giovedì 8 ottobre 2026

Allevamenti, chiudere le gabbie per legge

In occasione della Giornata mondiale degli animali del 4 ottobre, Essere Animali ha organizzato a Roma un’azione scenografica a Piazzale Flaminio in cui oltre 40 attivisti e attiviste hanno srotolato un enorme striscione di 12 metri per chiedere al Parlamento di agire contro le gabbie. Gli animali destinati alla produzione alimentare nel nostro Paese sono centinaia di milioni, per la maggior parte rinchiusi negli allevamenti intensivi: parliamo di oltre 650 milioni di animali macellati ogni anno, pesci esclusi. Di questi, circa 600 mila scrofe, 1,5 milioni di vitelli, 17,5 milioni di galline e 13 milioni di conigli vengono allevati in piccole gabbie dove non possono muoversi senza costrizioni, nidificare, scavare o socializzare in modo adeguato.

L’allevamento in gabbia rappresenta oggi uno dei principali problemi legati al benessere animale secondo la comunità scientifica, ed è per questo che a marzo di quest’anno Essere Animali ha lanciato Gabbie Vuote, una proposta di legge di iniziativa popolare per chiedere il divieto all’uso delle gabbie a livello nazionale per tutte le specie allevate. La raccolta firme sulla piattaforma del Ministero della Giustizia si è chiusa ufficialmente a settembre e in soli sei mesi ha superato ampiamente il quorum stabilito dalla normativa italiana per poter presentare la proposta in Parlamento. In seguito l’associazione ha consegnato in Senato le oltre 62 mila firme raccolte e adesso si attende che la proposta di legge venga assegnata alla Commissione competente, chiamata a calendarizzare e avviarne l’iter legislativo in tempi ragionevoli. All’azione di domenica scorsa hanno partecipato anche personalità pubbliche come l’attrice Elisa Di Eusanio, la fumettista Zuzu e la content creator Marica Esposito (La ricetta Veg). Nel corso dei mesi la campagna ha continuato a raccogliere sostegno da personalità come la cheffe Chiara Pavan, l’autrice e scrittrice Selvaggia Lucarelli, la podcaster italiana Elisa True Crime, l’atleta olimpionico Riccardo Bugari e decine di creator e divulgatori che hanno invitato i propri follower a firmare la proposta. Anche le principali associazioni italiane per la difesa degli animali si sono unite in sostegno a Gabbie Vuote: Animal Equality, Animal Law Italia, Animalisti Italiani, CIWF Italia, Enpa, Humane World for Animals Italia, LAV, Legambiente, LNDC Animal Protection, OIPA, The Good Lobby. Secondo l’ultimo Eurobarometro sul benessere animale, oltre il 90% degli italiani è favorevole al divieto dell’allevamento di animali in gabbia. Diversi Paesi europei, tra cui Germania, Slovenia e Regno Unito, hanno già introdotto divieti o forti limitazioni all’uso delle gabbie, non ci sono ragioni per cui l’Italia non possa fare lo stesso.

Il divieto agli allevamenti di pelliccia e il superamento dell’uccisione dei pulcini maschi nel nostro Paese dimostrano che l’Italia ha tutte le capacità di fare da apripista su questioni etiche e innovative per gli animali. Ora sta al Parlamento portare avanti la proposta di legge di iniziativa popolare sostenuta da decine di migliaia di persone in tutto il Paese, mettendo fine a una pratica che non garantisce e anzi lede attivamente milioni di esseri senzienti.

Fonte: ilmanifesto.it


mercoledì 23 settembre 2026

Consegnate in Senato oltre 62 mila firme certificate per chiedere il divieto per le gabbie negli allevamenti italiani. Le associazioni: «Non ci fermeremo finché non ci sarà una legge»


Milano, 23 settembre 2026 - Sono state ufficialmente depositate in Senato le oltre 62 mila firme (62.498) certificate a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare che chiede di introdurre un divieto all’uso delle gabbie a livello nazionale per tutte le specie allevate a scopi alimentari, lanciata a marzo da Essere Animali. La raccolta firme sulla piattaforma del Ministero della Giustizia si è chiusa ufficialmente il 14 settembre e in soli sei mesi ha superato ampiamente il quorum stabilito dalla normativa italiana per poter presentare la proposta in Parlamento.

Le firme sono state consegnate insieme alle altre associazioni che si sono unite e hanno deciso di sostenere la campagna Gabbie Vuote: Animal Equality, Animal Law Italia, Animalisti Italiani, CIWF Italia, Enpa, Humane World for Animals Italia, LAV, LNDC Animal Protection, OIPA, The Good Lobby. La presentazione della proposta di legge è stata resa nota nel corso della seduta dell’assemblea del Senato di martedì 22 settembre. Si attende adesso che questa venga assegnata alla Commissione competente che è quindi chiamata a calendarizzare e avviarne l’iter legislativo in tempi ragionevoli.


Il risultato arriva dopo mesi di campagna che ha visto la pubblicazione degli esiti di due indagini: la prima a marzo, in un allevamento di conigli allevati in gabbia in una struttura in Veneto, a seguito della quale sono state presentate due interrogazioni parlamentari per vietare le gabbie negli allevamenti italiani. La seconda inchiesta, pubblicata in due parti tra maggio e giugno, in un grande allevamento di maiali in Veneto che rifornisce il circuito DOP, diffusa grazie al sostegno dell’autrice e scrittrice Selvaggia Lucarelli. 


A partire dal 12 marzo, quando la proposta di legge è stata ufficialmente depositata alla Corte Suprema di Cassazione insieme a The Good Lobby, l’atleta olimpionico Riccardo Bugari e la fumettista Zuzu, l’iniziativa ha continuato a raccogliere sostegno da numerose personalità, come la cheffe Chiara Pavan, la podcaster italiana Elisa True Crime e decine di creator e divulgatori che hanno invitato i propri follower a firmare la proposta.


«Decine di migliaia di cittadine e cittadini chiedono a gran voce una legge che vieti per sempre l'allevamento in gabbia. Il risultato è nelle firme che abbiamo consegnato. Ora è il momento che il Parlamento trasformi queste firme in atti concreti. Noi continueremo a fare pressione e non ci fermeremo finché non avremo una legge», affermano le associazioni. 


«Tra il 2018 e il 2020, 1,4 milioni di persone hanno firmato l’Iniziativa dei Cittadini Europei End the Cage Age, per chiedere di vietare l’uso delle gabbie negli allevamenti. La Commissione europea si era impegnata a presentare una proposta di legge in tal senso entro il 2023, un impegno che finora non ha però rispettato. Le richieste dei cittadini sono state quindi tradite dalle istituzioni europee, che ancora non hanno avviato un percorso preciso, pubblico e trasparente per vietare in tutta l’UE questa pratica crudele», dichiara Simone Montuschi, Presidente di Essere Animali, associazione promotrice della campagna. «Nel frattempo l’Italia non deve stare ad aspettare: già in passato ha dimostrato di poter fare da apripista su questioni fondamentali per il benessere degli animali, come il divieto degli allevamenti per la produzione di pelliccia e il superamento dell’uccisione dei pulcini maschi».


In Italia si stima che più di 17 milioni di galline impiegate nella produzione di uova, 13 milioni di conigli, quasi 600.000 scrofe, 1,5 milioni di vitelli e 8 milioni di quaglie siano allevati ogni anno in gabbia, per un totale di oltre 40 milioni di animali. L’allevamento in gabbia rappresenta uno dei principali problemi legati al benessere animale. Gli animali, confinati in spazi ristretti, non possono esprimere comportamenti naturali fondamentali come muoversi senza costrizioni, nidificare, scavare o socializzare in modo adeguato. Questa limitazione provoca stress cronico, frustrazione e spesso anche problemi fisici, come lesioni o maggiore fragilità ossea, tutti fenomeni ampiamente documentati anche dai pareri scientifici dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA). 


Nel resto dell’Europa i Paesi che si sono già impegnati per vietare l’uso delle gabbie negli allevamenti sono diversi. Per quanto riguarda le scrofe, il divieto è già realtà in Svezia, e a breve seguiranno Danimarca, Austria, Finlandia, Germania e Paesi Bassi, che hanno già legiferato in tal senso e completeranno la transizione entro il 2035-40. Nel caso delle galline ovaiole, le gabbie convenzionali sono già vietate dalla legislazione comunitaria dal 2012. In Austria e Lussemburgo è in vigore un divieto anche per quelle arricchite, e presto seguiranno anche Germania (che ha un periodo di transizione che va dal 2026 al 2029 per quelle di gestazione) e Repubblica Ceca (a partire dal 2027), mentre in Francia non è possibile costruire nuovi allevamenti con le gabbie già dal 2018.


mercoledì 8 luglio 2026

Basta gabbie, a Roma la manifestazione a cinque anni dalla promessa dell’Ue

A cinque anni dall’impegno della Commissione europea di vietare l’uso delle gabbie negli allevamenti, le associazioni della coalizione italiana “End the Cage Age” si sono mobilitate a Roma con una manifestazione in Piazza Santi Apostoli, nei pressi della Rappresentanza della Commissione Ue, per chiedere all’esecutivo europeo di tenere fede alla parola data.

Il 30 giugno 2021 la Commissione si era impegnata pubblicamente a presentare entro la fine del 2023 proposte legislative per vietare l’utilizzo delle gabbie nella zootecnia. Ciò in risposta al successo dell’Iniziativa dei cittadini europei (ICE) End the Cage Age, che – con il sostegno di una coalizione di 170 associazioni coordinate da Compassion in World Farming (CIWF) – aveva raccolto 1,4 milioni di firme certificate.

In Piazza dei Santi Apostoli erano presenti Animal Law Italia, CIWF Italia, ENPA, Essere Animali, Humane World for Animals Italia, LAV, Legambiente e LNDC Animal Protection. La mobilitazione rientra in una serie di eventi organizzati in diverse città europee, tra cui Bruxelles, Madrid, Varsavia e Parigi. Al presidio nella capitale ha partecipato anche il senatore Stefano Patuanelli (M5S), promotore del disegno di legge per l’istituzione di un fondo dedicato alla transizione a sistemi senza gabbie. Durante l’evento, una delegazione delle associazioni presenti – facendosi portavoce anche dei 90.085 cittadini italiani che hanno firmato l’ICE – si è recata alla sede della Rappresentanza per consegnare simbolicamente, sotto forma di una grande cartolina, la richiesta di presentare proposte legislative per vietare l’allevamento in gabbia.

Quest’ultimo capitolo della campagna di pressione trae slancio dai segnali positivi giunti da Bruxelles oggi stesso con la pubblicazione della Livestock Strategy. Nel documento viene riconfermata l’intenzione dell’esecutivo Ue di introdurre  proposte di legge per vietare l’allevamento in gabbia di galline nel 2026 e scrofe nel 2027. «È un segnale positivo che la Commissione abbia incluso tempistiche chiare per queste due specie, poiché, se le proposte fossero davvero introdotte, farebbero la differenza per oltre 160 milioni di animali ogni anno e darebbero una prima risposta concreta alle richieste dei cittadini», commentano le associazioni presenti. «Tuttavia, l’impegno di eliminare le gabbie riguarda tutti gli animali. Sono necessarie tempistiche chiare per la presentazione delle proposte per tutte le altre specie allevate in gabbia e per la modernizzazione delle norme sul benessere animale, ormai obsolete. Nessun animale deve essere dimenticato: non ci fermeremo finché ogni singola gabbia sarà vuota».

Le associazioni partecipanti sottolineano come il sostegno al divieto dell’allevamento in gabbia sia diffuso e radicato non solo fra cittadini e cittadine, ma anche fra la comunità scientifica e una buona parte degli allevatori stessi. In occasione della consultazione pubblica dell’Ue dello scorso autunno, infatti, la quasi totalità degli oltre 190.000 cittadini partecipanti ha dichiarato che è «importante» o «molto importante» eliminare gradualmente le gabbie per tutte le specie. Per quanto riguarda l’industria, il 54% e il 46% delle aziende rispondenti si sono dichiarate d’accordo a eliminarle rispettivamente per galline e scrofe.

«Cinque anni fa è stata scritta una pagina di storia quando la Commissione europea ha risposto per la prima volta positivamente a tutte le richieste di un’Iniziativa dei cittadini europei, impegnandosi a presentare una legge per porre fine all’era delle gabbie. Purtroppo, da allora abbiamo assistito a continui ritardi, passi indietro e voltafaccia. Molte parole ma pochi fatti. Gli animali non possono più aspettare. Le persone che hanno sottoscritto l’ICE non possono più aspettare», commentano le associazioni dal presidio.

«Ci auguriamo che la Livestock Strategy sia parte di un progetto ambizioso e concreto per mettere fine all’allevamento in gabbia per tutti gli animali. Nessuno escluso. Fin quando ogni animale sarà libero dalle gabbie noi saremo qui, pronti a far sentire la nostra voce in difesa degli animali», concludono.

Fonte: greenreport.it


lunedì 8 giugno 2026

Avvelenamenti della fauna: Associazioni e Carabinieri Forestale a confronto

I gravi episodi di avvelenamento della fauna registrati nell'area del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio
e Molise hanno riportato l'attenzione su una minaccia che colpisce il cuore della biodiversità
appenninica. Di fronte a quanto accaduto, diciassette Associazioni (Altura, Animalisti italiani L’Aquila,
Appennino Ecosistema, CAI Abruzzo, ENPA, Italia nostra, Io non ho paura del lupo, LAV, LIDA Sez.
Teramo, LIPU, LNDC Animal Protection, Mountain Wilderness Abruzzo, ProNatura, Rewilding
Apennines, Salviamo l’Orso, Touring Club Italiano, WWF) hanno deciso di unire le proprie forze per
sostenere ogni iniziativa utile all'accertamento delle responsabilità e alla tutela della fauna selvatica.
Nelle scorse settimane le Associazioni hanno quindi scritto ai Carabinieri Forestale per esprimere la
propria preoccupazione e chiedere un momento di confronto sulle attività di contrasto al fenomeno
degli avvelenamenti. L'invito è stato accolto dall'Arma e nei giorni scorsi si è svolto l'incontro tra il
Colonnello Giuseppe Lopez, Comandante della Regione Carabinieri Forestale "Abruzzo e Molise", il
Colonnello Nicolò Giordano, Comandante del Gruppo Carabinieri Forestale dell’Aquila, e una
rappresentanza delle Associazioni.
Il confronto si è svolto in un clima costruttivo e collaborativo. I vertici dei Carabinieri Forestale hanno
ascoltato con attenzione le osservazioni e le proposte avanzate dalle Associazioni, confermando il
massimo impegno nel contrasto ai fenomeni di avvelenamento della fauna.
Nel corso dell'incontro è stato ribadito che le indagini sono tuttora in corso. Pur nel rispetto della necessaria riservatezza investigativa, i Carabinieri Forestale hanno assicurato che i controlli sul territorio proseguiranno in maniera capillare, in modo da assicurare alla giustizia i responsabili.
Tra i temi affrontati vi è stata anche la necessità di rafforzare le attività di sensibilizzazione e prevenzione. Le Associazioni hanno proposto di organizzare incontri pubblici nei Comuni interessati dagli avvelenamenti e nelle aree in cui operano abitualmente. La proposta ha trovato piena disponibilità da parte dei Carabinieri Forestale, che hanno manifestato interesse a collaborare nella realizzazione di iniziative rivolte ai cittadini. È stata, inoltre, accolta con favore la disponibilità per l’utilizzo dell’unità cinofila del WWF e di quella di Rewilding Apennines/Salviamo l’Orso a coadiuvare le due più vicine attualmente in dotazione ai Carabinieri Forestale.
Particolare attenzione è stata dedicata inoltre al tema della comunicazione. Tra le possibili attività future, è stata discussa la realizzazione di materiale informativo e di campagne di sensibilizzazione del pubblico per spiegare come comportarsi in caso di rinvenimento o sospetto avvistamento di bocconi avvelenati.
I rappresentanti dell'Arma hanno infine sottolineato l'importanza della collaborazione di tutti coloro che vivono e operano sul territorio, inclusi gli escursionisti, invitandoli a segnalare tempestivamente al 1515 o al 112 qualsiasi elemento che possa costituire una minaccia per la fauna selvatica.
L'incontro ha confermato la volontà di rafforzare la collaborazione tra istituzioni e Associazioni nella lotta contro l'uso del veleno e nella tutela degli animali, delle piante e degli ecosistemi dell'Appennino.