domenica 30 giugno 2013

Caccia in Abruzzo: Corte Costituzionale e TAR bocciano la Regione Abruzzo. Dichiarato illegittimo il Comparto Unico regionale alla migratoria!

Comunicato stampa WWF e ANIMALISTI ITALIANI del 25/06/2013

Corte Costituzionale e TAR L'Aquila con due sentenze censurano duramente la Regione Abruzzo sulla caccia.

Bocciata la Legge regionale e il comportamento di Giunta Regionale e Dirigente della Direzione Agricoltura. Uno-due decisivo grazie ai ricorsi di WWF, Animalisti Italiani e altre associazioni, migliaia di animali uccisi in maniera palesemente illegittima.

L'uno-due subito in questi giorni dalla Regione Abruzzo in materia di caccia è clamoroso.

La Corte Costituzionale e il TAR Abruzzo depositano, rispettivamente, giovedì 20 giugno e venerdì 21 giugno 2013, due diverse sentenze destinate a rivoluzionare l'attività venatoria nella regione.

Tutto nasce dai ricorsi presentati da WWF, Animalisti Italiani e altre associazioni che hanno affidato all'Avv. Michele Pezone il compito di ricorrere sui calendari venatori 2009-2010 e 2010-2011 della regione Abruzzo, evidenziando fortissime criticità e illogicità nelle scelte filo-venatorie.

Nel ricorso sul calendario 2010-2011 si contestava, tra l'altro, anche l'incostituzionalità della norma contenuta nella legge Regionale 10/2004 che riammetteva il cosiddetto “nomadismo venatorio”, perimetrando un Comparto Unico regionale sulla Migratoria e rendendo così possibile lo spostamento dei cacciatori da una parte all'altra dell'Abruzzo.

Il TAR L'Aquila, giudicando non manifestamente infondata l'eccezione di costituzionalità, aveva quindi sollevato il caso davanti alla Corte Costituzionale. Quest'ultima con una sentenza di cristallina chiarezza ha sancito che la Legge Regionale 10/2004 ha violato le normative nazionali che regolamentano il prelievo venatorio. La Corte ricorda nella sentenza che uno dei capisaldi della legge nazionale sulla Caccia, la 157/92 è il legame tra cacciatori e territorio attraverso la perimetrazione di ambiti di caccia di carattere sub-provinciale. Invece la Regione Abruzzo aveva concesso ai cacciatori per diversi mesi all'anno di potersi spostare da un capo all'altro della regione, definita, come detto, “comparto unico per la migratoria”.

Il TAR di L'Aquila, invece, ha depositato la sentenza relativa ad un ricorso presentato da Aninalisti Italiani e L.A.C. sul calendario venatorio 2009-2010, dopo aver accolto allora la richiesta di sospensiva. Nonostante il tempo trascorso il TAR ha ritenuto opportuno entrare comunque nel merito perché la Giunta Regionale deve riproporre ogni anno il calendario venatorio. Era dunque importante definire la causa per evitare il ripresentarsi degli stessi vizi in futuro.

I giudici del tribunale amministrativo aquilano, con giudizi estremamente duri, hanno fatto crollare l'esile difesa regionale con commenti durissimi sull'operato della Giunta Regionale, che aveva varato un calendario venatorio che si distaccava dal parere dell'ISPRA ampliando i periodi di caccia per diverse specie. Tutto ciò nonostante gli uffici regionali fossero completamente privi dei necessari dati relativi all'abbondanza e alla distribuzione delle diverse specie in Abruzzo. Il TAR ha altresì censurato il comportamento del Dirigente della Direzione Agricoltura che si era sostituito alla Giunta nel riscrivere il calendario venatorio dopo l'accoglimento da parte dei giudici amministrativi della richiesta di sospensiva avanzata dalle associazioni.


WWF e Animalisti Italiani ringraziano l'Avv.Michele Pezone, il rappresentante delle associazioni in Consulta venatoria Regionale Augusto De Sanctis e i diversi attivisti che hanno contribuito a queste importantissime vittorie. Resta però il rammarico per il comportamento della Giunta Regionale e della Direzione Agricoltura che, nonostante i tempestivi appelli al buon senso e al rispetto delle leggi inviati dalle associazioni ambientaliste, hanno voluto difendere strenuamente una linea di estremismo venatorio che li ha portati ad una vera e propria Caporetto. Peccato per le decine di migliaia di animali che sono stati uccisi dal 2004 ad oggi a causa di una norma rivelatasi ora anticostituzionale, un attacco al patrimonio faunistico in piena regola che testimonia la totale insostenibilità del prelievo venatorio in Abruzzo. Auspichiamo un immediato cambio di rotta.

lunedì 3 giugno 2013

Mamma li turchi!

Agli inizi di quest’anno sono stato a Istanbul, nei giorni in cui si tornava a parlare del rischio di attentati terroristici, e ho invece trovato una città accogliente e popolata da persone di grande umanità. Racconto questo particolare, che mi ha davvero colpito: mentre ero in taxi nel tragitto dall’aeroporto all’albergo, il tassista a un certo punto si è fermato ed è sceso dalla macchina in modo inspiegabile, tanto da spaventarmi. L’ho visto che raccoglieva un pezzo di pane, che poi, rientrato in macchina, ha gettato dal finestrino mentre passavamo sul Bosforo. Si è quindi girato verso me e mia moglie, che stavamo seduti dietro attoniti, e ci ha spiegato a gesti che quel pane lo avrebbero mangiato i pesci. Un gesto bellissimo, che ci ha commosso.
Ora provo una nuova commozione, pensando a quanto coraggio e senso civico abbiano i tanti cittadini di Istanbul che si stanno ribellando al progetto del premier Erdogan finalizzato a distruggere il Gezi Park con i suoi seicento alberi nel cuore della città, per fare posto a un centro commerciale. Senza paura, questi ragazzi affrontano i reparti anti-sommossa della polizia, i lacrimogeni, i cannoni ad acqua. I giovani studenti, sostenuti dagli artisti e dagli intellettuali turchi e da tanti deputati, si accampano di notte nel parco per tentare la mattina dopo di bloccare i bulldozer che devono sradicare gli alberi.
Dall’altra parte Erdogan, forte delle autorizzazioni amministrative (non so se lì ci sono leggi che tutelano gli alberi storici e se ci sono interpretazioni contrastanti di quelle leggi) non vuole saperne niente della protesta, che così diventa anche una dura critica al suo modo di fare autoritario. Ma, soprattutto, diventa una critica, assai simile a quella degli indignados di New York, Londra e Madrid ad un modello di sviluppo autoreferenziale che preferisce il cemento alla tutela delle bellezze storiche e paesaggistiche che rappresentano anch’esse la storia di un popolo.
Tornando col pensiero alla nostra città, trovo una situazione che riproduce in piccolo lo stesso schema. Il progetto di rifacimento del centro di Francavilla non ha preso in considerazione la salvaguardia di beni di valore paesaggistico, quali erano gli alberi abbattuti e ha previsto la realizzazione di marciapiedi con materiali pregiati che comportano spese per centinaia di migliaia di euro, e poco importa se con gli stessi soldi si potevano sistemare con piccoli interventi di ordinaria manutenzione i tanti marciapiedi della città sui quali la gente cade davvero.
Una volta si diceva “mamma li turchi”, ora possiamo prendere ad esempio il senso civico di quei tanti ragazzi di Istanbul, che non hanno paura neppure di essere picchiati o arrestati per fare sentire a tutti il loro desiderio di salvaguardare i beni comuni e di non morire inghiottiti nel plastificato mondo del pensiero dominante.
A loro Erri De Luca ha dedicato una poesia che riporto qui sotto.

La battaglia d’Istanbul in difesa di seicento alberi,

novecento arresti, mille feriti, quattro accecati per sempre,
la battaglia d’Istanbul 
è per gli innamorati a passeggio sui viali,
per i pensionati, per i cani,
per le radici, la linfa, i nidi sui rami,
per l’ombra d’estate e le tovaglie stese
coi cestini e i bambini,
la battaglia d’Istanbul è per allargare il respiro 
e per la custodia del sorriso.