giovedì 13 maggio 2010

MARCIA PER LA PACE PERUGIA - ASSISI (16 MAGGIO 2010) CON LE PROPOSTE DI CAMBIAMENU.IT: LA PACE INIZIA A TAVOLA

Il 16 maggio prossimo si terrà la Marcia della Pace Perugia-Assisi, storica manifestazione che ospiterà per la prima volta uno spezzone del corteo dedicato all’ambiente e agli animali, con la campagna “Cambiamenu”. Si vedrà sfilare, con lo slogan “La pace inizia a tavola”, un gruppo ben visibile di animali simbolici che ricorderanno il massacro quotidiano di mucche, vitelli, polli, maiali, pesci e tutte le specie uccise per fini alimentari nei Paesi più ricchi.
Rivedere i propri consumi a tavola a favore della scelta vegetariana, vuol dire essere rispettosi di tutti gli esseri viventi e dell’ambiente. Aldo Capitini, figura di spicco del movimento pacifista italiano - uno dei primi a far conoscere nel nostro Paese il pensiero gandhiano della non violenza, che nel 1961 organizzò la prima Marcia per la Pace e la fratellanza dei popoli, Perugia-Assisi - non a caso abbracciò la scelta vegetariana come naturale conseguenza del suo spirito di pace e non violenza.
“A oltre 40 anni dalla scomparsa di Capitini, è sempre più evidente che la scelta etica di non nutrirsi di animali ha come effetti anche quello di contribuire alla salvaguardia dell’ambiente – ha commentato Roberta Bartocci, del settore vegetarismo della LAV – Le moderne forme di allevamento, oltre che crudelissime per gli animali, sono infatti tra i maggiori responsabili di grandi quantità di inquinanti, in particolare dell’emissione di gas serra, con tutte le conseguenze che i derivanti cambiamenti climatici causano, soprattutto per le popolazioni del Sud del Mondo”.

FOCHE: ITALIA NON PIU’ COMPLICE DELLA CACCIA

Nella Legge Comunitaria 2009, approvata in via definitiva ieri dal Senato, è stato adottato il sistema sanzionatorio per le violazioni al Regolamento Comunitario 1007/2009 contro il commercio di prodotti derivanti dalle foche, ponendo così il nostro Paese tra i primi ad applicare la effettiva tutela e la salvaguardia dei mammiferi marini cacciati in particolare in Canada e Namibia. Il divieto europeo, che sarà effettivo a partire dal prossimo 20 agosto, vede già quindi applicabili in Italia sanzioni che, rafforzando la Legge 189 del 2004 contro il maltrattamento degli animali, prevedono l’arresto da tre mesi a un anno o l’ammenda da 5.000 a 100.000 euro per chi produce, commercializza, esporta o introduce nel territorio nazionale qualunque prodotto derivante dalla foca. Il dispositivo prevede inoltre sanzioni accessorie quali la sospensione della licenza da tre mesi a un anno e, in caso di reiterazione, il ritiro della stessa.
“Il provvedimento è stato richiesto dalla LAV e grazie ad un emendamento del relatore alla Legge Comunitaria, Santini, conclude l’importante iter legislativo che già nel 2006, con un Decreto Interministeriale, vedeva l’Italia in prima linea nel contrastare un commercio insanguinato nel quale purtroppo il nostro Paese eccelleva – ha dichiarato Roberto Bennati, vicepresidente LAV – questo nuovo strumento sanzionatorio è un importante passo avanti nella tutela giuridica degli animali e ora si rende necessario predisporre uno specifico piano di controlli che eviti violazioni nel mercato internazionale di prodotti di foca”.
Questo provvedimento salverà la vita a molte migliaia di foche, se si considera che solo negli anni 2000 e nel 2003 l’Italia ha importato rispettivamente 55.000 e 15.000 pelli di foca. Era il 2004 quando la LAV fu testimone diretta, insieme a giornalisti italiani, della strage che i cacciatori di foche stavano attuando in Canada. Da allora iniziò una forte mobilitazione nazionale che coinvolse subito le Istituzioni italiane con protagonista il Ministro Frattini (tramite due Risoluzioni parlamentari) poi il Consiglio d’Europa (con una Risoluzione e una Raccomandazione), poi nuovamente il Parlamento italiano con un Disegno di legge (approvato nel 2007 dalla Commissione Ambiente del Senato ma poi bloccato a causa dello scioglimento anticipato delle Camere). La svolta nel 2009, quando ormai la mobilitazione aveva coinvolto gran parte dei cittadini europei, che già nel luglio 2008 avevano partecipato ad una imponente manifestazione di fronte al Palazzo della Commissione Europea a Bruxelles, e anche lì la LAV era presente. Il 5 maggio 2009 il Parlamento UE ha approvato il Regolamento n.1007 che ha messo al bando i prodotti di foca dal mercato comunitario e il 27 luglio 2009 il Consiglio dell’Unione Europea ha adottato definitivamente il divieto che oggi fa salva la vita a milioni di animali.
Fonte: Ufficio stampa LAV

martedì 27 aprile 2010

Balene in pericolo!

Questo giovedì verrà pubblicata una proposta che potrebbe legalizzare la caccia commerciale delle balene per la prima volta in 24 anni. Secondo alcuni osservatori, molti governi hanno intenzione di rimanere al margine e così permettere la ripresa della caccia commerciale delle balene. Malgrado il forte consenso internazionale che si è opposto per decenni alla caccia commerciale delle balene, il Giappone, la Norvegia e l'Islanda, ignorando il divieto globale in questa materia, hanno continuato la caccia alle balene sfruttando uno spiraglio che permette loro di presentare le loro spedizioni come "ricerca scientifica". Ora questi paesi potrebbero essere favoriti da una proposta di "compromesso" che farebbe diventare legale le loro attività di caccia commerciale delle balene.Altri paesi stanno osservando molto attentamente questo processo e si rumoreggia che potrebbero dare inizio alle loro attività di caccia alle balene se la proposta va avanti.
Quarant'anni fa, le balene erano sull'orlo dell'estinzione. Ma grazie ai movimenti globali di carattere sociale, si stabilì nel 1986 il divieto alla caccia commerciale delle balene. Questo divieto è stato una delle più grandi vittorie del movimento ambientalista.
Oggi le balene sono ancora di fronte a grandi minacce: e non solo per gli arpioni delle baleniere, ma anche per il cambiamento climatico, la distruzione degli ecosistemi da parte della pesca abusiva e dell'inquinamento.
Una nuova ondata di caccia commerciale delle balene potrebbe far estinguere queste straordinarie e intelligenti creature. Non possiamo retrocedere. Una forte protesta è necessaria adesso per obbligare questi paesi ad adottare una posizione ferma in difesa delle balene.
L’organizzazione no-profit Avaaz ha lanciato una petizione per mostrare ai governanti che i loro popoli vogliono proteggere le balene, non ucciderle per poi venderle. La petizione sarà inviata ai delegati della Commissione Internazionale per la Caccia alle Balene ogni volta che si ottengano 100.000 firme.
Firma qui e inoltra questo messaggio:
Fonte: il team di Avaaz
RIFERIMENTI:
Informazione sulla moratoria internazionale della caccia delle balene, del 1986:
La bozza più recentemente pubblicata della proposta consensuale della Commissione Internazionale per la Caccia alle Balene, che in questo momento si trova in fase di aggiornamento (in inglese):

Centomila firme in 48 ore, parte alla grande la raccolta firme per i referendum


Una partenza straordinaria quella della raccolta firme per i referendum per l’acqua pubblica.
Più che raddoppiato l’obiettivo che il Comitato promotore si era dato alla vigilia del lancio. Sono infatti oltre centomila le firme raccolte nel fine settimana della Liberazione in centinaia di piazze italiane.
Una mobilitazione impressionante che ha visto lunghe file ai banchetti di tutte le città e dei paesi. Un folla consapevole e determinata, che in alcuni casi ha fatto anche diversi chilometri per trovare il banchetto più vicino a casa.
Oltre 12mila firme in un solo giorno in Puglia, 10mila a Roma, 4mila firme a Torino città, 3500 a Bologna, 2500 a Milano. Dati impressionanti dalle piccole città: 4200 firme a Savona e provincia, 2mila firma a Latina e Modena, oltre 1500 ad Arezzo e Reggio Emilia. Dati sorprendenti sui paesi 1300 firma ad Altamura, 850 a Lamezia Terme.
Molti sindaci e amministratori hanno firmato in piazza, tra cui i sindaci di Ravenna ed Arezzo (entrambi Pd). In Molise Monsignor Giancarlo Bregantini (Arcivescovo metropolita di Campobasso) ha firmato in rappresentanza dei 4 vescovi delle Diocesi della Provincia.
Il comitato promotore esprime tutta la sua soddisfazione per il successo delle iniziative. Siamo di fronte ad un vero e proprio risveglio civile, un risveglio che parte da associazioni e da cittadini liberi, un risveglio che parte dall’acqua.
Fonte: Ufficio Stampa Comitato Referendum Acqua Pubblica
www.acquabenecomune.org