sabato 27 novembre 2010




Margherita Hack – Roberto Marchesini

Campagna della Lega Nazionale per la Difesa del Cane

IL DIRITTO DI VIVERE

Giovedì 2 dicembre 2010, ore 11.30 ,

CIRCOLO DELLA STAMPA - SALA “PAOLO ALESSI”

Corso Italia, 13 - Trieste

Interverranno:

Margherita Hack – Scienziata, Astrofisica
Roberto Marchesini - Epistemologo e saggista, studioso di relazione uomo-animale
Michele Pezone - Avvocato, scrittore, Responsabile Rapporti Istituzionali LNDC

Moderatore: Gianrossano Giannini, Ordinario di Astrofisica, Università di Trieste

Con la Campagna di comunicazione “Il Diritto di Vivere”, la Lega Nazionale per la Difesa del Cane con Margherita Hack e Roberto Marchesini, si rende protagonista di una delle campagne di sensibilizzazione più importanti sul tema vivisezione.

L'approvazione, da parte del Parlamento Europeo, della Direttiva 2010/63 sull’utilizzo degli animali per fini scientifici ha purtroppo dimostrato quanto il predetto organo legislativo sia più sensibile agli interessi dell’industria farmaceutica che alla sensibilità dei cittadini sul tema della vivisezione.

Nonostante nel testo si faccia riferimento alla limitazione dei test più dolorosi e all'utilizzo delle cavie solo nei casi necessari, destano sgomento le deroghe per esigenze scientifiche che prevedono l'utilizzo di animali in via d’estinzione catturati in natura, come scimpanzé e gorilla, e addirittura di animali randagi, come gatti e cani, nel caso non sia possibile raggiungere altrimenti lo “scopo della procedura”.

A tal proposito bisogna ricordare come gran parte dei primati provenga da catture allo stato selvatico, dove tutto il nucleo familiare viene ucciso per prelevare il piccolo che, atterrito e disorientato, affronta viaggi transoceanici rinchiuso in piccoli contenitori per raggiungere l'Europa, e come ultima tappa il laboratorio.

La nuova Direttiva 2010/63 prevede anche la possibilità di utilizzare lo stesso animale per più esperimenti, di utilizzare anidrite carbonica per la soppressione delle cavie (procedura che provoca un’elevata e prolungata sofferenza), e la possibilità di effettuare anche toracotomie (aperture del torace) senza anestesia. E tutto questo mentre il Consiglio Nazionale delle Ricerche degli USA, annunciando la necessità di una svolta epocale nella tossicologia, insiste per trasferire le prove tossicologiche dall’animale ai metodi in vitro.

Ad oggi il numero di animali usati per fini sperimentali non accenna a diminuire, rimanendo sulla soglia dei 12 milioni all’anno. Paesi come la Germania, Spagna, Francia Irlanda e Austria mostrano, addirittura, un forte incremento, mentre l’Italia mantiene tristemente il quinto posto nella classifica degli animali usati, dopo Francia, Regno Unito, Germania e Spagna.

La sperimentazione animale è ritenuta ormai obsoleta, come dichiarato nel documento conclusivo del VII Congresso mondiale sulla sperimentazione animale. La Direttiva 2010/63 avrebbe potuto e dovuto favorire effettivamente il passaggio ai nuovi metodi di ricerca (REACH), anziché limitarsi ad astratte enunciazioni di principio e a richiedere agli Stati membri, se possibile, di garantire il ricorso a sistemi alternativi.

Ma, l’Unione Europea continua a ritardare l’ incentivazione al ricorso a metodi che non facciano uso di animali.

La Lega Nazionale per la Difesa del Cane unita a Margherita Hack e a Roberto Marchesini, agirà affinché, nell'iter di recepimento nazionale della Direttiva, vengano inserite disposizioni per favorire lo sviluppo concreto di metodi che non facciano uso di animali, limitando nei fatti il ricorso agli animali, per un futuro basato su una ricerca scientificamente corretta e libera dal vincolo arretrato del modello animale. Parimenti si richiede il divieto senza deroga dell’uso di animali a scopo didattico.

L'11 e il 12 Dicembre nella Giornata internazionale per i diritti degli Animali sosteniamo “il Diritto di Vivere” per il ricorso a metodi di sperimentazione alternativi.

Puoi aiutarci con una firma sulla nostra petizione

http://firmiamo.it/il-diritto-di-vivere

Animali utilizzati per fini sperimentali nei Paesi dell’Unione Europea

Le statistiche complete sono consultabili su:

http://ec.europa.eu/environment/chemicals/lab_animals/reports_en.htm

giovedì 25 novembre 2010

5 per mille, nella finanziaria fondi dimezzati

Un'«offesa a tutto il mondo del volontariato» è stato il commento del Presidente di Ciessevi, Lino Lacagnina, all'indomani dell'approvazione del maxiemendamento alla legge di stabilità che «opera un taglio del 75% rispetto al 2010 sulle risorse che provenivano da una libera scelta del contribuente». Nel provvedimento, di fatto il tetto massimo che per il 2010 era di 400 milioni si riduce a 100 milioni di euro.

«Di anno in anno - ha commentato Lacagnina - le risorse che il volontariato ha ricevuto dal 5 per mille si sono man mano erose. Se a questo aggiungiamo i ritardi nei pagamenti, i ricorsi per gli errori formali, le aggiunte di nuove categorie di beneficiari, la confusione ha raggiunto l'apice. Di controcanto in Parlamento giacciono alcuni progetti di legge volti a dare ordine a questo strumento di raccolta fondi, ma mai presi in esame seriamente. Tre legislature sono passate da quando è nato il beneficio del 5 per mille e ogni anno le associazioni ci chiamano per capire come devono comportarsi. E ogni anno dobbiamo impiegare tempo e risorse per aggiornarci sulle novità, per esserne al corrente e per fornire un servizio puntuale e preciso di informazione verso i nostri utenti, che sono poi le organizzazioni di volontariato».

Una scelta, quella del Parlamento che va in controtendenza con le aspettative dei cittadini. Sono, infatti, milioni (14.652.659 solo nel 2008) i contribuenti che scelgono di sostenere economicamente le associazioni di volontariato apponendo nel modello di dichiarazione dei redditi il codice fiscale dell'ente preferito.

«Non è un segreto che Comuni, Provincia e Regione, blindate tra rispetto del Patto di stabilità e tagli dei fondi per le politiche sociali, hanno pochi soldi in cassaforte» ha chiosato il Presidente di Ciessevi. «E, di conseguenza, gli enti locali, rimborsano con il contagocce i costi delle attività e dei servizi resi dal volontariato. A questo ostacolo, oggi, se ne è aggiunto un altro che zavorra non solo l'azione ma anche lo sviluppo delle associazioni, il taglio ai fondi del 5 per mille».

Pubblicato su:
http://www.twimc.it/?p=693

LAC, ENPA, LIPU e LAV scrivono a Zaia per chiedere lo stop della caccia in deroga in Veneto dopo la condanna dell’Unione Europea

Il 18 novembre scorso le associazioni LAC, ENPA, LIPU e LAV del Veneto hanno scritto una lettera al Governatore del Veneto Luca Zaia chiedendo la revoca della delibera n.2371, del 5 ottobre, con la quale è stata consentita la caccia agli uccelli migratori protetti appartenenti alla specie Pispola, Fringuello, Frosone, Storno, Peppola e Prispolone.

La richiesta della revoca è giunta in seguito alla sentenza di condanna della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, dell’11 novembre scorso, a causa della legge regionale del Veneto n.13 del 2005, la quale viola palesemente le direttive comunitarie sulla tutela degli uccelli selvatici.

La revoca della delibera del 5/10/2010 è un atto dovuto perché è stata approvata ai sensi della L.R.13/2005 ora dichiarata illegittima dalla Corte di Giustizia Europea.

Proprio nell’anno internazionale per la tutela della biodiversità la Regione Veneto è l’unica regione d’Europa dove si cacciano gli uccelli protetti in spregio delle direttive comunitarie e della sentenza della Corte di Giustizia Europea.

“Speriamo che Zaia non faccia orecchia da mercante – ha dichiarato Andrea Zanoni, Presidente della Lega per l’Abolizione della Caccia del Veneto – e revochi al piu’ presto la delibera sulla caccia in deroga grazie alla quale oggi il Veneto è l’unica regione d’Italia e d’Europa dove, in violazione delle direttive comunitarie e della Sentenza della Corte di Giustizia Europea dello scorso 11 novembre, si uccidono deliberatamente specie di uccelli migratori protetti. Ritengo gravissimo che ciò accada addirittura nell’anno internazionale della tutela della biodiversità.”

Fonte: LAC Lega Abolizione Caccia - web: www.lacveneto.it

venerdì 12 novembre 2010

Seminario "Diritti degli Animali" - Centro Cinofilo San Michele Torre (Parma), 20 e 21 novembre 2010


Conoscere i regolamenti sanitari per aprire un campo o per fare attività con gli animali, avere indicazioni su tutte le norme del codice civile e del codice penale relative alla tutela degli animali, prendere visione dei profili psicopatologici che predispongono ai comportamenti di maltrattamento, conoscere i problemi di bioetica animale e i più importanti approcci criteriologici: questi sono gli obiettivi di questo seminario che intende offrire uno sguardo globale e dettagliato sui temi del maltrattamento e della tutela animale.

Relatori:
Roberto Marchesini, Direttore SIUA
Carlo Riccio, Medico Veterinario Ausl Piacenza
Michele Pezone, Avvocato Responsabile LNDC Rapporti Istituzionali
Camilla Pagani, Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione - CNR Roma

Costo: 240 € Iva inclusa
A tutti i partecipanti verranno dati in omaggio 5 volumi di bioetica a scelta tra un elenco che verrà inviato a coloro che si iscriveranno.

Per ulteriori informazioni contattare la Segreteria Didattica SIUA ai seguenti recapiti: Tel: 051/810387 – 340/2513890 - e-mail: promozione@siua.it

mercoledì 10 novembre 2010


Presentazione del libro di Michele Pezone

Vingança

Pescara, Museo d'Arte Moderna Vittoria Colonna

mercoledì 17 novembre 2010, ore 19:00

Presenta Andrea Romano

martedì 9 novembre 2010

Foche, Corte di Giustizia UE annulla la sospensione del regolamento europeo che vieta la caccia commerciale di questi mammiferi

Il Presidente dellaCorte di Giustizia dell'Unione Europea, con Ordinanza del 25 ottobre ha rigettato la richiesta di sospensionedel bando europeo che vieta la caccia commerciale delle foche e ha annullato quindi la precedente ordinanza del 19agosto scorso con la quale si sospendevatemporaneamente il divieto europeo su istanza presentata da organizzazioni dipopolazioni indigene del Canada e della Groenlandia insieme al Fur Institute ofCanada, Canadian Seal Marketing Group e altre sigle collegate all'industriadella pellicceria.
Il Regolamento UE1007/2009 sul commercio dei prodotti derivati dalle foche, sin dalla suaapprovazione sta subendo forti attacchi da parte dell'industria dellapellicceria interessata allo sfruttamento delle foche cacciate in Canada eGroenlandia. Nonostante il bando fosse efficace a partire dal 20 agosto 2010,già dai primi mesi dell'anno organizzazioni commerciali di questi Paesi hannoavviato un procedimento per chiederne l'annullamento e, in attesa della sentenzadella Corte di Giustizia, anche la temporanea sospensione.
Lo scorso 19 agosto,alla vigilia dell'entrata in vigore del Reg. UE 1007//09, il Presidente della Corte di Giustizia dell'Unione Europea, accolse la richiesta di sospensione masi trattò solo di un atto dovuto, dato che la Commissione Europea adottò lemisure attuative del regolamento solo pochi giorni prima e quindi la Corteaveva bisogno di valutare le argomentazioni dei ricorrenti per potere deciderenel merito.
Sulla base delledocumentazione prodotta dai due schieramenti - da una parteil Parlamento Europeo e la Commissione (coadiuvati dai legali delle principalicoalizioni internazionali di protezione degli animali quali Eurogroup forAnimals e FFA-Fur Free Alliance, di cui la LAV è componente, e dall'IFAW -International Fund for Animal Welfare) e, dall'altra parte, organizzazioni dipopolazioni indigene del Canada e della Groenlandia insieme al Fur Institute ofCanada, Canadian Seal Marketing Group e altre sigle collegate all'industria dellapellicceria - la Corte di Giustizia ha rilevato che, sulla base dellagiurisprudenza comunitaria, i ricorrenti non hanno presentato adeguateevidenze attestanti che la mancata sospensione del bando possa provocare gravi,personali e irreparabili conseguenze; hanno presentato solo mereosservazioni su interessi economici, culturali, sociali di caratteregenerale che solo soggetti di diritto pubblico possono avanzare, mentre iricorrenti rappresentano categorie riconducibili a persone fisiche, società commercialie associazioni di categoria.
Pur ribadendo che ilReg.1007/2009 prevede già una specifica deroga per garantire la sussistenzadelle popolazioni indigene per le quali la caccia alle foche sta alla basedelle proprie tradizioni, dalle argomentazioni che motivano l'Ordinanza delPresidente della Corte di Giustizia UE, emerge altresì che nel 2006 gli Inuitdel Canada hanno cacciato solo un decimo del totale delle foche che sonostate abbattute (ossia 30.000 animali su oltre 300.000 cacciati) e che, diqueste, solo un quinto (circa 6.000 foche) furono esportate e nonesclusivamente nell'Unione Europea. Considerato inoltre che, come dichiaratodai ricorrenti, gli Inuit cacciano le foche prevalentemente per il consumodelle loro carni e che le pellicce sono vendute per coprire i costi dellacaccia, non si comprende come le disposizioni del bando europeo possanodanneggiare tali popolazioni che, nell'ambito di un opportuno sistema ditracciabilità come previsto dalla Commissione UE (Reg.737/10) potranno continuaread immetterle nel mercato europeo.
"Da quanto emerso inquesta ulteriore tappa del procedimento avviato contro il bando europeo- ha dichiarato Simone Pavesi, responsabile nazionale LAV settore pellicce - pareevidente che dietro la caccia alle foche si nascondano gli spregiudicatiinteressi di chi ha trasformato il mezzo di sostentamento di una popolazione inun business internazionale".
"Se è vero che lepopolazioni Inuit cacciano le foche da millenni- ha proseguito Pavesi - è altrettanto vero che nel corso dei secoli non èmai esistito un mercato dei prodotti di foca e ciononostante queste popolazionisono sopravvissute. E' solo ora che sono in balia dell'industria dellapellicceria e del settore di trasformazione dei prodotti di foca, che queste popolazioniaccusano difficoltà economiche e sociali. Auspichiamo che la Corte di Giustiziapossa presto giungere alla conclusione del procedimento, in modo da togliereogni dubbio circa l'applicabilità del provvedimento che, va ricordato, ad oggiè a tutti gli effetti vigente. Per questo chiediamo che siano attivate leopportune procedure di controllo sulle merci immesse nel mercato europeo enazionale".
Fonte: Ufficio Legale LAV

lunedì 1 novembre 2010

Biblioteca Comunale di Terni - Invito


sabato 06 novembre - ore 11.00 – caffè letterario


presentazione del libro


Il mio ultimo amico di Edmondo De Amicis


ristampa anastatica Il Formichiere, 2010


intervengono:


Simone Guerra – Assessore alla Cultura Comune Terni


Stefania Cherubini – Assessore alla Cultura Provincia Terni


Gabriella Tomassini


Fausto Dominici


Michele Pezone – Lega Nazionale per la difesa del cane

Cacciatori capricciosi ed effetti delle forzature. Ma il vero problema resta la sicurezza: ed anche Arcicaccia mette la testa sotto la sabbia.

"In risposta al comunicato Arcicaccia del 29 ottobre, si comprende benissimo la posizione espressa dal suo presidente Osvaldo Veneziano, di stigmatizzazione delle forzature del mondo venatorio e del radicalismo della controparte anticaccia, al punto di chiedere espressamente il ritiro del DDL Orsi.
Il punto però non è la radicalizzazione dello scontro...", dichiara Daniela Casprini, presidente dell'Associazione Vittime della Caccia e aggiunge: "ci sono questioni che nella loro intrinseca verità non possono essere taciute o disconosciute: la sicurezza e l'ordine pubblico connessi all'esercizio dell'attività venatoria sembrano non essere percepiti dal presidente Veneziano come le questioni più drammatiche ed in questo contesto si allinea con l'ala venatoria più estrema, non toccando minimamente l'allarme sociale che coinvolge direttamente gli abitanti di zone a pianificazione venatoria, che ricordiamo essere ben il 70% del territorio italiano".
Prosegue la Casprini: "Temi, quello della sicurezza e dell'ordine pubblico, a più riprese sollevati anche dal Ministro del Turismo Brambilla, coerentemente col ruolo istituzionale di cui è investita.
Gli aspetti di merito sollevati dal Ministro non devono prestare il fianco a nessun tipo di strumentalizzazione politica poiché denunciano di fatto problemi reali e tremendamente seri, gli stessi che la nostra Associazione da tempo solleva.
Fa comodo disconoscere che il Ministro altro non è che lo specchio di una voce sempre più diffusa che di caccia e di violenza non ne vuole più sapere. La pressione venatoria non provoca solo vittime per armi da caccia ma, più in generale, rende i cittadini vittime ed ostaggi di un sistema politico clientelare che in tutte le sue articolazioni controlla poi la pianificazione e gestione del territorio, anche attraverso la destinazione venatoria coatta di terreni privati, contro la volontà del proprietario e con scarsissime possibilità d'opposizione dello stesso. Peccato davvero...", conclude la presidente dell'Associazione Vittime della Caccia: "... un'altra occasione persa dall'ennesima associazione venatoria per dare al dramma quotidiano delle vittime il doveroso e responsabile rilievo".
Ufficio Stampa Associazione Vittime della Caccia