martedì 14 novembre 2017

Al banco dei testimoni, la figlia dell’operaio che sparò: il pollaio distrutto con animali nuovi ammazzati dall’orso

Sulmona (Aq). Il giudice, Marco Billi, rigetta le eccezioni dell’avvocato della difesa, Francesco Zurlo, sulla costituzione di parte civile delle associazioni ambientaliste, portatrici di interessi diffusi, sottolinea al giudice il legale, appena prima Michele Pezone, avvocato di Wwf e Salviamo l’orso, due delle 7 associazioni ambientaliste (Lav, Lac, earth, Pnalm e Pro Natura) costituitesi parte civile, subito ha replicato che c’è una consolidata giurisprudenza sulla costituzione di parte civile delle associazioni in un procedimento penale. Il giudice monocratico ammette la costituzione e anche le prove articolate delle parti civili. Wwf e Salviamo l’orso hanno chiesto un supplemento di consulenza sulla perizia balistica, elemento che si ritiene fondamentale per desumere la responsabilità dell’impuntato e la dolosità del fatto, è stata ammessa la lista dei testi della difesa. 

Parte così il processo a carico dell’operaio di Pettorano sul Gizio cui viene contestato il reato di uccisione di animali di specie protetta (articolo 544 bis del Codice penale) che prevede una pena massima di 2 anni di reclusione. Si dovrà accertare se l’uomo, assente anche oggi, nella notte delll’11 settembre 2014 sparò con il fucile all’orso, dinanzi casa della figlia, nelle vicinanze del pollaio già precedentemente preso di mira dal plantigrado. Entro gennaio, se non ci saranno sorprese, il giudice potrebbe decidere sulle responsabilità del 64enne. Il 12 dicembre in udienza, nell’aula al piano terra del tribunale di Sulmona, saranno ascoltati, alle ore 9, i testimoni di parte civile. Il 16 gennaio saranno la volta dei testimoni della difesa e ci sarà la discussione finale con probabile sentenza. “Insistiamo per una condanna esemplare per un fatto che riteniamo essere stato assolutamente volontario e siamo convinti che l’istruttoria acclarerà questa ricostruzione dei fatti” chiarisce ai microfoni l’avvocato Pezone.
Il grande mammifero fu trovato agonizzante ai margini di un sentiero, in località San Biagio nell’Alto Gizio, la mattina del 12 settembre, proprio la comunità di Pettorano ha dato all’orso, fucilato alle spalle, il nome della località in cui è morto e il grave episodio portò alla istituzione di un’associazione Dalla parte dell’orso impegnata, in questi anni, nella installazione dei recinti elettrificati e soprattutto per fare della località montana un banco di prova sulle buone pratiche per l’orso, per avviare una convivenza con questi pacifici mammiferi che, ad Autunno, in fase di iperfagia, fanno spesso visita al paese, in cerca di cibo perché la montagna è magra così  come in altre località dell’Appennino abruzzese. In aula sono stati ascoltati, in tarda mattinata, 3testimoni del pubblico ministero, tra questi 2 carabinieri forestali, uno dei quali si occupò delle indagini per far luce sulla morte dell’animale. Unico caso nella storia delle misteriosi morti di orsi, fuori e dentro le aree protette, in cui si è riusciti a risalire al presunto colpevole. La prima testimone non era impegnata nelle indagini, ma nel progetto Life per la Gestione di orsi confidenti. Arruolata nel corpo forestale l’agente ha così ha riferito in aula “C’erano altri orsi che frequentavano l’area, una era l’orsa Peppina munita di radiocollare scarico.. Gli orsi con radiocollare erano a cura dell’ente parco. Parliamo di circa sessanta individui che circolano tra parco e area esterna – Per gli altri orsi? – Sono animali selvatici.. I soldi sono stati spesi per dotare di recinzioni elettrificate” i pollai, sono stati impiegati anche fondi della riserva naturale del Genzana. L’altro agente forestale è uno degli investigatori che la sera del 12 settembre, aperte le indagini sulla morte dell’orso, si era recato a casa dell’operaio proprio perché il giorno prima, il 61enne, aveva segnalato l’aggressione al suo pollaio. Quest’ultimo fatto poteva essere significativo. Con il metal detector vennero eseguiti i primi sopralluoghi, a circa 40 metri dal recinto di casa dell’operaio sono stati rinvenuti dei bossoli, sequestrati. Il sospetto, ascoltato in una prima fase d’indagine, negò tutte le responsabilità. Gli agenti della forestale però hanno proceduto al sequestro delle armi in dotazione dell’operaio di Pettorano, circa 7 fucili da caccia. Per i pallini rinvenuti dinanzi casa, sul terreno e sugli alberi, una perizia balistica confermerebbe la compatibilità con i fucili posseduti dall’uomo. Alcuni pallini erano conficcati negli alberi, una cinquantina. Per terra sono state rinvenute delle cartucce diverse anche se compatibili con l’arma da caccia usata quella notte. Ha sparato in aria? Sembra essere questa la linea difensiva. Dall’analisi sulla carcassa del plantigrado, nello stomaco, risultano resti di volatili, l’anatomopatologo certifica che l’animale aveva appena finito il pasto. I pallini rinvenuti nel corpo dell’orso avevano causato, è accertato dall’esame autoptico, una peritonite. Potrebbe essere indicativa la perizia di parte autorizzata e fatta eseguire da un perito incaricato dalla Lega anti vivisezione,  la Lav è parte civile nel procedimento, per accertare anche la compatibilità dei pallini rinvenuti nell’animale e di quelli nell’area dell’ultima incursione notturna del mammifero. Reti per recinti elettrificati? consegnati “Prima o dopo dell’evento” chiede la difesa, la risposta: “L’ente parco l’ha sempre fatto ..”.
Al banco dei testimoni poi è la volta della figlia dell’uomo che ha confessato di aver sparato all’orso: “Diluviava quella notte, erano circa le ore 2 dell’11 settembre. Sentivo abbaiare forte dei cani – erano una quindicina quelli allevati sotto casa dalla famiglia – ho sentito un rumore forte.. mio figlio (6 anni) piangeva ..ho telefonato a mio padre ..dalla finestra poi ho visto mio padre che cadeva a terra .. sono scappata fuori per portare papà su a casa che non poteva camminare.. a me a casa era già venuto a fare danni giorni prima.. – la signora racconta dell’orso – un pomeriggio con figlio e nipoti, alle ore 19.30 dei primi di settembre, mentre i bimbi giocavano sul piazzale, è passato l’orso.. erano settimane che con il vicinato se ne  parlava.. Ho dovuto cambiare casa perché mio figlio ha paura non voleva stare più lì.. mio padre si è strappato il muscolo dietro.. cadendo di spalle – quella notte – mi ha detto che era caduto e si era fatto male”. Al giudice che le chiede, la signora non ha chiarito però cos’è successo, lei non ha domandato nulla al padre di quanto accade lì fuori, durante quella rovinosa caduta: “Qualche settimana prima ha distrutto tutto .. mangiando gallo e galline. Il pollaio completamente distrutto con animali nuovi ammazzati”.
fonte: report-age.com di Maria Trozzi

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