domenica 8 marzo 2026

Stop alle gabbie negli allevamenti: la battaglia arriva davanti alla Corte di Giustizia UE

Attivisti e associazioni chiedono all’Europa di mantenere la promessa fatta ai cittadini.

La questione dell’allevamento in gabbia è approdata davanti alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, trasformando Lussemburgo nel punto di riferimento per centinaia di attivisti arrivati da diversi Paesi europei. Il 5 marzo, in occasione dell’udienza dedicata al ricorso contro la Commissione europea, associazioni e cittadini hanno manifestato per chiedere all’esecutivo comunitario di rispettare l’impegno preso anni fa: presentare una proposta di legge che vieti l’uso delle gabbie negli allevamenti.

La protesta nasce da una promessa rimasta finora senza seguito. Nel 2021 la Commissione europea aveva infatti annunciato l’intenzione di introdurre entro il 2023 nuove norme per eliminare progressivamente questo sistema di allevamento. Tuttavia, a distanza di anni, quella proposta legislativa non è ancora stata presentata, spingendo le organizzazioni per la tutela animale a intraprendere un’azione legale.

 

L’origine del ricorso: l’iniziativa “End the Cage Age”

Alla base della vicenda c’è l’Iniziativa dei cittadini europei End the Cage Age, una delle mobilitazioni civiche più significative degli ultimi anni in materia di benessere animale. L’iniziativa ha raccolto oltre 1,4 milioni di firme ed è stata sostenuta da una vasta coalizione composta da circa 170 associazioni, coordinate dall’organizzazione internazionale Compassion in World Farming.

Questo ampio sostegno popolare ha portato la Commissione europea a impegnarsi formalmente a proporre nuove norme per abolire gradualmente le gabbie negli allevamenti. Nonostante l’annuncio, però, il processo legislativo non è mai stato avviato nei tempi previsti.

Il ricorso presentato alla Corte rappresenta quindi un passaggio senza precedenti: per la prima volta nella storia dell’Unione europea, la Commissione è chiamata a rispondere della propria inattività rispetto a un’Iniziativa dei cittadini.



In aula la difesa degli animali allevati

Durante l’udienza, durata diverse ore, i legali che rappresentano il Comitato promotore dell’iniziativa hanno esposto le ragioni della causa, sostenendo che la Commissione abbia l’obbligo giuridico di dare seguito all’impegno assunto.

Accanto ai promotori sono intervenute anche alcune organizzazioni per la tutela degli animali ammesse nel procedimento in qualità di parti intervenienti: Eurogroup for Animals, Animal Equality e LAV.

Gli avvocati hanno presentato dati e documentazione a sostegno della causa, ricordando che ogni anno nell’Unione europea circa 300 milioni di animali vengono ancora allevati in gabbia. Secondo le associazioni, questa pratica solleva gravi questioni etiche e scientifiche, poiché limita drasticamente i comportamenti naturali degli animali e ne compromette il benessere.

I ricorrenti hanno inoltre chiesto alla Commissione di rendere pubblico il dossier relativo all’iniziativa End the Cage Age e di indicare una tempistica chiara e vincolante per la presentazione delle nuove proposte legislative.

 

Le domande dei giudici alla Commissione

Il collegio incaricato di esaminare il caso è composto da cinque giudici, che durante l’udienza hanno rivolto numerose domande sia ai ricorrenti sia ai rappresentanti della Commissione europea.

Particolare attenzione è stata dedicata al significato giuridico delle Iniziative dei cittadini europei, uno degli strumenti principali di partecipazione democratica nell’UE. I magistrati hanno chiesto chiarimenti su quali obblighi derivino per la Commissione quando decide di accogliere politicamente una proposta sostenuta dai cittadini.

Inoltre, i giudici hanno sollecitato l’esecutivo europeo a spiegare perché non sia stata ancora definita una tabella di marcia per l’abolizione delle gabbie, nonostante l’impegno annunciato nel 2021.

 

Una sentenza attesa anche per la democrazia europea

Secondo Annamaria Pisapia, direttrice di CIWF Italia e portavoce del Comitato promotore, il verdetto della Corte avrà un significato che va oltre la tutela degli animali.

La decisione, ha spiegato, potrebbe infatti stabilire un precedente importante sul valore delle Iniziative dei cittadini europei e sul livello di responsabilità della Commissione nei confronti degli impegni presi pubblicamente.

Pisapia ha sottolineato come l’attenzione mostrata dai giudici durante l’udienza rappresenti un segnale incoraggiante: il caso è stato affidato a una sezione composta da più magistrati del consueto e il dibattito in aula è stato particolarmente approfondito.

 


La mobilitazione fuori dal tribunale

Mentre all’interno del palazzo di giustizia si svolgeva il confronto legale, all’esterno numerose organizzazioni animaliste hanno dato vita a una manifestazione pacifica per sensibilizzare l’opinione pubblica.

Tra le associazioni presenti figuravano Animal Equality, Animal Law Italia, CIWF Italia, LNDC Animal Protection e LAV. L’obiettivo era portare simbolicamente davanti alla Corte la “voce” degli animali e dei cittadini europei che chiedono la fine dell’allevamento in gabbia.

Gli attivisti hanno ribadito la necessità che l’Unione europea agisca con decisione e rapidità per avviare la transizione verso sistemi di allevamento più rispettosi del benessere animale.

 

Cittadini e imprese favorevoli al cambiamento

Secondo le associazioni, la richiesta di eliminare le gabbie è sostenuta da una larga parte della società europea. L’ultima consultazione pubblica dell’UE sul tema, svolta nell’autunno scorso, ha raccolto oltre 190.000 contributi.

La stragrande maggioranza dei partecipanti ha dichiarato di ritenere importante o molto importante eliminare progressivamente le gabbie per tutte le specie allevate.

Anche il mondo delle imprese mostra segnali di apertura. Una quota significativa delle aziende coinvolte nella consultazione si è detta favorevole alla graduale abolizione delle gabbie, in particolare per galline ovaiole e scrofe.

 

Una battaglia che continua

Le organizzazioni animaliste sostengono che la sofferenza causata dalle gabbie sia ormai ampiamente documentata dalla ricerca scientifica e riconosciuta anche dalle autorità europee per la sicurezza alimentare.

Per questo motivo, affermano, questo sistema di allevamento dovrebbe appartenere al passato.

In attesa della decisione della Corte di Giustizia dell’Unione europea, le associazioni promettono di continuare la loro mobilitazione. L’obiettivo dichiarato resta ambizioso ma chiaro: arrivare al giorno in cui, negli allevamenti europei, nessun animale sarà più costretto a vivere in gabbia.

Fonte: lentepubblica.it

venerdì 6 febbraio 2026

Gli animalisti in Senato: “No al declassamento della tutela del lupo”

Le associazioni Enpa, Lav, Lndc Animal Protection, Wwf Italia e Fondazione Capellino chiedono al Senato della Repubblica di fermare il percorso che porta al declassamento della tutela del lupo, giudicata “una scelta priva di basi scientifiche e giuridiche e potenzialmente devastante per la biodiversità e la convivenza nei territori”. Al termine della conferenza stampa oggi presso la Sala “Caduti di Nassiriya” di Palazzo Madama, le associazioni indicano cinque richieste per affrontare il tema della presenza del lupo in Italia: moratoria immediata sul declassamento, intervento del Ministro dell’Agricoltura sulle Regioni per la prevenzione delle predazioni, applicazione della legge 281/1991 per la prevenzione del randagismo, rifusione integrale dei danni agli allevatori, campagna nazionale su etologia e convivenza.

IL LUPO NON E’ UN NEMICO, COSI’ SI TORNA INDIETRO DI DECENNI

Nel corso della conferenza stampa, introdotta dal Senatore Peppe De Cristofaro (Avs), sono intervenuti Anna Maria Procacci (Enpa), Edgar Meyer (Fondazione Capellino), Massimo Vitturi (Lav), Michele Pezone (Lndc Animal Protection) e Domenico Aiello (Wwf Italia). “Il lupo non è un nemico – dichiarano le associazioni – ma un elemento fondamentale degli ecosistemi. Il declassamento della sua tutela, previsto nella legge di Delegazione Europea attualmente in discussione, è un atto sbagliato e pericoloso, che rischia di riportare indietro di decenni il diritto ambientale e la protezione della fauna selvatica”. “Chiediamo al Senato di ascoltare le ragioni della scienza, della legalità e della convivenza prima di assumere decisioni affrettate – concludono le associazioni -. Tutelare il lupo significa tutelare il futuro ambientale del Paese. La convivenza è necessaria, doverosa e possibile come dimostrano gli allevatori virtuosi che adottano i metodi di prevenzione dalle predazioni”. (Ansa)

Guido Minciotti - 24zampe - il Sole24Ore

venerdì 5 dicembre 2025

Roma Capitale premia l’impegno per amici a 4 zampe e fauna selvatica

Nella sala della Protomoteca del Campidoglio si è svolta la seconda edizione di “Battito Animale”, l’evento promosso dalla Garante degli animali di Roma Capitale, Patrizia Prestipino, dedicato a cittadini, associazioni e forze dell’ordine autori di gesti di cura e protezione verso animali domestici e fauna selvatica. “È un appuntamento importantissimo – ha sottolineato Prestipino – perché riconosce l’amore e l’abnegazione di chi quotidianamente si prende cura degli animali, offrendo un modello di rispetto che tutti dovremmo seguire”. Sul palco si sono alternati protagonisti noti e meno noti, scolaresche, guardie zoofile e semplici cittadini, che hanno raccontato i loro atti di solidarietà verso gli animali della città. Nel corso della manifestazione sono stati assegnati anche i Premi Lodola, opere Pegaso degli artisti Marco Lodola e Giovanna Fra, attribuiti a personalità distintesi per sensibilità verso il mondo animale, tra cui l’attrice Daniela Poggi, il giornalista Salvatore Giuffrida e Fabio Massimo Pallottini. I riconoscimenti sono stati consegnati da rappresentanti istituzionali di Roma Capitale, alla presenza dell’attore Luca Ward, testimonial dell’evento.

venerdì 19 settembre 2025

Due mosse contro la caccia: consegnate le firme in Senato e domenica presidi in tutta Italia

La proposta di legge di iniziativa popolare è arrivata il 19 settembre a Palazzo Madama con le sue 53mila firme. Orgogliose le organizzazioni animaliste che l’hanno promossa (Animalisti Italiani, Enpa, Lac, Lav, Lndc Animal Protection e Oipa). Per apertura della stagione venatoria, domenica 21 settembre, le stesse organizzazioni incontreranno i cittadini per sensibilizzarli in difesa della fauna selvatica

Consegnate oggi venerdì 19 settembre, al Servizio Assemblea del Senato le 53mila firme raccolte per la proposta di Legge di iniziativa popolare voluta da Animalisti Italiani, Enpa, Lac, Lav, Lndc Animal Protection e Oipa, per l’abolizione della caccia, la tutela di orsi e lupi, l’incremento delle aree protette e il divieto di ingresso dei cacciatori nelle proprietà private. 

Il quorum necessario è stato raggiunto in meno di 2 mesi, tra cui agosto, invece che nei sei previsti dalla Legge, motivo per cui è stata fermata con largo anticipo la raccolta delle firme e sono state espletate le pratiche necessarie per la consegna.  

«Siamo molto orgogliosi del risultato raggiunto che arriverà sul tavolo delle Commissioni congiunte Ambiente e Agricoltura del Senato, che hanno ripreso nei giorni scorsi l’esame del Disegno di Legge “Sparatutto” voluto dal ministro Lollobrigida e ora affidato ai partiti di maggioranza e che rischia di essere ancora di più peggiorato da emendamenti dei senatori di maggioranza, facendo rientrare “dalla finestra”, solo per citare due esempi la caccia sulle spiagge e l’aumento delle specie impallinabili».

Le associazioni firmatarie della proposte di legge continuano: «Il successo della nostra iniziativa popolare dimostra invece che le cittadine e i cittadini sono consapevoli del pericolo in corso, del principio Costituzionale calpestato della tutela degli animali e della biodiversità, della violazione delle Direttive europee di tutela dell’ambiente e di quanto la situazione potrebbe ancora peggiorare già con i paralleli provvedimenti di riapertura della caccia ai lupi e agli uccelli migratori nei valichi montani che erano state fermate da provvedimenti giudiziari».

Gli animalisti ricordano: «La nostra iniziativa #StopCaccia rappresenta la volontà di coloro che non vogliono più animali selvatici trucidati, come succederà da dopodomani ancora con l’apertura nazionale della stagione venatoria».   

In una nota le organizzazioni osserva anche che «I cacciatori si autodefiniscono ambientalisti, mentre il ministro Lollobrigida si è spinto persino oltre, arrivando a nominarli come “bioregolatori”, pur di tentare di dare dignità – senza riuscirci – a una categoria di cittadini che si diverte a provocare sofferenza e morte tra gli animali selvatici. E  – si sottolinea – quanto approvato nei giorni scorsi, con il via libera della caccia nei valichi montani, cuore delle rotte migratorie dell’avifauna, dimostra che la volontà è quella di sparare sempre e ovunque, rispondendo alle richieste della lobby della caccia, molto vicina all’attuale Governo»

In occasione dell’apertura della caccia, domenica 21 settembre, Animalisti Italiani, Enpa, Lac, Lav, Lndc Animal Protection e Oipa non solo hanno presentato al Senato le firme a sostegno  della proposta di legge di  iniziativa popolare che prevede l’abolizione della caccia e il rafforzamento della tutela di orsi e lupi nonché l’incremento della aree protette, ma hanno deciso di mobilitarsi. 

«Abbiamo organizzato alcuni presidi in zone simboliche del nostro Paese, aree di elevato valore socio-ecologico, dove racconteremo ai cittadini cosa sta accadendo in Parlamento e quale futuro si prospetta per gli animali selvatici e le aree protette – dichiarano le associazioni – una vera e propria deregulation venatoria che comporterà maggiori rischi anche per i cittadini. Non bisogna infatti dimenticare che, oltre ai milioni di animali uccisi ogni anno, i fucili dei cacciatori mietono decine di vittime anche tra le persone». 

Dalle 10 alle 13 di domenica 21 settembre, le associazioni incontreranno i cittadini in varie regioni d’Italia, nello specifico nella riserva naturale dell’Abbadia di Fiastra (MC), nella foresta demaniale del Cansiglio (BL), al valico di Colle di San Zeno (BS), nell’area della Pietra di Bismantova (RE), nella foresta demaniale di duna Feniglia (GR), al Parco del Po e del Morbasco (CR), nel centro di Perugia e nella pineta Cimino di Taranto.  

«La nostra proposta di Legge per l’abolizione della caccia vuole dare finalmente voce a più di tre quarti dei cittadini italiani, che secondo i dati Eurispes richiedono da sempre la cancellazione definitiva di questa pratica assurda e violenta e che, nonostante la schiacciante maggioranza, rimangono inascoltati da questa maggioranza parlamentare. Maggioranza che, da quando si è insediata a ottobre 2022, si è completamente asservita a quello 0,7% di popolazione rappresentata dai cacciatori, utilizzando gli animali selvatici come moneta di scambio elettorale»commentano le associazioni 

«Noi non ci arrenderemo fino a che la caccia e ogni altra forma di violenza sugli animali non saranno definitivamente abolite!»concludono.

Antonietta Nembri - vita.it