domenica 13 dicembre 2020

CACCIA, ARRIVA LA "RECINTO TAX". SOPRUSO DELLA REGIONE ABRZZO SUI CITTADINI CHE VOGLIONO VIETARE LA CACCIA SUI PROPRI TERRENI


La Regione Abruzzo si inventa una sorta di "recinto tax" da migliaia di euro.

L'incredibile caso: l'ente sbaglia legge e impone balzello pesantissimo ai tanti cittadini preoccupati per la propria incolumità che hanno chiesto di vietare la caccia sui propri terreni: "costruite recinzioni alte 1,2 metri" da migliaia di euro invece di mettere semplici tabelle da un euro esenti tasse.
Stazione Ornitologica Abruzzese: ora diffida, poi esposti ad ogni livello affinché si valutino eventuali abusi, omissioni e danni erariali, patrimoniali o esistenziali.
La Regione Abruzzo si inventa l'ennesimo balzello per i cittadini, una sorta di "recinto tax" da migliaia e migliaia di euro imponendo alle persone che vogliono vietare l'accesso ai cacciatori sui propri terreni di recintarli con muri o reti metalliche, con spese enormi, quando basterebbero, secondo la legge nazionale 157/1992, semplici tabelle da pochi euro esenti da tasse.
L'incredibile caso è il seguente. Nelle scorse settimane tanti cittadini hanno puntualmente chiesto alla Regione Abruzzo di vietare la caccia sui propri terreni in base ad una specifica possibilità prevista dall'art.15 della legge nazionale 157/1992 che disciplina l'attività venatoria. Infatti, esiste questo caso speciale in cui, al momento dell'approvazione del Piano Faunistico Venatorio, cosa avvenuta a fine settembre dopo decenni, la legge consente ai privati di richiedere alla Regione di imporre il divieto di caccia sui propri terreni.
I commi 3 e 5 dell'articolo 15 sono chiarissimi nel definire le modalità con cui la richiesta, se accolta, viene attuata:
"3. Il proprietario o conduttore di un fondo che intenda vietare sullo stesso l'esercizio dell'attivita' venatoria deve inoltrare, entro trenta giorni dalla pubblicazione del piano faunistico-venatorio, al presidente della giunta regionale richiesta motivata che, ai sensi dell'articolo 2 della legge 7 agosto 1990, n. 241, dalla stessa e' esaminata entro sessanta giorni.
...
5. Il divieto e' reso noto mediante l'apposizione di tabelle, esenti da tasse, a cura del proprietario o conduttore del fondo, le quali delimitino in maniera chiara e visibile il perimetro dell'area interessata."
Cosa risponde incredibilmente la dirigente della regione Sico? Invece di istruire le tantissime pratiche pervenute esaminando caso per caso quelle che vanno accolte e quelle che vanno rifiutate, motivando ovviamente il diniego, pretende di far costruire recinzioni come muri o reti metalliche tutto attorno alle proprietà per un'altezza di 1,2 metri, imponendo illegittimamente costi esorbitanti da migliaia se non decine di migliaia di euro, a seconda della superficie.
Peccato che la norma regionale citata dalla dirigente regionale sia quella che regola la chiusura dei terreni in qualsiasi altro momento mentre la procedura attivata dai cittadini riguarda come detto un caso completamente diverso, come detto quello della "finestra" temporale di soli 30 giorni prevista in caso di approvazione del Piano faunistico venatorio, in cui valgono altre procedure molto chiare ed inequivocabili. Tra l'altro già sarebbe un salasso in tempi normali, figurarsi oggi con la crisi del Covid.
Dichiara l'Avv. Michele Pezone "Ho già avuto mandato per diffidare la regione e di proporre, qualora non facciano marcia indietro, di interessare le procure per valutare la sussistenza di eventuali reati nonché di contestare eventuali danni erariali, patrimoniali o esistenziali. Faccio notare che tanti cittadini hanno esercitato un loro diritto alla luce di norme chiarissime e certo non si possono frapporre ostacoli sbagliando per giunta pure l'articolo di legge quando i cittadini avevano esplicitamente indicato la procedura alla base della loro richiesta, quella speciale, appunto, prevista dalla legge nazionale nel caso specifico dell'approvazione del Piano faunistico. I cittadini diligentemente hanno chiesto di escludere i propri terreni dalla programmazione faunistica motivando la domanda in maniera approfondita. Ad esempio, tanti hanno paura. Sono preoccupati per la propria incolumità e di quella dei propri cari in considerazione dei numerosi incidenti di caccia che avvengono coinvolgendo anche persone che magari stanno facendo una semplice passeggiata sui propri terreni. Questa richiesta si può respingere solo se contrasta con la programmazione venatoria. Se, invece, viene accolta, basterà, come dice la legge in maniera evidente anche ad un profano, mettere tabelle esenti da tasse."
Dichiara Massimo Pellegrini, presidente della Stazione Ornitologica Abruzzese "Non so cosa sia più deprimente, la mancanza di conoscenza di norme nazionali chiarissime oppure il vero e proprio sopruso che la Regione vuole imporre ai cittadini con un salasso economico. Ovviamente reagiremo a tutti i livelli, ci siamo stancati di questi atteggiamenti ostruzionistici e infondati quando addirittura vengono ferite o peggio uccise persone mentre stanno semplicemente godendo della propria campagna. È veramente insopportabile che un privato non possa trascorrere il tempo libero in tranquillità dove vive oppure dove vuole trascorrere in santa pace un week-end, pagando pure un'IMU salata allo Stato per i propri terreni. I cittadini che hanno fatto richiesta ci contattino perché porteremo il caso a tutti i livelli affinché i loro diritti siano rispettati"

Fonte: comunicato stampa Stazione Ornitologica Abruzzese

giovedì 10 dicembre 2020

Una legge per Difenderli - di Luca Sciortino (Panorama, n. 50 del 9/12/2020)

 

        Una voce flebile, sovrastata dal frastuono delle discussioni sull’attuale emergenza economica e sanitaria, chiede ai governi interventi legislativi che favoriscano un rinnovato rapporto con la natura. È frutto della percezione ormai diffusa che ciò che facciamo agli animali e alle piante si ripercuote su noi stessi. A essere divenuti oggetto di attenzione sono gli allevamenti intensivi e la distruzione degli habitat naturali che ci mettono a contatto con gli animali selvatici favorendo il salto di specie di virus e batteri. La spinta a interventi legislativi che regolino il rapporto uomo-animale non poteva che partire proprio dalle specie domestiche. Una nuova legge che sta per entrare in vigore in Germania, fortemente voluta dal ministro dell’agricoltura Julia Klöckner, può essere considerata il primo passo verso un riconcepimento della legislazione sugli animali. La Hundeverordnung, come si chiama la nuova ordinanza tedesca, impone ai proprietari di portare a spasso i propri cani almeno due volte al giorno e per un periodo di tempo complessivo di almeno un’ora.

In Italia, la nuova sensibilità verso le altre specie è quasi assente nei dibattiti sulla ripartenza economica post-epidemia, ma sta crescendo nella società civile. ll recente convegno organizzato dalla Lega Nazionale per la Difesa del Cane (LNDC) dal titolo “Diritti degli animali: le nuove frontiere per la loro tutela” è solo l’ultimo dei molti eventi che hanno visto la partecipazione non solo di esperti ma anche di migliaia di cittadini collegati in rete. Questi ultimi chiedevano una nuova legislazione sugli animali capace non solo di punire le violenze, ma anche di impedire i cosiddetti maltrattamenti etologici, quelli che impongono all’animale ambienti di vita insopportabili per le caratteristiche della specie, tra questi gli allevamenti intensivi per la produzione di carne, le gabbie per animali selvatici da pelliccia, i canili lager, i laboratori di ricerca e i circhi. L’epidemia di Covid ha infatti riproposto a più riprese questo problema, per esempio quando molti governi hanno ordinato l’abbattimento di milioni di visoni che avevano sviluppato e trasmesso mutazioni del virus del Covid. Lo stesso ministro della salute Roberto Speranza la settimana scorsa ha firmato un’ordinanza per la sospensione dell’attività degli allevamenti di questi animali.

Michele Pezone, avvocato e responsabile nazionale diritti animali (LNDC), dice che c’è urgente bisogno di modificare il quadro legislativo per chi commette reati a danno degli animali: «I problemi da affrontare sono molti. Prima di tutto, nel caso di violenze o di mancato soccorso nessuno sconta nemmeno un giorno di prigione, e anzi spesso il colpevole non finisce nemmeno sul banco degli imputati». Alcuni esempi tratti dalla cronaca recente rendono il concetto più chiaro. Alcuni mesi fa un pastore sardo, per punire il suo cane che aveva sbranato una pecora, lo legò all’auto e lo trascinò per la strada. «Anche se una volante dei Carabinieri colse il pastore in fragranza di reato» racconta Pezone « la vicenda giudiziaria si concluse con una semplice messa alla prova: di fatto, il pastore evitò il processo andando a fare fotocopie per qualche giorno in un ufficio comunale di fronte casa sua. Tutto questo perché la legge 189 del 2004 prevede pene detentive troppo basse, tali per cui gli imputati alla prima udienza possono scegliere di andare a lavorare in comune o presso altri enti evitando a piè pari il processo e mantenendo pure la fedina penale pulita». C’è poi un altro caso emblematico riguardante l’omissione di soccorso: una sera un cane rimase fuori dal cancello di una villa senza che i suoi proprietari se ne accorgessero; questi ultimi lo trovarono agonizzante la mattina successiva dopo che era stato investito molte ore prima. Tempo dopo un tizio si presentò dai proprietari chiedendo il risarcimento per la propria auto danneggiata dall’investimento. Anche se Pezone, che seguì il caso, riuscì a dimostrare il mancato soccorso, e che il danno affettivo subito dai proprietari del cane era maggiore di quello economico di un paraurti, restava il fatto che l’omissione di soccorso agli animali coinvolti in un incidente non costituisce reato, ma solo un illecito amministrativo punito con l’articolo 189 comma 9 bis del codice della strada. Insomma, male che vada, chi non soccorre un cane agonizzante se la può cavare con una sanzione dai 413,00 ai 1658,00 euro. Prendiamo ora un altro caso, una lesione colposa causata da un veterinario che commetta gravi errori determinando la morte di un animale. Bene, il fatto non costituisce reato e il colpevole al massimo dovrà attivare la propria polizza assicurativa per risarcire il danno. E che dire del caso così frequente di un cane legato a vita a una catena e costretto a vivere un’intera vita in solitudine? Pezone spiega che solo recentemente sono state approvate alcune leggi regionali che vietano questa pratica. Come dire che in certe regioni è consentita. In questo caso bisogna notare che quando un cane è tenuto alla catena è costretto a fare i bisogni dove si accuccia, una circostanza difficile da sopportare perché assolutamente in contrasto il comportamento tipico della sua specie. La selezione naturale ha premiato questo tipo di ethos non a caso: stare lontano dai propri bisogni significa stare lontano da batteri e virus. E qui arriviamo dritti al problema degli animali tenuti in condizioni che producono loro sofferenza. Per punire il maltrattamento etologico ci si può appellare solo a un’elaborazione giurisprudenziale dell’articolo 727 del codice penale. Questo articolo prevede un’ammenda da mille a diecimila euro a chi detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura. Ma nella maggior parte dei casi nessuno può essere condannato perché esiste una clausola di esclusione per varie attività tra cui quelle commerciali e non solo quella dell’industria alimentare. Anzi, come fa notare Pezone, «si potrebbe dire che da una parte la legge nega di fare qualcosa e dall’altra lo permette: se in generale il maltrattamento etologico è vietato, dall’altro è ammesso per una serie di ragioni economiche». Il fatto nuovo è che l’umanità si sta rendendo conto che questi maltrattamenti etologici finiscono per minare alla base la sua stessa sopravvivenza.

 Che fare dunque? Negli ultimi cinquant’anni, diversi studiosi del problema hanno suggerito di riconsiderare i diritti degli animali partendo dal presupposto che non esiste alcuna distinzione netta tra noi e loro per quanto riguarda la capacità di soffrire. «Se ripensassimo la legislazione partendo dal fatto che l’uomo rientra nel regno degli animali, come suggerisce la teoria dell’evoluzione, e che tutti gli animali hanno gli stessi diritti alla vita, allora i principi giuridici più elementari, come per l’appunto il diritto alla vita e alla non sofferenza, sarebbero gli stessi per noi e per loro. A quel punto sarebbe inammissibile non punire severamente l’omissione di soccorso o l’abbandono di un animale alla catena». Tom Regan, un filosofo dei diritti degli animali, ha notato che se diamo valore alla vita di un essere umano a prescindere del grado di razionalità che manifesta nel suo comportamento, allora dovremmo dare un analogo valore anche a un animale non umano. Resta il fatto che più delle leggi può il grado di civiltà e il buon senso dei singoli. Per combattere il caso dei canili lager, basterebbe cambiare le nostre scelte: anziché spendere migliaia di euro per un cane di razza alla moda si potrebbe regalare qualche anno di vita felice a un cane che ha sofferto per tutta la sua esistenza.  

domenica 15 novembre 2020

Maltrattamenti e diritti animali. Dopo il Convegno indetto dalla LNDC Animal protection, le soluzioni emerse alle diverse problematiche sono tante e necessitano di attenzione da parte delle Istituzioni

Milano, 13 novembre 2020 – Il 6 novembre scorso, si è tenuto il Convegno in streaming organizzato dalla LNDC Animal Protection dal titolo Diritti degli Animali: le nuove frontiere per la loro tutela, moderato dalla conduttrice televisiva Tessa Gelisio, amica storica dell’Associazione, con Michele Pezone, Responsabile nazionale diritti animali LNDC – Animal Protection.

Non solo la pianificazione dell’evento ha coinvolto numerosi amici a condividere il proprio pensiero e stimolare il pubblico alla partecipazione - tra questi: Tiziano Ferro, Giorgio Panariello, Raffaella Mennoia, Massimo Wertmüller e Samantha De Grenet – ma, grazie a una grossa campagna mediatica sui social, l’Associazione ha risollevato il grande problema dei diritti animali e dei maltrattamenti e suscitato così l’interesse di decine di migliaia di persone sensibili alla tematica, perché diciamolo, sono moltissimi gli italiani che chiedono a voce alta pene più severe nei confronti di chi maltratta e uccide gli animali.

Ogni giorno, sulle pagine dei quotidiani locali e nazionali leggiamo notizie raccapriccianti sulle morti di animali selvatici o familiari trucidati nei modi peggiori. Tutto questo si potrebbe evitare e prevenire. Il Convegno è nato proprio con questo scopo: riunire massimi esperti provenienti dal mondo veterinario, delle forze dell’ordine e giuridico, nonché dal settore della comunicazione, con lo scopo di fare il punto della situazione e condividere le possibili soluzioni. Persone interessate alla tematica, avvocati e giornalisti si sono collegati alla diretta streaming per saperne di più, per acquisire maggiore consapevolezza e strumenti utili a combattere i maltrattamenti grazie ai topic affrontati: Le attività di indagine nei reati a danno degli animali. Aspetti procedurali e idee per migliorare la normativa vigente” e Informazione e media dalla parte degli animali”.

“È davvero frustrante assistere a così tante morti crudeli e insensate e sentirsi impotenti”, afferma Piera Rosati – Presidente di LNDC - Animal Protection. “Da sempre denunciamo casi di maltrattamenti e uccisioni alle autorità competenti, ma in moltissime occasioni dobbiamo scontrarci con richieste di archiviazione o, nei casi più fortunati, con condanne insufficienti a punire in maniera adeguata i colpevoli di queste stragi. La Legge 189 del 2004 ha sì introdotto nuove figure di reato nel codice penale, ma attualmente tra casi archiviati, riti abbreviati, sospensione della pena e ‘messa alla prova’, praticamente nessuno sconta realmente nemmeno un giorno di prigione anche in caso di condanna, a dimostrazione del fatto che queste vittime e questi reati vengono spesso considerati “di serie B”. Il nostro obiettivo, anche grazie a questo Convegno, è fare in modo che sul piano giuridico, ma anche etico, gli animali diventino essi stessi oggetto di tutela in quanto tali, esseri senzienti, mentre oggi la legge tutela il ‘sentimento umano verso gli animali’.

Che cosa si può fare per cambiare la situazione nell’immediato futuro? Fondamentale rimane sensibilizzare l’opinione pubblica attraverso campagne nazionali che stimolino la denuncia dei casi di reati. Diffondere la cultura della sensibilità alla sofferenza, questo è il punto focale.

 

Ricordiamo infatti che in moltissimi casi, chi comincia maltrattando gli animali, spesso passa ad altre vittime appartenenti alle cosiddette categorie “deboli” come anziani, portatori di handicap e bambini. Proprio per questo l’Associazione, a fine 2019, ha lanciato una petizione al grido di #sonoqualcunononqualcosa, chiedendo non solo pene più severe per chi uccide e maltratta gli animali - tra cui aggravanti per le sevizie, il sadismo e la pubblicazione sui social network di contenuti ad alto tasso di violenza capaci di causare pericolosi effetti emulativi, insieme alla disposizione del fermo e dell’arresto per chi si macchia di tali reati - ma anche l’inserimento di percorsi formativi sulla tutela degli animali in tutte le scuole, nei corsi di formazione delle forze dell’ordine e dei medici veterinari perché: “Educare al rispetto della vita di ciascuno e all’empatia deve essere una priorità a tutti gli effetti”, continua Rosati.

Interviene Michele Pezone, Responsabile nazionale diritti animali LNDC – Animal Protection: “Urge modificare il quadro legislativo di riferimento in modo tale da rendere perseguibile in maniera efficace chi commette reati a danno degli animali. Al momento non è così, basti considerare che attualmente la legge tutela il sentimento dell’uomo nei confronti degli animali e non gli animali in quanto tali. Questa visione antropocentrica spesso condiziona le forze di polizia, il cui depauperamento a livello provinciale non ha certamente contribuito alla nostra causa, e i magistrati, che in molti casi non ritengono opportuno dedicarsi all’uccisione di un animale in modo scrupoloso. Lo stimolo a prepararsi deve essere rivolto in egual modo a magistrati e avvocati soprattutto nella fase delle indagini. Non sempre è immediato comprendere quanto siano importanti in questi casi le perizie, che vanno affidate a professionisti competenti. Dalla mia esperienza, come legale della LNDC, combatto ogni giorno per i diritti degli animali nei tribunali di tutta Italia e sempre di più mi rendo conto di come la figura del veterinario forense sia fondamentale. In pochi sanno che in Italia esiste un’eccellenza: il Centro di Referenza Nazionale per la Medicina Forense Veterinaria. Rosario Fico, Direttore di questo Centro presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana, che ha partecipato con noi al Convegno, ci ha illustrato come il nostro Paese sia l’unico in Europa ad avere una struttura ufficiale, all’interno del Sistema sanitario nazionale, in grado di fornire una consulenza tecnico-scientifica di enorme valore a forze di polizia e magistratura nei casi di reati a danno degli animali. Questa figura si rivela fondamentale in moltissimi casi, perché spesso in tribunale non basta l’opinione del veterinario privato o pubblico. Bisognerebbe stimolare i giovani veterinari a seguire questa specializzazione ancora troppo di nicchia, ma capace di cambiare il quadro attuale!”

venerdì 9 ottobre 2020

Lettera alla Ministra dell'Istruzione Azzolina: cacciatori a scuola? No grazie

Gent.le  Ministra della Pubblica istruzione dr. Lucia Azzolina

e p.c. Gent.le  Ministro dell'Ambiente dr. Sergio Costa


Con la riapertura dell’anno scolastico, si è avuta notizia della richiesta di associazioni di cacciatori (e cacciatrici) di accedere nelle scuole con proposte formative riferite al rispetto per l’ambiente, cosa non nuova dal momento che analoghe iniziative sono state portate avanti anche negli anni scorsi.

Non si può che rimanere sconcertati che la difesa dell’ambiente, argomento di estrema attualità e pregnanza, entrato finalmente a pieno titolo anche nell’agenda dei lavori dell’Unione Europea, possa essere trattato da chi vede gli abitanti di quello stesso ambiente come vittime da uccidere per pura passione, come gli stessi cacciatori dichiarano nei loro siti: siti in cui vengono descritti l’eccitazione e l’entusiasmo che li accompagna nell’inseguire, ferire, uccidere animali terrorizzati, in cerca di fuga: “palpitante avventura, magia, ardore, ebbrezza, euforia” sono i loro termini ricorrenti.

Tutto a norma di legge, ovviamente, ma non per questo meno inquietante: implicitamente si sostiene una visione del mondo, in cui la violenza a danno dei più deboli è normalizzata, sdoganata e rinforzata dal contesto, quello scolastico, dove i messaggi acquistano autorevolezza in quanto emanazione delle figure investite di un ruolo educativo.

Autorizzare i cacciatori in quanto tali ad interventi pedagogici e formativi equivale a richiedere ai  ragazzi  di accettare l’idea che l’amore si estrinsechi nell’uccisione, che il rispetto sia compatibile con la sopraffazione di chi è indifeso: i cacciatori sostengono, infatti, che proprio amore e rispetto per la natura siano i sentimenti che li inducono a  violentarla e ad ucciderne gli abitanti. Per meglio intenderci: se a parlare di pacifismo fossero designati soldati per vocazione, se ad argomentare  di rispetto per le donne fossero invitati autori di femminicidi, a tutti sarebbe evidente il collasso della logica e del buon senso, che sarebbero definitivamente oscurati dal sonno della ragione. Quello, vale la pena ricordare, che genera mostri.

Davanti a tutto questo, urge richiamare il senso e il significato dell’educazione: che dovrebbe essere prima di tutto educazione al rispetto dell’altro, a cominciare  da chi è più debole, dovrebbe essere proposta di modelli empatici in cui l’identificazione con l’altro sia la strada maestra per contrastare violenza e crudeltà, nel riconoscimento fondamentale del  diritto altrui alla vita, vissuta nei luoghi che sono propri: nulla di più lontano dall’atteggiamento predatorio e violento di chi alla natura e agli altri animali si avvicina con il fucile imbracciato, per esercitare sugli altri, per puro divertimento, un autoattribuitosi diritto di vita e di morte.  

La caccia, incredibilmente equiparata ad uno sport, è vietata ai minori: a quegli stessi minori non può essere imposto a scuola, che è casa loro, lo sguardo sulla vita, l’ambiente, gli altri animali, che ne è alla base. Per questo  chiediamo che sia il Ministero della Pubblica Istruzione ad emanare linee guida che impongano per legge ciò che a volte non  è imposto da un’etica personale, dimentica di valori basici, quali rispetto, pace, nonviolenza.  

Certi di un positivo riscontro, cordialmente salutiamo.

 

Annamaria Manzoni,  Psicologa e Psicoterapeuta,  Scrittrice

Dacia Maraini, Scrittrice

Margherita d’Amico, Scrittrice, Giornalista per Repubblica

Susanna Tamaro, Scrittrice

Amodio Silvia, Giornalista

Bruno Bozzetto, Animatore, Disegnatore, Regista

Silvia Buzzelli, Professore Associato Diritto Penale, Università Mib

Lorenzo Guadagnucci, Giornalista per Quotidiano Nazionale: Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno

Valeria La Via, Psicologa, Specialista in Criminologia Clinica, Milano

Roberta Luberti,  Medico psicoterapeuta, già Presidente Cismai, Firenze

Raffaele Mantegazza,  Docente di Scienze Umane e Pedagogiche, Università Mib

Cristina Marchetti, Medico Veterinario, Phd Patologia Forense

Antonio Monaco,  Editore. Edizioni Sonda. Milano

Carla Sale Musio, Psicologa e Psicoterapeuta, Scrittrice, Cagliari

Michele Pezone, Avvocato dell’anno per il Diritto Ambientale 2019

Chiara Ripamonti, Docente di Psicologia Clinica, Università Mib

Christiana Ruggeri, Giornalista Rai

Roberto Russo, Editore. Graphe Edition. Perugia

Vaglio Stefano, Associate Professor in Animal Behaviour, University of Wolverhampton, UK

Marina Valcarenghi, già Docente di Psicologia Clinica, Esperta di psicoterapia della violenza, Mi

Marco Verdone, Medico Veterinario, Referente Progetto Gorgona, Pisa

 

 Anonymous for the Voiceless Italia

A.P.I.D.A. Associazione per i Diritti Animali Rozzano

Artists United for Animals

Associazione Animalisti ETS

Associazione Gabbie Vuote ODV Firenze

Associazione Progetto Vivere Vegan ODV

AVC Associazione Vittime della Caccia

AVI Associazione Vegani Italiana

CAA Confederazione Animaliste Sicilia[1]

EssereAnimali Organizzazione per i Diritti Animali

EticoEtica

Futuro Vegan ODV Arezzo

IAPL Italia International Animal Protection League ODV

LAC Lega per l’Abolizione della Caccia

La collina dei Conigli ODV, Centri Recupero Animali da Laboratori e Abbandoni

LAV LegaAntiVivisezione ONLUS

LEAL Lega Antivivisezionista ONLUS

LIDA Lega Italiana dei Diritti dell’Animale, Firenze ODV

LIPU-BirdLife Italia

LNDC Lega Nazionale per la Difesa del Cane APS

META, Movimento Etico Tutela Animali e Ambiente Italia

Movimento Antispecista

Restiamo Animali, Redazione Trasmissione Radiofonica

Rifugio Miletta.org

SOS Gaia

Gaia Animali Ambiente ODV

Vitadacani, Associazione a Tutela dei Diritti degli Animali, ODV Arese


mercoledì 9 settembre 2020

GRAN SASSO, TUTTI I RETROSCENA DELLE INDAGINI DELLA PROCURA SUI LABORATORI DI FISICA

 


I Carabinieri dei NOE nell'informativa ai PM " gestione operativa dei rifiuti degli esperimenti da parte dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso insufficiente dal punto di vista del controllo e della tracciabilità" ma la Procura non approfondisce. 

Vedute diverse tra Parco nazionale e Carabinieri N.O.E. da una parte e Procura dall'altra sulla necessità del nulla osta dell'area protetta per costruire gli apparati sperimentali. 

Nessuna valutazione sulle omissioni dei Piani di sicurezza obbligatori per la direttiva EU "Seveso" sulla prevenzione degli incidenti rilevanti, lacune colmate dalle prefetture solo dopo i nostri esposti. 

Per la Procura "inattuata" la Valutazione di Incidenza ma eventuali reati prescritti. 

Domani udienza a Teramo sull'opposizione alla richiesta di archiviazione formulata dalla Stazione Ornitologica Abruzzese. 

Domani si terrà davanti al GIP del tribunale di Teramo l'udienza che deciderà sull'opposizione alla richiesta di archiviazione formulata dalla Procura di Teramo in merito a diverse questioni che erano state sollevate in plurimi esposti della Stazione Ornitologica Abruzzese, formulati a seguiti di approfonditi accessi agli atti presso tutti gli enti.

La Procura, dividendo i fascicoli, ha ritenuto, come viene ribadito nella richiesta di archiviazione, di richiedere il processo esclusivamente per alcune questioni legate al rischio per l'acqua, sequestrando tra l'altro in quel procedimento la captazione ma non i manufatti da cui secondo la procura si determina la condizione di rischio.

E sulle altre questioni, altrettanto delicate, cosa dicono gli atti di questo e la Procura nella richiesta di archiviazione?

Intanto i Carabinieri dei NOE arrivano a stigmatizzare, testualmente, una "gestione operativa dei rifiuti degli esperimenti da parte dei

Laboratori Nazionali del Gran Sasso insufficiente dal punto di vista del controllo e della tracciabilità". Tutto ciò in un'informativa degli inizi del 2019, quando i problemi sull'acqua erano già noti e il sequestro della captazione già operativo da mesi. Eppure la Procura, a leggere la richiesta di archiviazione, sembra non aver inteso approfondire adeguatamente una segnalazione così dura da parte della P.G. Chissà cosa direbbe un qualsiasi artigiano alle prese con la burocrazia sulla gestione dei rifiuti aziendali di un trattamento di questo genere...

La Valutazione di Incidenza sugli esperimenti dei Laboratori di Fisica, come Borexino, era necessaria anche per la Procura di Teramo ma non è stata mai fatta. La direttiva, secondo i PM, sarebbe rimasta, testualmente, "inattuata". I reati, però, sempre secondo i PM sarebbero prescritti quando ad avviso di chi si oppone all'archiviazione è evidente che l'omissione è permanente essendo l'esperimento Borexino ancora in corso. Sarebbe come ammettere che qualcuno possa continuare a guidare senza patente perché la doveva chiedere 20 anni fa e non l'ha fatto allora.

L'ufficio legale del Parco del Gran Sasso e il suo presidente, l'avv Navarra, assieme ai NOE nelle loro note nel fascicolo concordano sulla necessità per gli esperimenti del nulla osta del Parco, ma la procura è di diverso avviso con un'interpretazione che, se accettata, suonerà come una vera e propria beffa per le decine di migliaia di cittadini che hanno dovuto chiedere  ai parchi nazionali italiani il nulla osta anche solo per mettere un bombolone per il riscaldamento della loro civile abitazione o fare una recinzione.

Nessun adeguato approfondimento a giudizio degli opponenti da parte dei PM sulle inequivocabili omissioni relative all'applicazione della Direttiva "Seveso" sulla prevenzione degli incidenti rilevanti (D.lgs.105/2015) segnalate dalla S.O.A. in plurimi esposti con decine di allegati che dimostrano come i Rapporti e i Piani di sicurezza fossero o scaduti da anni al momento degli esposti o addirittura mai approvati. Solo dopo gli esposti dei cittadini gli enti hanno regolarizzato il tutto approvando Rapporto di Sicurezza e Piano di Emergenza Esterno, peraltro con pesanti questioni rimaste sul tavolo sul comportamento degli enti anche nell'iter di approvazione come emerge chiaramente dai documenti citati nell'opposizione all'archiviazione. Nessun accenno a tali aspetti, ai fatti e alle eventuali scusanti nella richiesta di archiviazione formulata forumulata dai PM su questi temi ampiamente trattati negli esposti. Come mai? Eppure ci sono anche questioni non banali, come quelle connesse al rischio sismico, sollevate da documenti della protezione civile nazionale, incredibilmente omesse dagli enti.

Per non parlare degli aspetti dei titoli edilizi sollevati negli esposti del 2018, con gli stessi laboratori che in una recente nota ammettono di aver depositato a novembre 2019, a indagini già chiuse, al Comune di L'Aquila la SCIA in sanatoria per il bunker di cemento armato costruito nei laboratori per schermare le radiazioni dell'esperimento LUNA MV. Come mai la Procura non si è accorta della mancanza del titolo edilizio che con tutta evidenza non c'era al momento degli esposti e delle indagini? Come mai non si è accorta che il bunker era stato costruito prima di ottenere anche la Valutazione di Incidenza Ambientale e la Verifica di Assoggettabilità a V.I.A. (procedimenti avviati solo dopo gli esposti e conclusisi favorevolmente per i laboratori solo un mese fa con tanto di sanzione da 35.000 euro)? Come mai non fu emesso alcun provvedimento rispetto al manufatto, quando invece si è arrivati a sequestrare l'acqua messa in pericolo e non la fonte del pericolo?

Questi e altri aspetti sono trattati nella richiesta di opposizione all'archiviazione che sarà discussa domani alle 15 davanti al GIP . La Stazione Ornitologica Abruzzese, difesa dall'Avv. Michele Pezone, ha chiesto approfondimenti investigativi allegando una lunga memoria con passaggi inequivocabili basati sugli atti.

Al di là dell'eventuale sussistenza di reati, la documentazione che emerge disegna un quadro veramente sconfortante su quanto accaduto in questi anni. Tutto ciò in ogni caso rimarrà agli atti, comprese le azioni che sono state messe in campo dagli enti per cercare di regolarizzare la situazione solo grazie a questi esposti dei volontari della SOA, ed è per questo che riteniamo opportuno che siano conosciuti da quei cittadini che sono giustamente preoccupati del futuro della loro acqua e del loro territorio.

Fonte: Comunicato stampa SOA

martedì 28 luglio 2020

Orso ucciso a Pettorano sul Gizio: riconosciuta responsabilità civile imputato. La soddisfazione del WWF

PESCARA – La vicenda dell’Orso ucciso a Pettorano sul Gizio nel 2014 finalmente si chiude con l’accertamento della responsabilità civile dell’imputato, sancita con la sentenza della Corte d’Appello di L’Aquila del 22 luglio che ribalta quanto stabilito con la sentenza di I grado.
Esiste un colpevole per l’Orso ucciso e l’imputato dovrà risarcire i danni alle Associazioni.
Per un vizio di forma che ha provocato l’inammissibilità dell’appello proposto dal Procuratore generale, unico modo per ottenere una condanna penale, la condanna è solo civile ed è stata possibile proprio grazie al fatto che le Associazioni ambientaliste WWF Italia, LAV e Salviamo l’Orso avevano impugnato la sentenza di I grado e avviato l’appello per la condanna civile.
“Esprimiamo la nostra soddisfazione per questa sentenza – dichiara Filomena Ricci, delegato regionale del WWF Abruzzo – che al di là degli aspetti formali, condanna in maniera inequivocabile chi ha imbracciato un fucile e sparato a un Orso. È la prima volta che in un processo indiziario per lo sparo a un Orso bruno marsicano si accerta una responsabilità, seppure solo civile, e si infligge una condanna. Ci auguriamo che questa vicenda giudiziaria ribadisca l’importanza della tutela della fauna selvatica e dell’Orso marsicano in particolare e non veda più impuniti gli episodi a danno degli animali selvatici”.
“Questa è una sentenza destinata a creare un precedente giurisprudenziale importante in tema di uccisione di animali selvatici – continua l’Avvocato Michele Pezone, che ha rappresentato le Associazioni ambientaliste nel processo – Si è arrivati a questo risultato grazie a esami e prove scientifiche, quali analisi medico-veterinarie, autopsia, consulenze balistiche. L’esito del giudizio ripaga dell’impegno profuso in questa vicenda e sottolinea la grande attenzione che merita un animale come l’Orso marsicano, simbolo della nostra Regione”.
Fonte: ekuonews.it

sabato 2 maggio 2020

Orso M49: una storia di libertà finita in gabbia

Michele Pezone, Responsabile Diritti Animali LNDC afferma che “In base alla normativa vigente e al PACOBACE, Piano d’Azione Interregionale per la Conservazione dell’Orso Bruno sulle Alpi Centro Orientali, è vietata la cattura, il disturbo, l’uccisione dei grandi predatori, a meno che non siano effettivamente pericolosi”, afferma Michele Pezone, Responsabile Diritti Animali LNDC. “Dunque, non vi è motivo di rinchiudere un animale che solo in pochi casi si è introdotto in edifici isolati come baite e malghe d’alpeggio disabitate. Sempre in base al PACOBACE, al massimo, la cattura dell’orso poteva essere effettuata, quale azione di controllo, allo scopo di spostamento e/o radiomarcaggio e con il conseguente rilascio dell’animale”.

domenica 5 aprile 2020

Il lavoro della LNDC in questi giorni difficili


Scrivo queste poche righe nella serata del 30 marzo 2020. Le ultime notizie apprese dai mezzi d’informazione cominciano ad essere incoraggianti, anche se rimane ancora altissimo il numero dei contagiati e dei morti da covid-19.
Sui social, da diversi giorni, vengono condivisi articoli che spiegano come quest’ultimo tipo di coronavirus, così come l’Aids, la Sars, l’Ebola, l’influenza aviaria e quasi tutte le recenti pandemie, sia sempre derivato dallo sfruttamento animale unito alla deforestazione, che riduce gli habitat naturali per gli animali e favorisce lo spillover, cioè il salto di specie da parte del virus stesso, che finisce così per essere una sorta di risposta della natura alle aggressioni poste in essere dall’uomo. Ce n’è abbastanza per sentirsi dentro un film di fantascienza, solo che è tutto maledettamente reale.  
Giustamente le attenzioni sono concentrate su quanto sta accadendo negli ospedali, sul lavoro eroico dei medici e del personale sanitario e sulle difficoltà derivanti dalle rigorose misure di contenimento del virus. In questi giorni tutti sono messi a dura prova, anche le associazioni di protezione animale, che si sono trovate persino a dover intensificare la loro attività. La LNDC, già nei primi giorni di emergenza, ha dovuto riorganizzare il lavoro dei propri volontari in tutta Italia. Le pratiche di adozione dei cani sono sospese, ma l’attività di cura e gestione degli animali nei canili e nelle oasi feline continua, ed è giustificata non solo da motivi di necessità, ma anche di salute, come chiarito da un’apposita circolare della Direzione Sanità Animale del Ministero della Salute. In una recente riunione (ovviamente nelle forme della conference call) con gli altri membri dell’Eurogroup for Animals, abbiamo avuto la conferma che l’Italia è stata la prima ad avere emanato disposizioni specifiche sulla cura degli animali in questa emergenza. Siamo stati contattati dalla Protezione Civile e messo a disposizione i nostri volontari per le attività di recupero, con le dovute precauzioni, degli animali dalle abitazioni di persone colpite da coronavirus e sottoposte a quarantena o ricoverate in ospedale. Abbiamo attivato una mail dedicata per rispondere alle tante domande che ci vengono poste dai cittadini che hanno animali in casa e non sanno bene come doversi comportare. Ma queste sono solo le prime cose di cui ci siamo dovuti occupare. Non sappiamo come evolverà la situazione nelle prossime settimane, e possiamo solo sperare che tutto finisca presto altrimenti ci sarà un colpo durissimo per tutti, compresi i tanti animali chiusi nei canili e in attesa di una adozione, che finiranno per essere travolti da una crisi senza precedenti.
Oltre a questa speranza, ne abbiamo un’altra: che questa prova porti con sé anche l’occasione di cambiare radicalmente alcune nostre abitudini che, come sentiamo ripetere ormai da decenni, incidono negativamente sul pianeta, e che ci sia una spinta per la messa al bando degli allevamenti intensivi e di altri luoghi dell’orrore, dove potrebbero annidarsi i prossimi focolai di agenti patogeni. Tra le tante frasi lette sui social, ce n’é una che pare adattarsi a questa situazione, anche se era stata scritta su un palazzo di Santiago del Cile in occasione della rivolta dell’ottobre scorso: “Non torneremo alla normalità, perché la normalità era il problema”. Ecco, la speranza è che questo momento terribile apra la strada ad un nuovo modo di intendere la “normalità”, un nuovo modo di stare in pace con il mondo.
(pubblicato sul blog della LNDC "Una Zampa sul cuore")