giovedì 14 ottobre 2010

Interrogazione alla Commissione Europea sul randagismo

L'eurodeputato Tiziano Motti (Ppe) ha presentato un'interrogazione sul tema dei cani randagi. Il parlamentare ha chiesto alla Commissione Europea di sostenere finanziariamente le associazioni di tutela degli animali, che si fanno già carico di gestire il problema del randagismo e che se sostenute potrebbero farlo ancora meglio. Lo spunto dell'interpellanza è offerto dalle dichiarazioni di un consigliere regionale sardo che ha proposto di risolvere il problema dei randagi mettendoli negli inceneritori.
Di seguito il testo dell'interrogazione:
Interrogazione con richiesta di risposta scritta P-7928/2010 alla Commissione - Articolo 117 del regolamento - Tiziano Motti (PPE) - Oggetto: Incenerimento di cani randagi in Sardegna
Un consigliere regionale sardo, Gianfranco Bardanzellu, ha recentemente proposto, per risolvere il problema del randagismo in Sardegna, isola in cui è stato eletto, di «incenerire i cani». La notizia - pubblicata dal quotidiano L'Unione Sarda - ha già scatenato polemiche ma, secondo l'ideatore della proposta, «davanti ad un'emergenza bisogna avere il coraggio di misure forti e anche impopolari. Per affrontare il randagismo - spiega - in attesa di migliorare le strutture di accoglienza, educare alla sterilizzazione e punire chi abbandona gli animali, sarebbe opportuno incenerire i cani abbandonati».
A Olbia i cani randagi sono circa 700. Nell'unico canile della città, situato vicino all'aeroporto, negli ultimi mesi sono stati portati 104 cani. In tutta la Sardegna i randagi (secondo stime del settembre 2009) sarebbero oltre 65000. In Italia le sofferenze, e la morte, inflitte agli animali di affezione, come gatti e cani, sono punibili penalmente.
L'iniziativa è stata chiaramente denunciata dai ministeri competenti e dalle associazioni animaliste.
Deplorando questi tipi di iniziative volte all'incitamento al maltrattamento degli animali, può dire la Commissione se vi siano programmi europei di finanziamento, gestibili dalle associazioni di tutela degli animali e dalle regioni, volti a creare valide alternative di vita dignitosa a questi animali.

domenica 10 ottobre 2010

Da Tommasino a Tinker, quando fido diventa 'erede': un business da 35 miliardi


Roma, 9 ott. (Adnkronos) - Anche nel mondo a 4 zampe ci sono ricchi e poveri. E sono sempre di più gli animali domestici baciati dalla Dea Fortuna, diventati milionari da un giorno all'altro senza neppure saperlo. Perché i loro proprietari, divenuti ormai ex, quando erano in vita hanno deciso di nominarli unici eredi del proprio patrimonio scrivendo nero su bianco, con un testamento spesso olografo, che Fido o Micio dovranno essere curati e mantenuti da un'Associazione che si occupa dei loro diritti o da un 'tutore' che gestirà il denaro destinato agli amici pelosi.
Emblema di questa nuova tendenza che porta nella realtà la storia raccontata nella fiaba di Walt Disney 'Aristogatti', dove la micia Duchessa, con i suoi tre piccoli Minou, Matisse e Bizet, ereditano il sostanzioso patrimonio di un'eccentrica attrice parigina, è Tommasino. Un anno fa Maria Assunta, una danarosa signora romana, ha deciso di lasciare ville, terreni e ogni bene, per un valore di dieci milioni di euro, al suo adorato gatto, o meglio, all'associazione di volontariato che avrebbe accettato di prendersene cura. Dall'Italia a Londra: all'ombra del Big Ben, c'è Tinker, il Paperon dei Paperoni inglese in versione felina, che ha incassato ben 750mila euro. Secondo un sondaggio dell'Associazione italiana difesa animali e ambiente (Aidaa) che ha coinvolto 3mila proprietari di animali domestici, il 20% vorrebbe lasciare dei soldi per il mantenimento e per garantire una vita dignitosa dopo la propria dipartita a Fido o Micio, mettendo nel testamento delle quote destinate ad associazioni o privati.
Il 43% degli intervistati ha pensato almeno una volta di lasciare tutto in eredità al cane o al gatto di casa, mentre per 31%, non ha alcun senso anche solamente pensarlo, anche se spesso per loro si tratta di un 'figlio' a 4 zampe. Ma in media, quanto si vorrebbe destinare alle associazioni che si prendono carico di questo impegno? "La maggioranza degli intervistati - fa notare Lorenzo Croce, presidente Aidaa - pensa a una cifra di 15mila euro mentre il 3% devolverebbe tutta la sua eredità, molto spesso cospicua. Il 30% ha dichiarato di non voler dare un solo centesimo. La quota media da destinare agli animali è invece risultata essere di circa 35mila euro. E se questo dato viene proiettato sul totale delle famiglie che possiedono animali allo stato attuale, l'ammontare dei 'verdoni' lasciati dai padroncini in sede di testamento a favore di Fido, si aggira attorno ai 35 miliardi di euro".
Cifre da capogiro, tra scetticismo e dubbi di chi non comprende questa tendenza e la rabbia di chi si vede soffiare l'eredità da un animale. Ma che valore ha il testamento olografo in questi casi? E soprattutto, c'è il rischio che si speculi sulla pelle dei 4 zampe, facendo un cattivo uso del denaro ricevuto? A chiarire all'ADNKRONOS gli aspetti legali di questa pratica sempre piu' diffusa, è l'avvocato abruzzese Michele Pezone, che si occupa dei diritti a 4 zampe e cura, tra l'altro, la rubrica 'L'angolo dell'avvocato' sul sito degli Animalisti Italiani zampette.it. "La maggior garanzia per rendere valido a tutti gli effetti il testamento con Fido beneficiario - fa notare - è quello pubblico: è più sicuro e costoso, perché si lascia in mano al notaio, che lo pubblica dopo la morte del proprietario, e nessuno può farlo sparire. Con il testamento olografo invece, che è un pezzo di carta scritto interamente di proprio pugno dall'interessato, firmato e datato, c'è la possibilità che qualche aspirante erede possa toglierlo di mezzo alla morte del soggetto''.
Ma una volta che un'associazione o un privato ricevono l'eredità, si è proprio sicuri che quel denaro non sarà gestito per fini personali? "Per evitare speculazioni - chiarisce l'avvocato Pezone - si deve nominare un esecutore testamentario, una persona fidata che vigili sull'operato dell'associazione, per avere la sicurezza che la volontà del defunto venga rispettata".
Ecco che allora, è bene usare tutte queste accortezze, per far sì che la volontà di pensare alle cure di Fido, anche dopo la morte, venga rispettata completamente. Anche perché, le cause determinate da motivi di eredità in Italia sono moltissime, e possono durare anni. L'ultimo caso, quello del ricco signore milanese che nel testamento ha vincolato al soriano Michele, una delle sue proprietà immobiliari: un attico in via Nazionale a Roma, del valore di un milione di euro. L'erede a 4 zampe ha subito attirato le attenzioni dei parenti del ricco defunto, che hanno ingaggiato una battaglia legale per assicurarsi l'affidamento del soriano, adottato nel frattempo da un'altra fortunatissima famiglia.
Ma perché si preferisce lasciare tutto a un animale domestico, piuttosto che a un parente? "Questa tenedenza, ci fa riflettere - aggiunge Pezone - perché un cane o un gatto, non tradiscono mai le aspettative del padrone, ed è facile immaginare come spesso le persone sole e anziane, abbiano trovato in loro l'unica vera compagnia sincera. Ecco perché molti sono portati a un intento di questo tipo, e ciò non mi meraviglia''. ''Ma attenzione - conclude l'avvocato - a volte si tratta di persone milionarie che in modo eccentrico lasciano somme rilevantissime che spesso eccedono le reali esigenze dell'animale. E nel testamento allora sarebbe opportuno dire cosa fare delle somme in esubero. Magari, a chi non vuole lasciare nulla ai parenti consiglierei di lasciare come onere quello di trovare iniziative che vadano nella stessa direzione della propria scelta, come ad esempio costruire un canile per i 4 zampe abbandonati".

giovedì 7 ottobre 2010

Caccia: Governo impugna legge Abruzzo, soddisfazione WWF

(AGI) - Pescara, 7 ott.- Il WWF , in una nota, plaude all’iniziativa del governo di impugnare davanti alla Corte Costituzionale la legge 39/2010 con cui la Regione Abruzzo aveva varato il calendario venatorio. Il WWF aveva inviato ad agosto una precisa richiesta al Governo sollevando nei minimi dettagli “le gravissime violazioni delle normative comunitarie e nazionali contenute nella legge, con particolare riferimento ai periodi di caccia”.“Infatti - prosegue la nota - la legge regionale approvata il 3 agosto, su 30 specie cacciabili, per ben 12 prevede periodi di caccia piu’ lunghi rispetto a quanto dettato dalla Commissione Europea. Inoltre l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, organismo nazionale delegato, tra l’altro, al controllo della programmazione venatoria) aveva chiesto alla Regione di introdurre particolari precauzioni su 15 delle 30 specie dichiarate cacciabili dalla Regione Abruzzo, ma quest’ultima non ha seguito queste indicazioni. La Regione ha varato il calendario venatorio direttamente con legge regionale dopo le due pesanti sconfitte al TAR dello scorso anno. Un escamotage per evitare nuovi ricorsi visto che le associazioni non possono impugnare davanti al tribunale amministrativo le leggi. Approfittando di questo fatto e infischiandosene delle precise osservazioni presentate dal WWF in consiglio regionale in commissione, anche durante un’audizione, hanno pensato bene di introdurre periodi di caccia completamente in contrasto con le normative comunitarie in materia di tutela delle specie. Il WWF ha subito inviato un dettagliatissimo documento al Governo chiedendo di impugnare queste norme. Nel frattempo - conclude la nota - Febbo ha continuato ad attaccarci. Ora dovrebbe chiederci scusa e ridare almeno la delega alla caccia visto che continua ad accumulare censure come mai si era verificato nella storia della caccia nella regione”.Domani, a latere della conferenza stampa sull’acqua in programma a Pescara alle ore 11 presso il Caffe’ Letterario, il WWF lancera’ un appello” affinche’ la Regione Abruzzo torni immediatamente sui suoi passi anche perche’ la fauna che viene uccisa con le attuali norme regionali non puo’ attendere i tempi del giudizio costituzionale”.

La Brambilla contro la vivisezione

E’ stata chiara la presa di posizione del Ministro del Turismo Michela Brambilla contro la recente direttiva europea sull’utilizzo degli animali a fini scientifici. Chiara come la sua notoria contrarietà alla pratica della caccia.
E poiché su tali argomenti molti colleghi di partito del Ministro non la pensano allo stesso modo, non potevano mancare i malumori, fino alla richiesta di intervento, avanzata dagli eurodeputati pidiellini nei confronti del premier Berlusconi, per indurre la Brambilla ad evitare esternazioni in “materie estranee al suo dicastero”.
La Lega Nazionale per la Difesa del Cane intende esprimere piena solidarietà al Ministro del Turismo, le cui esternazioni si inseriscono perfettamente nella direzione di diffondere nel mondo l’immagine di una Italia Animal Friendly, portatrice di una cultura rispettosa di tutti gli esseri viventi, e rientrano dunque a pieno titolo nella delega a lei conferita.
E se davvero le parole della Brambilla rischiano di “disorientare” l’elettorato berlusconiano, come affermato da Sergio Berlato, vicecapogruppo della delegazione Pdl nel PPE, ben venga questa nuova presa di coscienza. Ne saremo riconoscenti al Ministro del Turismo.