domenica 26 maggio 2019

Jago, il cane conteso e giudicato dal tribunale come una "cosa"


Vagava affamato e senza microchip su una strada trafficata, fu raccolto, portato in canile e adottato da una giovane donna, ma oggi, a distanza di cinque anni, in virtù di una sentenza del Tribunale di Milano che lo equipara a un oggetto, il cagnolino Jago dev'essere restituito a un uomo che si dichiara il suo padrone originario. Pur prendendo atto di tutte le manchevolezze del presunto proprietario di una volta, il quale neppure avrebbe denunciato la scomparsa dell'animale, il giudice fa preciso riferimento agli articoli 927 e seguenti del Codice civile relativi a "smarrimento e ritrovamento delle cose mobili e quindi degli animali", secondo cui si può pretendere la restituzione di un oggetto rinvenuto da altri entro un anno dalla perdita.


"E' un provvedimento che sbalordisce, come si può strappare un cane ormai adulto alla sua vita, agli affetti, per rispedirlo come fosse un pacco in un luogo estraneo e probabilmente poco congeniale?" si chiede MP, l'attuale proprietaria del meticcio di piccola taglia col quale vive in simbiosi dal 2014, in un comune dell'area metropolitana di Milano.

"Siamo ricorsi in appello e abbiamo fatto un'ulteriore istanza per chiedere la sospensione dell'efficacia della sentenza di primo grado" dice Michele Pezone, il legale che l'assiste, esperto in cause legate ai diritti degli animali: "Sembra che qui si ignori la ratificazione del Trattato di Lisbona, dove si stabilisce che gli animali non sono cose ma esseri senzienti e come tali vanno considerati".

giovedì 2 maggio 2019

DELFINARIO RIMINI: SENTENZA STORICA A FAVORE DEGLI ANIMALI

Si è tenuta, oggi, 30 aprile, l’udienza relativa al processo in merito al Delfinario di Rimini. Animalisti Italiani Onlus, riconosciuti parte civile, portano avanti dal 2013, sostenuti dall’avvocato difensore Michele Pezone, questa battaglia in tutela di Lapo, Alfa, Sole e Luna, i quattro delfini protagonisti di questo caso giudiziario.
“Si tratta di un caso unico in Italia: per la prima volta nel nostro Paese – dichiara il Presidente di Animalisti Italiani Onlus Walter Caporale – è stata portata avanti un’inchiesta approfondita su una vicenda di maltrattamento di delfini. Di certo è una sentenza storica, come è avvenuto per Green Hill, utile affinché si comprenda la fondamentale importanza della tutela non soltanto fisica ma soprattutto psicologica ed etologica degli animali”.
In data 31/07/2013, nell’ambito di controlli istituzionali pianificati nei delfinari italiani e in seguito a un lungo carteggio amministrativo sul rilascio della licenza a giardino zoologico alla società Delfinario di Rimini srl, medici veterinari specializzati, funzionari del Ministero della Salute e del Ministero dell’Ambiente hanno effettuato un sopralluogo congiuntamente ad operatori della CITES presso il suddetto delfinario per la verifica del rispetto della normativa vigente, rilevando molteplici e gravi criticità sulla gestione e custodia dei delfini presenti. La struttura risultava, infatti, costituita da una sola vasca e non era presente una idonea per il trattamento medico-veterinario fisicamente isolata da quella utilizzata per il mantenimento degli animali. Inoltre, non esisteva alcun sistema che potesse creare apposite aree ombreggiate e non era previsto un apparato di raffreddamento dell’acqua. La costrizione permanente dei poveri delfini in una struttura del genere comportava così grave danno alla salute ed alle necessità etologiche degli animali, come attestato da tutti i consulenti della Procura, ausiliari di P.G. e tecnici ministeriali.
Il Tribunale di Rimini che depositerà le motivazioni della sentenza tra 90 giorni ha ritenuto il direttore e la veterinaria del delfinario di Rimini colpevoli di maltrattamenti animali e li ha condannati rispettivamente a 6 e 4 mesi di reclusione. Inoltre, è stata accolta la richiesta di confisca degli animali che saranno affidati ai Ministeri competenti (Ambiente, Salute e Politiche Agricole) e non potranno essere messi in vendita.
Una vera e propria sentenza storicaÈ il primo caso in Italia. Aggiunge l’Avv. Michele Pezone di Animalisti Italiani Onlus: “Un iter indubbiamente complesso. Nessun caso precedente nel nostro Paese. Sicuramente la sentenza è destinata non soltanto a diventare punto di riferimento per analizzare situazioni analoghe in futuro, ma ad avere risonanza anche all’Estero“.
Fonte: Comunicato stampa Animalisti Italiani Onlus