domenica 14 aprile 2013

13 aprile 2013: manifestazione a Pescara contro Ombrina Mare



Venti mila per la questura, quaranta mila per gli organizzatori. Sono i numeri della partecipazione, dei manifestanti che ieri a Pescara si sono mobilitati contro il progetto Ombrina Mare 2. È il potente No degli ambientalisti al piano di rispolvero del petrolio nell’Adriatico, anche grazie al governo Monti. É l’onorevole  degli abruzzesi che chiedono il Parco Nazionale della Costa Teatina contro il declassamento della regione a distretto minerario.
A Pescara ieri sono scesi in campo 47 comuni, 17 partiti politici, la provincia di Chieti, 3 diocesi (Chieti, Pescara, Lanciano) 3 Parchi nazionali, un Parco regionale, 7 riserve e 178 associazioni per il corteo organizzato dal Coordinamento delle associazioni e dei movimenti che si battono contro la deriva petrolifera. “Comunque, a detta di tutti, la più grande manifestazione mai svolta in Abruzzo negli ultimi decenni” tiene a precisareAugusto De Panfilis del Wwf regionale. Il no che ieri più incuriosiva era quello del governatore, la sua presenza era stata annunciata, ma il Presidente della regione Gianni Chiodi non si è visto. Fuggito? Forse, per non dover liquidare con la solita secca risatina l’impertinente di turno che avrebbe osato: “Presidente, come mai così solerte a scendere in piazza con gli ambientalisti che da anni chiedono, invano, alla Regione di perimetrare il Parco della Costa dei trabocchi?” Immaginate l’espressione disincantata.
Colpo d’occhio sullo striscione: “No alla piattaforma, sì al Parco e alla ricostruzione aquilana” gli attivisti sono quelli di Appello per l’Aquila, Sinistra critica e Zona 22. Nel cuore del lungo serpentone c’è di tutto: bambini, scout, artisti di strada, studenti e musicisti. Dalla Madonnina il corteo prende il lungo-fiume Nord e si snoda su corso Vittorio Emanuele e poi corso Umberto, fino a piazza salotto dove però il mercatino è d’intralcio. Ore e ore a sfilare, tenendo il passo agli slogan, a migliaia: Tutelare il territorio e l’economia della Regione; Si al Parco della costa Teatina ..eppure il vento soffia ancora;Giù le mani dal mare e dalla terra. Ora decidiamo noi del nostro futuro.
“Metanodotti , rigassificatori, estrazioni d’idrocarburi ovunque e noi andiamo a finire sulla luna?” gli abruzzesi non vogliono sacrificare la salute sottostando alla dura legge della crisi: lavori forzati e inquinamento! Fischietti che strizzano i timpani, tamburelli e stornelli, migliaia di giovani saltano, riflettono al sole centinaia di cappellini variegati. Chissà se fa caldo in California dove “ ..il limite per le trivelle è di 170 km dalla riva e dal 1969 non le mettono più in mare” scrive la ricercatrice abruzzese Maria Rita D’Orsogna. Invece in Italia il decreto sviluppo elimina la distanza minima di 19 km per permettere alla Med Oil Gas (Mog) di estendere le ricerche sul petrolio a 6 chilometri di distanza dalla costa dei Trabocchi. Bisognerebbe chiedere ai politici perché non si sono mai mossi fino ad oggi, perché sono qui a manifestare. Solidarietà e faccia tosta? Sono lì per strada, per un alibi perfetto al nulla che decidono nelle sedi istituzionali.
In testa al corteo anche i sindaci abruzzesi col tricolore, sorridenti. Che fatica per Luciano D’Alfonso che stringe le mani, bacia e abbraccia tutti quelli che desiderano salutarlo, si avvicinano e si complimentano. Quando però l’obiettivo indiscreto di una fotocamera incrocia lo sguardo calamita dell’ex sindaco di Pescara, D’Alfonso rabbuia come se avesse visto un fantasma. Se qualcuno gli chiedesse: “ Scusi, ha mica discusso con qualche amico per solidarizzare oggi con gli ambientalisti? Lui risponderebbe? Eppure, ad un metro di distanza sbucano gli ambientalisti Peligni che hanno lottato contro il cementificio che qualcuno da Pescara voleva piazzare assieme ad un Hangar per gli aerei svuotando un monte sano, come un uovo, per realizzare la nuova area industriale sulmonese. L’area che c’era non bastava anche se deserta e zeppa di stabilimenti e aziende fantasma. Difendiamo i beni comuni. Stop Petrolio stop cemento sullo striscione dell’indomabile Consigliere regionale Maurizio Acerbo.
Si riconoscono lontano due miglia le bandiere per l’acqua pubblica. Tutti assetati se non si firma per l’Acqua diritto umano (www.acquapubblica.eu)!
Addosso al cane bassotto la bandana del panda Wwf e una trentina di chitarre suonano all’impazzata per i giovani che cantano a squarcia gola. Dall’altra parte due striscioni al maschile avvisano i fieri e il popolo femminile: l’Abruzzo ha già la sua trivella e va a finire davvero che ..chi saltella non trivella!
Maria Trozzi
Fonte: QuiQuotidiano.it Ultimisse

lunedì 18 marzo 2013

Esito del convegno “Strategia contro l’avvelenamento della fauna in Italia”

Notevole partecipazione di pubblico al Convegno “Strategia contro l’avvelenamento della fauna in Italia” svoltosi a Roma il 28 febbraio 2013
Circa duecento persone hanno assistito al convegno “Strategia contro l’avvelenamento della fauna in Italia” che si è tenuto a Roma il 28 febbraio scorso presso l’Auditorium del Ministero della Salute.
La platea, composta principalmente da veterinari, personale del Corpo Forestale dello Stato, agenti di vigilanza di parchi regionali, biologi e naturalisti, personale di regioni e province, ha potuto ascoltare le relazioni di esperti che si confrontano quotidianamente con l’avvelenamento di animali selvatici e domestici.
Nella prima parte del convegno gli interventi dei relatori (Dott.ssa Rosalba Matassa, Ministero della Salute; Capitano Pietro Della Porta, Carabinieri per la Tutela della Salute; Dott. Rosario Fico, IZS Lazio e Toscana; Luciano Sammarone, CFS) hanno portato all’attenzione dei partecipanti le principali criticità che rendono estremamente complesso ed arduo contrastare l’avvelenamento della fauna, tra le quali spiccano la difficoltà di emersione di questo reato, la scarsità di strumenti per individuare i colpevoli e la scarsa ottemperanza delle disposizioni normative in vigore.
Varie presentazioni hanno sottolineato come l’Ordinanza Ministeriale 18 febbraio 2008 e le sue successive modificazioni e integrazioni, che costituisce il primo provvedimento a livello nazionale specificatamente emanato dal Ministero della Salute per combattere il problema dell’uso dei bocconi avvelenati, sia largamente disatteso dai vari soggetti che sarebbero, invece, investiti di precisi compiti.
Raramente i Sindaci intervengono tempestivamente di fronte alla segnalazione dei casi di sospetto avvelenamento, avviando, come dovrebbero, le indagini e la bonifica del territorio e provvedendo alla segnalazione del pericolo nelle aree interessate.
Non sempre i veterinari liberi professionisti segnalano i casi di sospetto avvelenamento, impedendo così l’avvio delle indagini e l’attuazione di bonifiche che potrebbero eliminare bocconi e carcasse presenti nell’ambiente, salvando la vita ad altri animali.
Accade frequentemente, inoltre, che gli Istituti Zooprofilattici Sperimentali inoltrino i risultati delle necroscopie e delle analisi di laboratorio ad ASL, Sindaco ed autorità giudiziaria ben oltre i termini previsti dall’O.M.
Queste omissioni ed inosservanze sembrano scaturire dalla scarsa conoscenza dell’ordinanza, dalla scarsa sensibilità alla problematica e anche dal fatto che le pene, seppure previste, non vengono comminate.
E’ stato anche sottolineato come siano poche le Prefetture che hanno attivato il tavolo di coordinamento previsto dall’O.M.
Altri punti critici sottolineati nel corso degli interventi sono stati la difformità delle metodiche analitiche impiegate nei vari Istituti Zooprofilattici e lo scarso impegno talora profuso dalle forze di polizia nello svolgimento delle indagini.
Da non dimenticare, inoltre, che l’OM decadrà nel 2014 e che sarebbe auspicabile una sua tempestiva traduzione in Legge dello Stato.
Due esperti della Regione Andalusia (Antonio Ruíz ed Antonio Valero) hanno sottolineato come l’uso del veleno sia una pratica largamente diffusa in Spagna e che assesta gravi colpi alla conservazione di molte specie di rapaci necrofagi (in particolare gipeto, aquila imperiale iberica, capovaccaio e nibbio reale) nonché alla sopravvivenza della lince iberica, un raro felino endemico della penisola iberica.
Il giro di vite nella lotta all’avvelenamento la regione Andalusia lo ha dato, a partire dal 2004, con l’attuazione di una strategia che prevede ben 61 diverse misure di contrasto. Tale strategia ha portato ad una riduzione dell’uso del veleno del 50% nell’arco di meno di 10 anni.
Unità cinofile antiveleno per la ricerca dei bocconi e carcasse avvelenati e team specializzati composti da agenti di polizia, tecnici e biologi, hanno permesso di giungere all’individuazione ed alla condanna di vari responsabili di episodi di avvelenamento.
Oltre a sanzioni penali rilevanti ed a pesantissime sanzioni pecuniarie, stanno contribuendo a ridurre il fenomeno anche pene accessorie molto efficaci come la chiusura delle aziende faunistico venatorie nelle quali vengano rinvenuti bocconi avvelenati o carcasse di animali avvelenati.
Il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, dal canto suo, ha presentato una Strategia contro l’uso del veleno in Italia (Monica Di Francesco, Ente Parco Gran Sasso-Laga), affiancata da una proposta di legge che è stata elaborata con il contributo di vari esperti (Guido Ceccolini, Biodiversità sas) e che, tra le altre misure, propone di:
agevolare la denuncia dei casi di avvelenamento da parte dei cittadini;
affidare un ruolo centrale al Corpo Forestale dello Stato nei casi di avvelenamento della fauna, specializzandone il personale;
formare personale specializzato nelle ASL e negli Istituti Zooprofilattici;
attivare Nuclei Cinofili Antiveleno e regolamentare la loro operatività a livello regionale;
prevedere un ruolo attivo anche da parte degli enti gestori della fauna quali Provincie ed Enti parco;
potenziare il ruolo degli Istituti Zooprofilattici Sperimentali, sia nell’attività diagnostica che nella raccolta ed elaborazione dei dati a livello nazionale;
inasprire le sanzioni amministrative e penali per coloro che utilizzano bocconi avvelenati;
prevedere la sospensione di attività economiche e sportive nelle aree in cui si siano verificati episodi di avvelenamento (caccia, pascolo e ricerca di tartufi).
L’importante ruolo che giocano i nuclei cinofili antiveleno nella lotta all’uso del veleno, più volte ribadito, è stato oggetto di una dettagliata presentazione (Anna Cenerini, Ente Parco Gran Sasso-Laga) nella quale è stato sottolineato come i Nuclei abbiano un ruolo basilare per conoscere se, come e quando l’uso del veleno sia diffuso in un territorio. Essi, infatti, riescono ad individuare carcasse e bocconi avvelenati che, a vista, non potrebbero mai essere rilevati. Gli NCA riescono a bonificare con efficacia e rapidità i territori interessati da spargimento di bocconi tossici, evitando ulteriori episodi di avvelenamento “secondario”. Inoltre gli NCA svolgono un ruolo di costante presidio del territorio e possono essere impiegati in perquisizioni di edifici ed automezzi giocando, così, un efficace effetto dissuasorio. Sono state fornite anche indicazioni pratiche su come poter attivare un Nucleo Cinofilo Antiveleno e su quali altre misure intraprendere per potenziare il loro ruolo preventivo e deterrente.
La Sovrintendente Alessandro Mango del Coordinamento Territoriale per l’Ambiente del Corpo Forestale dello Stato per il Parco Gran Sasso-Laga ha illustrato le tappe che hanno portato all’attivazione, grazie al progetto LIFE ANTIDOTO, dei due Nuclei Cinofili Antiveleno operanti dal 2010 nel Parco Gran Sasso-Laga, in collaborazione tra Ente Parco e CFS, in particolare:
lo stage svolto dai due conduttori in Andalusia (la stessa sovr. Mango ed il dipendente del Parco Gran Sasso-Laga Alberto Angelini) e la conoscenza e l’affiatamento con i cani donati dalla Regione Andalusia all’Ente Parco Gran Sasso-Laga;
le modalità di addestramento e lavoro sul campo dei Nuclei Cinofili Antiveleno del Parco Gran Sasso-Laga;
le modalità operative adottate per lo svolgimento degli interventi periodici nel Parco e degli interventi di urgenza, sia nel Parco che in altre aree abruzzesi;
la sinergia operativa tra Nuclei e personale CFS.
Infine sono stati descritti i più interessanti casi di avvelenamento riscontrati in Abruzzo dai due Nuclei, poi trattati in maniera più approfondita anche dal veterinario della ASL dell’Aquila dott. Livio Giammaria nel suo intervento.
Ha chiuso il convegno la presentazione di due allevatori e tartufai toscani (Alessandro Poggini e Giacomo Guarguaglini) che, desiderosi di mettere un freno alla barbara pratica dell’uso dei bocconi avvelenati che colpisce frequentemente anche i cani da tartufo, hanno fondato l’associazione DAW, Dog at Work dopo aver partecipato ai due corsi di formazione per Nuclei Cinofili Antiveleno organizzati dal Parco Nazionale Gran Sasso-Laga nel 2011 e nel 2012. I due allevatori-tartufai stanno portando avanti l’addestramento di due cani per la ricerca del veleno ed auspicano una regolamentazione normativa che permetta loro di poter collaborare a breve con enti e corpi di polizia locali nella lotta all’uso del veleno.

lunedì 4 febbraio 2013

domenica 3 febbraio 2013

Vivere con il cane


Un altro evento rilevante a Pescara che porta il nome dalla parte degli animali. Dopo il Grande successo di Milano, l'incontro-dibattito Vivere con il Cane, approda a Pescara martedì 5 febbraio 2013, dalle ore 18.00 alle 20.00, presso la Sala Consiliare del Comune. L'evento, siglato dall'etologo Roberto Marchesini fondatore della Siua (Scuola di Interazione Uomo Animale) - Patrocinato dalla Lega Nazionale per la Difesa del Cane e dall'Assessorato Tutela del Mondo Animale del Comune di Pescara - vedrà quale ospite d'onore l'attore, scrittore e Presidente Onorario della Lega Nazionale per la Difesa del Cane Giorgio Panariello.
Il nostro rapporto con gli animali è forse una delle esperienze più autentiche e confortanti che la vita ci riserva. Non è un caso se in questi ultimi anni la presenza degli animali nelle nostre case è aumentata in modo esponenziale. Di pari passo va la relazione tra noi e gli animali in una riflessione che è diventata sempre più argomento di dibattito scientifico e antropologico. Le domande che si pone la zooantropologia sono quelle che ogni tanto prendono forma nel nostro animo. Quelle che facciamo fatica a formulare e ancora più fatica per trovarvi risposte adeguate. E se parliamo di cani, la necessità di trovare risposte diventa impossibile da rinviare.
Ecco perché è un'occasione da non perdere l'incontro-dibattito di martedì 5 febbraio 2013 a Pescara tra Roberto Marchesinipadre”italiano della zooantropologia, etologo, filosofo, saggista, Past-President della Società italiana di Scienze Comportamentali Applicate (SISCA) e fondatore della Scuola di Interazione Uomo Animale (SIUA), Margherita d'Amico scrittrice, giornalista (Corriere della Sera, La Repubblica), Rosalba Matassa Coordinatore della Task Force Tutela degli animali d'affezione, lotta al randagismo e ai canili lager del Ministero della Salute, Michele Pezone avvocato Responsabile Diritti Animali LNDC.