giovedì 3 marzo 2016

GREEN HILL– CONFERMATE IN APPELLO TUTTE LE CONDANNE

Grande vittoria a Brescia contro i vertici dell’allevamento degli orrori. LNDC esprime grande soddisfazione e auspica un’ennesima conferma in caso di ricorso in Cassazione.
A distanza di poco più di un anno dalla sentenza di primo grado, la Corte di Appello di Brescia ha confermato tutte le condanne emesse nei confronti della dirigenza di Green Hill, l’allevamento di beagle destinati alla sperimentazione animale chiuso nel 2012 grazie all’impegno delle associazioni animaliste. E’ stata dunque confermata la pena di un anno e sei mesi di reclusione per Renzo Graziosi, veterinario della struttura e per Ghislene Rondot, co-gestore di Green Hill. Un anno di reclusione invece per il direttore Roberto Bravi. Ovviamente è stata confermata anche la sospensione delle attività per due anni e la confisca dei cani salvati.

Una vittoria storica che ci riempie di soddisfazione per essere riusciti, assieme alle altre associazioni animaliste, a ottenere giustizia per i poveri animali maltrattati e uccisi in questa ‘fabbrica’ di cani” – afferma Michele Pezone, avvocato e Responsabile Diritti Animali LNDC, sostituito in udienza dall’avvocato Vittorio Arena del Foro di Brescia.
Una sentenza importantissima, che sancisce la fine dell’allevamento degli orrori” – commenta Piera Rosati, presidente Nazionale LNDC. “Il PM e il collegio giudicante hanno riconosciuto, così come era avvenuto in primo grado, la cromonosa strategia aziendale dei vertici di Green Hill consistente nel sopprimere i cani affetti da patologie assolutamente curabili, per calcoli esclusivamente economici: curarli sarebbe costato più che sopprimerli. Tuttavia questa ”politica” è non soltanto contro la legge ma anche eticamente inaccettabile. Inoltre è stato riconosciuto il maltrattamento etologico a cui erano sottoposti questi poveri beagle, detenuti in condizioni totalmente contrarie alla loro natura”.
I legali dell’allevamento lager hanno annunciato di voler ricorrere in Cassazione. LNDC confida nell’operato della magistratura che finora ha dimostrato di applicare correttamente la legge e auspica la conferma delle condanne anche nel terzo e ultimo grado di giudizio.
Fonte: Ufficio Stampa LNDC

mercoledì 3 febbraio 2016

NUORO – VIA AL PROCESSO CONTRO IL PASTORE CHE HA UCCISO UN CANE CHE MOLESTAVA IL SUO GREGGE

Lega Nazionale per la Difesa del Cane si è costituita parte civile nel procedimento. L’imputato potrebbe scontare la pena svolgendo attività di volontariato presso un’associazione animalista.

È finalmente iniziato il processo a carico di Giuseppe Piredda, il pastore che nel 2014 aveva trascinato un cane che infastidiva il suo gregge legandolo all’automobile, fino a cagionarne la morte. L’uomo dovrà rispondere dell’accusa di uccisione di animali con crudeltà ai sensi dell’articolo 544-bis del Codice Penale.

Il difensore dell’imputato, l’avvocato Gianfranco Careddu, ha richiesto l’applicazione dell’istituto della “messa alla prova”. Una misura prevista dalla legge che comporta la sospensione del processo e l’esecuzione di lavori di pubblica utilità con attuazione di condotte riparative in relazione al reato commesso.

Il giudice monocratico Daniela Russo ha quindi richiesto che l’imputato dovrà accordarsi con un canile o comunque un’associazione di protezione animali per svolgere attività di volontariato, secondo un preciso programma che verrà sottoposto al vaglio del giudice nella prossima udienza fissata per il 24 giugno. In tale occasione il magistrato valuterà il programma e deciderà se approvarlo o meno.

“Siamo soddisfatti per essere stati ammessi come parte civile in questo processo”, afferma Michele Pezone – Legale e Responsabile Diritti Animali di Lega Nazionale per la Difesa del Cane. “Inoltre, vogliamo manifestare un sincero apprezzamento per la sensibilità mostrata dal giudice Russo chiedendo che l’imputato venga messo alla prova in attività di volontariato a difesa degli animali”.

“È ora di dire basta a questi atti di ferocia nei confronti degli animali”, commenta Piera Rosati – Presidente LNDC. “Speriamo che il sig. Piredda mostri un sincero pentimento per le sue azioni svolgendo attività di volontariato verso gli animali che hanno bisogno di aiuto. In caso contrario, confidiamo che il magistrato applichi la legge nel modo più duro per dare un chiaro segnale che questi gesti non possono essere tollerati.” 

mercoledì 27 gennaio 2016

Delfinario di Rimini. Domani il processo, l'Enpa si costituirà parte civile. La battaglia prosegue anche al di fuori delle aule giudiziarie

Roma, 27 gennaio 2016 – L'Ente Nazionale Protezione Animali si costituirà parte civile nel procedimento contro il Delfinario di Rimini, nella persona del legale rappresentante e della veterinaria, accusati tra gli altri per i reati di maltrattamento di animali e di detenzione in condizioni incompatibili; delitti dai quali è originato il sequestro di quattro esemplari di delfini della specie Tursiops truncatus. In tale sede Enpa, rappresentata dall'avvocato Michele Pezone, chiederà sia resa giustizia agli animali e che gli imputati, qualora vengano condannati, siano puniti in modo esemplare.

Ma la battaglia della Protezione Animali contro la struttura riminese prosegue anche la di fuori delle aule giudiziarie, visto che il delfinario – nonostante non abbia la prescritta licenza ad operare come giardino zoologico e sebbene si sia visto recapitare un provvedimento di chiusura – continua comunque ad organizzare spettacoli con animali (otarie). E lo continua a fare in forza di un'autorizzazione, quanto meno surreale (per usare un eufemismo), concessa alla struttura in qualità di “spettacolo viaggiante”. Evidentemente, l'amministrazione comunale della città romagnola non conosce la differenza – di non poco conto – che intercorre tra un acquario e una struttura itinerante.

Proprio per questo, l'Ente Nazionale Protezione Animali, che pure aveva puntato sulla città romagnola quale sede dei propri numerosi incontri sociali, contribuendo così ad alimentare l'economia locale anche nei mesi invernali, ha deciso - con una scelta condivisa da soci e sostenitori - di orientarsi verso località più rispettose degli animali e della sensibilità dei cittadini.

mercoledì 13 gennaio 2016

MASTERPLAN: 10 MILIONI DI EURO PER I DUE SIR CHIETI E SALINE-ALENTO E IMPEGNO DEL MINISTERO PER LA ‘TRE MONTI’ DI BUSSI

Pescara.  Sessantasei interventi per un investimento complessivo che di 1,2 miliardi di euro, di cui 753 milioni di euro finanziati con le risorse destinate al Masterplan per il Sud. Sulla stagione del Masterplan, lo strumento di programmazione che dovrà essere motore del rilancio produttivo dell'Abruzzo, appena ieri davanti ai sindaci abruzzesi il presidente della Giunta regionale, Luciano D'Alfonso, evidenziava la valenza di "un Abruzzo pronto a muoversi verso la stessa direzione per un obiettivo di crescita comune e condiviso", al cui riguardo il rinato spirito collaborativo tra Regione e Comuni "è indispensabile per la buona riuscita del programma di sviluppo, perché in questa partita è in gioco la credibilità dell'Abruzzo e la sua capacità di generare sviluppo". Nell’ambito del 'Settore Prioritario Ambiente' del Masterplan, assume primaria importanza la decisione dell’esecutivo regionale di puntare con forza su quegli interventi fondamentali per lo sviluppo sostenibile della nostra regione, come i due SIR (Siti di Interesse Regionale) di Chieti Scalo e del Saline-Alento.

"Si tratta - interviene il Sottosegretario regionale con delega all’Ambiente Mario Mazzocca - di risorse appositamente stanziate nell’ambito del Masterplan su temi di rilevanza strategica nazionale e regionale e che da tempo attendevano di essere affrontati con la dovuta attenzione e la necessaria premura. Lo stanziamento 10 milioni di euro per la caratterizzazione, bonifica e messa in sicurezza dei due Siti di Interesse Regionale presenti in Abruzzo, quello di Chieti Scalo ed il Saline-Alento, rappresentano la prima reale e concreta risposta ad anni di futili dissertazioni e dannose incomprensioni".

"Per tali siti - chiosa Mazzocca - abbiamo scritto una pagina importante della storia della nostra regione; dopo lunghi anni di sterili ed inutili discussioni, e grazie anche a talune sollecitazioni provenienti dal territorio (ad esempio, dagli avvocati Enrico Raimondi per il SIR di Chieti e Vittorio Iovine e Michele Pezone per il Saline-Alento) si pongono per la prima volta basi concrete per la definitiva soluzione dei principali problemi che attanagliano il nostro ambiente naturale ormai da troppo tempo. E poco contano le ennesime chiacchiere da bar di qualche neofita politico teatino; I fatti sono questi. E i fatti, come nostra consuetudine, siamo soliti comunicarli solo dopo aver concluso il duro e, in questo caso, proficuo lavoro, frutto di un impegno continuo e silenzioso che giornalmente profondiamo per affermare le ragioni del nostro Abruzzo. A breve sarà convocata una conferenza stampa per l’illustrazione dell’iter finora seguito e del percorso che ancora resta da fare".