIP . La Stazione Ornitologica Abruzzese, difesa dall'Avv. Michele Pezone, ha chiesto approfondimenti investigativi allegando una lunga memoria con passaggi inequivocabili basati sugli atti.

Al di là dell'eventuale sussistenza di reati, la documentazione che emerge disegna un quadro veramente sconfortante su quanto accaduto in questi anni. Tutto ciò in ogni caso rimarrà agli atti, comprese le azioni che sono state messe in campo dagli enti per cercare di regolarizzare la situazione solo grazie a questi esposti dei volontari della SOA, ed è per questo che riteniamo opportuno che siano conosciuti da quei cittadini che sono giustamente preoccupati del futuro della loro acqua e del loro territorio.

Fonte: Comunicato stampa SOA

martedì 28 luglio 2020

Orso ucciso a Pettorano sul Gizio: riconosciuta responsabilità civile imputato. La soddisfazione del WWF

PESCARA – La vicenda dell’Orso ucciso a Pettorano sul Gizio nel 2014 finalmente si chiude con l’accertamento della responsabilità civile dell’imputato, sancita con la sentenza della Corte d’Appello di L’Aquila del 22 luglio che ribalta quanto stabilito con la sentenza di I grado.
Esiste un colpevole per l’Orso ucciso e l’imputato dovrà risarcire i danni alle Associazioni.
Per un vizio di forma che ha provocato l’inammissibilità dell’appello proposto dal Procuratore generale, unico modo per ottenere una condanna penale, la condanna è solo civile ed è stata possibile proprio grazie al fatto che le Associazioni ambientaliste WWF Italia, LAV e Salviamo l’Orso avevano impugnato la sentenza di I grado e avviato l’appello per la condanna civile.
“Esprimiamo la nostra soddisfazione per questa sentenza – dichiara Filomena Ricci, delegato regionale del WWF Abruzzo – che al di là degli aspetti formali, condanna in maniera inequivocabile chi ha imbracciato un fucile e sparato a un Orso. È la prima volta che in un processo indiziario per lo sparo a un Orso bruno marsicano si accerta una responsabilità, seppure solo civile, e si infligge una condanna. Ci auguriamo che questa vicenda giudiziaria ribadisca l’importanza della tutela della fauna selvatica e dell’Orso marsicano in particolare e non veda più impuniti gli episodi a danno degli animali selvatici”.
“Questa è una sentenza destinata a creare un precedente giurisprudenziale importante in tema di uccisione di animali selvatici – continua l’Avvocato Michele Pezone, che ha rappresentato le Associazioni ambientaliste nel processo – Si è arrivati a questo risultato grazie a esami e prove scientifiche, quali analisi medico-veterinarie, autopsia, consulenze balistiche. L’esito del giudizio ripaga dell’impegno profuso in questa vicenda e sottolinea la grande attenzione che merita un animale come l’Orso marsicano, simbolo della nostra Regione”.
Fonte: ekuonews.it

sabato 2 maggio 2020

Orso M49: una storia di libertà finita in gabbia

Michele Pezone, Responsabile Diritti Animali LNDC afferma che “In base alla normativa vigente e al PACOBACE, Piano d’Azione Interregionale per la Conservazione dell’Orso Bruno sulle Alpi Centro Orientali, è vietata la cattura, il disturbo, l’uccisione dei grandi predatori, a meno che non siano effettivamente pericolosi”, afferma Michele Pezone, Responsabile Diritti Animali LNDC. “Dunque, non vi è motivo di rinchiudere un animale che solo in pochi casi si è introdotto in edifici isolati come baite e malghe d’alpeggio disabitate. Sempre in base al PACOBACE, al massimo, la cattura dell’orso poteva essere effettuata, quale azione di controllo, allo scopo di spostamento e/o radiomarcaggio e con il conseguente rilascio dell’animale”.

domenica 5 aprile 2020

Il lavoro della LNDC in questi giorni difficili


Scrivo queste poche righe nella serata del 30 marzo 2020. Le ultime notizie apprese dai mezzi d’informazione cominciano ad essere incoraggianti, anche se rimane ancora altissimo il numero dei contagiati e dei morti da covid-19.
Sui social, da diversi giorni, vengono condivisi articoli che spiegano come quest’ultimo tipo di coronavirus, così come l’Aids, la Sars, l’Ebola, l’influenza aviaria e quasi tutte le recenti pandemie, sia sempre derivato dallo sfruttamento animale unito alla deforestazione, che riduce gli habitat naturali per gli animali e favorisce lo spillover, cioè il salto di specie da parte del virus stesso, che finisce così per essere una sorta di risposta della natura alle aggressioni poste in essere dall’uomo. Ce n’è abbastanza per sentirsi dentro un film di fantascienza, solo che è tutto maledettamente reale.  
Giustamente le attenzioni sono concentrate su quanto sta accadendo negli ospedali, sul lavoro eroico dei medici e del personale sanitario e sulle difficoltà derivanti dalle rigorose misure di contenimento del virus. In questi giorni tutti sono messi a dura prova, anche le associazioni di protezione animale, che si sono trovate persino a dover intensificare la loro attività. La LNDC, già nei primi giorni di emergenza, ha dovuto riorganizzare il lavoro dei propri volontari in tutta Italia. Le pratiche di adozione dei cani sono sospese, ma l’attività di cura e gestione degli animali nei canili e nelle oasi feline continua, ed è giustificata non solo da motivi di necessità, ma anche di salute, come chiarito da un’apposita circolare della Direzione Sanità Animale del Ministero della Salute. In una recente riunione (ovviamente nelle forme della conference call) con gli altri membri dell’Eurogroup for Animals, abbiamo avuto la conferma che l’Italia è stata la prima ad avere emanato disposizioni specifiche sulla cura degli animali in questa emergenza. Siamo stati contattati dalla Protezione Civile e messo a disposizione i nostri volontari per le attività di recupero, con le dovute precauzioni, degli animali dalle abitazioni di persone colpite da coronavirus e sottoposte a quarantena o ricoverate in ospedale. Abbiamo attivato una mail dedicata per rispondere alle tante domande che ci vengono poste dai cittadini che hanno animali in casa e non sanno bene come doversi comportare. Ma queste sono solo le prime cose di cui ci siamo dovuti occupare. Non sappiamo come evolverà la situazione nelle prossime settimane, e possiamo solo sperare che tutto finisca presto altrimenti ci sarà un colpo durissimo per tutti, compresi i tanti animali chiusi nei canili e in attesa di una adozione, che finiranno per essere travolti da una crisi senza precedenti.
Oltre a questa speranza, ne abbiamo un’altra: che questa prova porti con sé anche l’occasione di cambiare radicalmente alcune nostre abitudini che, come sentiamo ripetere ormai da decenni, incidono negativamente sul pianeta, e che ci sia una spinta per la messa al bando degli allevamenti intensivi e di altri luoghi dell’orrore, dove potrebbero annidarsi i prossimi focolai di agenti patogeni. Tra le tante frasi lette sui social, ce n’é una che pare adattarsi a questa situazione, anche se era stata scritta su un palazzo di Santiago del Cile in occasione della rivolta dell’ottobre scorso: “Non torneremo alla normalità, perché la normalità era il problema”. Ecco, la speranza è che questo momento terribile apra la strada ad un nuovo modo di intendere la “normalità”, un nuovo modo di stare in pace con il mondo.
(pubblicato sul blog della LNDC "Una Zampa sul cuore")