giovedì 11 febbraio 2010

CONTRO IL TRASFERIMENTO DEI CANI DA VIESTE

In merito alla determinazione dirigenziale n. 2 del 7/1/2010 del VI Settore del Comune di Vieste (ed alle successive disposizioni del 19/01/2010), con cui è stato disposto il trasferimento di 104 cani dal canile di Vieste, gestito dall’Associazione “L’Arca di Noè” al canile “Mister Dog” di Acerra, segnalo che già in passato altri sindaci della Regione Puglia hanno tentato di ordinare trasferimenti di cani fuori regione, nonostante vi fossero delle linee guida, dettate dalla circolare dell’Assessore alla Sanità del 12/10/2006, che impedivano tali trasferimenti.
Era accaduto a Monteiasi, dove il sindaco voleva inviare 43 cani a San Secondo Parmense. Già allora l’Assessorato alle Politiche della Salute della Regione Puglia, con la nota del 3/7/08, aveva evidenziato l’illegittimità del trasferimento dei cani fuori regione, che era stato – difatti – bloccato.
Era accaduto, nuovamente, a Castellaneta, dove il sindaco, con l’ordinanza n. 67 dell’11/7/2008, voleva inviare i cani a Reggio Emilia, ed anche in quel caso il provvedimento era stato bloccato, per gli stessi motivi, dall’Ufficio di Sanità Veterinaria. Le funzioni in materia veterinaria non espressamente attribuite alla competenza dello Stato e delle Regioni, infatti, sono esercitate dai Comuni, che si avvalgono delle rispettive Unità Sanitarie Locali. Pertanto gli animali non possono essere ospitati in rifugi fuori Regione, in quanto verrebbe meno il ruolo di organo di controllo assegnato alle Asl territoriali dalla normativa vigente.
Sono pertanto assolutamente condivisibili le preoccupazioni espresse dalle Associazioni Lega Nazionale per la Difesa del Cane, Animalisti Italiani e Chilimacacisegua sul trasferimento dei cani dal canile di Vieste in una struttura extraregionale, che comporterebbe di per sé strazio e maltrattamento agli animali per il lungo viaggio, oltre all’impossibilità di effettuare approfonditi controlli sul benessere degli animali in un canile così lontano, come quello di Acerra.
Non a caso la decisione di trasferimento dei cani dal canile di Vieste ha ottenuto il parere contrario del Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, col supporto dell’assessore regionale (che aveva espresso la sua contrarietà, ricordando che la competenza era della Asl, anch’essa non favorevole).
Purtroppo, però, i suddetti pareri non sono vincolanti, per cui non bisogna abbassare la guardia contro il pericolo di questo trasferimento, che potrà essere osteggiato non solo da nuove barricate, come quelle già organizzate dalle associazioni animaliste, ma anche da iniziative giudiziarie finalizzate a sentire dichiarare la illegittimità dell’ordinanza con cui è stato disposta quella che è stata definita una vera e propria “deportazione”.

sabato 23 gennaio 2010

Un respiro di sollievo, ma senza abbassare la guardia

Il Comitato Scientifico EQUIVITA, a seguito del suo comunicato “Il Governo, in sordina, sdogana gli OGM” che annunciava l’imminente presentazione alla Conferenza Stato-Regioni delle regole di coesistenza per la coltivazione degli Ogm in Italia, ha espresso soddisfazione per la decisione presa, su iniziativa dell’assessore all’Agricoltura della Regione Emilia Romagna, Tiberio Rabboni, di ritirare il provvedimento, in vista di una consultazione più vasta sugli Ogm.
“Una consultazione che dovrebbe avvenire a livello europeo - ha affermato Fabrizia Pratesi, segretario di EQUIVITA. - Non va dimenticato che l’UE doveva elaborare, a tutela della salute e della libera scelta alimentare - sin dalla fine degli anni 90 - le regole per la coltivazione degli Ogm, riguardanti tre settori: tracciabilità, etichettatura e coesistenza. Completati i primi due settori, la UE ha preteso invece che le regole di coesistenza fossero elaborate dagli Stati Membri (che a loro volta hanno delegato, in grande maggioranza, le Regioni…) per una sola ed unica ragione: non vi era altro modo di procedere. Infatti i consulenti scientifici dell’UE avevano dichiarato che la coesistenza è impossibile (gli Ogm inquinano in mille modi e anche a lunga distanza). Bene, pur dopo tanti anni, la patata bollente passataci da Bruxelles è ancora tale, e ciò che in UE era impossibile non diventa - per qualche magia - realizzabile oggi negli Stati Membri! Anzi, questi ultimi anni hanno raccolto abbondanti nuove conferme scientifiche sul fatto che, da un lato, non esistono effetti benefici degli Ogm (esclusi quelli sui bilanci delle industrie biotech), e che, dall’altro, sono numerosi e gravi i danni provocati all’ambiente, alla biodiversità, alla salute (IAASTD - International Assessment of Agricultural Knowledge, Science and Technology for Development, 2009. www.agassessment.org), per non citare quelli economici e sociali dovuti ai brevetti, una importante concausa della fame nel mondo”.
La cosa oggi più urgente è informare correttamente i cittadini, sommersi da una campagna menzognera delle industrie biotech, che riesce perfino a definire le colture Ogm “meno inquinanti”, mentre è dimostrato proprio negli USA che l’uso dei pesticidi negli Ogm resistenti agli erbicidi (70% di quelli coltivati) è in media 4 volte quello delle colture convenzionali.
Fonte: Comitato Scientifico EQUIVITA
Sito internet: www.equivita.org